CULTURA: a Genova un convegno sul card. Giuseppe Siri

La figura del card. Giuseppe Siri ha dominato la scena della Chiesa italiana per oltre un quarantennio, suscitando profondi affetti ma anche altrettanto profonda avversione.





La figura del card. Giuseppe Siri ha dominato la scena della Chiesa italiana per oltre un quarantennio, suscitando profondi affetti ma anche altrettanto profonda avversione.

L’ottantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale è stato ricordato a Genova dal convegno “Momenti, aspetti e figure del ministero del card. Giuseppe Siri”, tenutosi il 12 e il 13 settembre scorsi.
Aperto dal card. Angelo Bagnasco, successore di Siri come arcivescovo di Genova, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, formatosi alla scuola del “papa non eletto” – per ben tre volte infatti Siri è stato fra i “papabili” –, l’incontro di studio si è snodato attraverso una prima relazione del card. Mauro Piacenza, che ha ricordato l’alto ideale e il conseguente zelo del Cardinale per il ministero sacerdotale. Monsignor Antonio Livi  ha quindi affrontato il tema della formazione e della posizione di Siri sul ruolo di teologo, mentre p. Uwe Michael Lang si è soffermato sull’atteggiamento di Siri verso la liturgia, che vide come fonte popolare di fede e che si tradusse in una straordinaria cura per il rito, il canto e l’arte sacra.

La giornata è stata conclusa da una celebrazione eucaristica, officiata dal card. Bagnasco nella basilica dell’Immacolata, dove Siri fu battezzato e si formò come cristiano.

Sabato, lo storico Danilo Veneruso ha ricostruito l’azione di Siri nei confronti delle classi sociali meno abbienti, dal drammatico primo dopoguerra alla radicale trasformazione degli anni 1970.
Giorgio Feliciani, canonista della Cattolica, ha invece affrontato il tema del contributo dato da Siri alla redazione dello Statuto della Conferenza dei vescovi italiani, sia prima sia dopo il Concilio Vaticano II.

Il Rettore Magnifico della Cattolica Lorenzo Ornaghi si è quindi intrattenuto sui rapporti fra Siri e la Cattolica, in particolare con padre Agostino Gemelli. Il giovane storico valdostano Paolo Gheda ha quindi cercato di smentire il cliché consueto che vede Siri e Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, come espressione di due visioni antagonistiche della Chiesa. In chiusura il vaticanista Benny Lai ha perorato l’avvio del processo di beatificazione di Siri, offrendo poi l’ascolto della registrazione di una delle numerose conversazioni private avute con il presule negli anni Settanta.

Dopo testimonianze sui rapporti (positivi) di Siri con Comunione e Liberazione e con il Serra Club, il giurista torinese Giorgio Lombardi ha messo in luce l’avversione di Siri per il normativismo e il decisionismo giuridici a vantaggio dell’accostamento istituzionalistico alla norma ecclesiale, tradottosi soprattutto in una concreta azione fondativa di istituzioni.

Alla comunicazione del contemporaneista Pietro Borzomati, assente, sul ruolo di Siri nello svolgimento delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, è seguita Daniela Preda che ha parlato di Siri e dell’unità europea, che egli apprezzò, pur restando alquanto tiepido verso la forma laicistica con cui si stava affermando.

Roberto de Mattei si è soffermato quindi sul ruolo di Siri nella cultura politica al tempo dell’apertura a sinistra e del Concilio Vaticano II, attraverso gli jos_content_2 pubblicati da Siri sulla sua rivista “Renovatio”; infine, dopo un articolato intervento del senatore Gaetano Quagliariello, che ha offerto una lettura dell’azione pubblica di Siri in relazione alla modernità, al concetto di democrazia e al ruolo del partito dei cattolici, mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ha rimesso l’accento sullo spirito di servizio di Siri, ricordandone la frase secondo cui: «Non dobbiamo guardare al mondo per offrirgli qualche emozione gradita ma a Nostro Signore».
Ha chiuso i lavori il card. Bagnasco, che ha inquadrato il predecessore nella triplice dimensione del suo rapporto con la trascendenza di Dio, della sua attenzione per il singolo uomo e del suo sconfinato amore per la Chiesa.

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