Cristianofobia: le campagne antidiscriminazione

(di Alfredo De Matteo) L’Unar (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri) ha finanziato, attraverso il Fondo Sociale Europeo, un progetto contro la discriminazione che prevede la realizzazione di una “sit com” con la messa in scena in chiave ironica di una serie di avventure vissute in un condominio da diversi personaggi vittime di atti discriminatori.

La serie si compone di cinque brevi puntate in cui si susseguono le storie degli anziani Ada ed Egidio, dei musulmani Aisha e Youssuf, delle sorelle cinesi Memei e Li, dei fidanzati sulla sedia a rotelle Benedetta e Tommaso ed infine dalla coppia gay Michele e Raffaele. La commedia, che ha come titolo: “Vicini. Il mondo comincia dalla porta accanto.”, vuole mettere in evidenza il carattere nocivo del pregiudizio tanto che “le vittime della discriminazione diventano a loro volta portatori di stereotipi su altri vicini, sottolineando come i pregiudizi siano assai più diffusi e striscianti di quanto sembri e che nessuno se ne può considerare totalmente immune” (www.unar.it).

La lotta senza quartiere mossa dall’establishment politico e culturale contro la discriminazione sembra non conoscere pause e non lesinare risorse, malgrado una preoccupante crisi economica stia colpendo  l’intero continente europeo.

Cosa c’è alla base di tanta determinazione nel voler debellare un’attitudine insita nella natura umana, ossia la capacità di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso? Evidentemente, l’inoculazione in dosi massicce nel tessuto sociale del virus relativista mira ad orientare le coscienze, soprattutto dei giovani, e a formare una società dove non vi sia più posto per una visione cristiana della vita ma dove ogni atto o comportamento amorale acquisisca pieno diritto di cittadinanza.

Tuttavia, il vero obiettivo di tali campagne contro i pregiudizi è mascherato da una falsa e strumentale retorica buonista e filantropica: nelle cinque puntate della “sit com” prodotta dall’Unar vengono rappresentate diverse denunce di discriminazione, alcune delle quali sembrano giuste e condivisibili mentre altre, come quella della coppia omosessuale, contengono i germi dell’ideologia anticristiana. In  tal modo, il destinatario del messaggio è portato a giudicare con lo stesso metro situazioni e gruppi umani differenti e a reagire attraverso la condanna di ogni discriminazione, qualunque essa sia e qualunque sia il comportamento oggetto della discriminazione.

D’altra parte, è logicamente impossibile evitare ogni forma di discriminazione per cui l’uomo medio tende ad identificare nei dogmi del politicamente corretto (diffusi e confermati da tutti i mezzi di comunicazione) i criteri ultimi di giudizio. Per cui, ad esempio, la condanna del comportamento omosessuale viene spesso considerata una forma inaccettabile di pregiudizio verso cui la scure dello stigma sociale può abbattersi con forza ed assumere a tratti le sembianze di una vera e propria mania persecutionis.

Com’è ovvio, il progetto dell’Unar verrà presentato nelle scuole italiane, viste dal sistema come il luogo più adatto ove forgiare le menti dei giovani e gettare così le basi dell’anticiviltà del futuro. (Alfredo De Matteo)

 

 

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