CULTURA: Aleksandr Solzenicyn, il grande dissidente

All’età di 89 anni, nella sua dacia alla periferia di Mosca, è morto, il 3 agosto scorso, Aleksandr Solzenicyn, premio Nobel per la letteratura. Mikhail Gorbachev, la cui riforma ha condotto alla fine del comunismo nell’Urss, gli ha attribuito un ruolo determinante nella distruzione del regime totalitario staliniano. «Le sue parole – ha detto – hanno fatto cambiare idea a milioni di russi».





All’età di 89 anni, nella sua dacia alla periferia di Mosca, è morto, il 3 agosto scorso, Aleksandr Solzenicyn, premio Nobel per la letteratura. Mikhail Gorbachev, la cui riforma ha condotto alla fine del comunismo nell’Urss, gli ha attribuito un ruolo determinante nella distruzione del regime totalitario staliniano. «Le sue parole – ha detto – hanno fatto cambiare idea a milioni di russi».

Nato nel 1918, iscritto a matematica all’Università di Rostov, avendo criticato Stalin in una lettera destinata ad un amico, fu condannato a otto anni di campo di lavoro e poi ancora a tre in un permanente esilio. Scontò una prima parte del periodo facendo lavori diversi, una seconda parte in uno speciale centro di ricerche scientifiche, infine fu trasferito in un campo speciale per prigionieri politici in Kazakistan dove lavorò come muratore, minatore e operaio in una fonderia. Da questa esperienza trarrà il suo libro Un giorno nella vita di Ivan Denisovich. Poi, sempre in esilio in Kazakistan, si ammalò e fu curato per un tumore allo stomaco. Relativo a quest’esperienza è Padiglione cancro. In questo periodo abbandonò il marxismo per posizioni più filosofiche e religiose. Tale cambiamento è descritto nell’ultima parte di Arcipelago Gulag, il libro che gli è valso il premio Nobel nel 1970.

Con l’aiuto di un amico e l’avallo di Kruscev, pubblicò in Unione Sovietica Un giorno nella vita di Ivan Denisovich, un libro che ebbe molto successo e fece scalpore in occidente. Non poche furono le reazioni anche in patria sia per il crudo realismo e la franchezza con cui era scritto, sia perché era il maggior romanzo politico scritto dagli anni venti e affrontava la realtà politica senza essere stato censurato.

Quando Kruscev dovette lasciare il potere, Solzenicyn non riuscì più a pubblicare altro, a causa del veto dell’Unione degli Scrittori Sovietici. I suoi scritti vennero sequestrati dal KGB, ma un manoscritto di Arcipelago Gulag era passato in occidente dove fu pubblicato e vinse il Nobel.

Arcipelago Gulag è una lucida e completa denuncia del sistema concentrazionario sovietico. Il saggio tratta delle origini dei gulag al tempo di Lenin e della vera creazione del regime comunista descrivendo nei dettagli la vita nei campi di lavoro, gli interrogatori, il trasporto dei prigionieri e la pratica dell’esilio interno. Ciò gli valse una grande popolarità in occidente e l’espulsione dalla Russia nel 1974. Solgenicyn emigrò nel Vermont (Stati Uniti) dedicandosi, in esilio, ai quattro romanzi storici, La ruota rossa, completati nel 1992.

Solo nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, gli sarà restituita la cittadinanza russa e tornò in patria. Tra i volumi pubblicati è la storia in due volumi delle relazioni tra russi ed ebrei Due secoli insieme (tradotta in Italia dall’editore Contro Corrente).

Pur malato da tempo, continuava ad occuparsi delle sue opere, un’edizione completa delle quali è uscita in Russia proprio nei mesi scorsi.

Donazione Corrispondenza romana