Cristianofobia: in Gran Bretagna niente crocifisso al collo

(di Federico Catani) La croce continua a dividere e scandalizzare. Succede in Gran Bretagna, diventata ormai la terra del laicismo più spinto e dell’ostilità anticristiana più accesa. Proprio in questi giorni infatti, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sta focalizzando l’attenzione sul diritto o meno di indossare il crocifisso come simbolo di appartenenza ad una ben precisa confessione religiosa.

Il caso che ha spinto la Corte a muoversi risale al 2006, quando una hostess della BritishAirways è stata sospesa dal servizio per due settimane, senza stipendio, per essersi rifiutata di togliere il piccolo crocifisso d’argento che portava al collo. La donna ha fatto ricorso al tribunale per lamentare la violazione della propria libertà religiosa e per affermare l’ingiustizia subita e la disparità di trattamento rispetto ai colleghi di altre confessioni, che invece potevano indossare il velo se islamici o il turbante se sikh.

All’epoca, il primo ministro britannico Tony Blair prese le difese della hostess, tanto che in seguito la stessa BritishAirways ha cambiato il proprio regolamento. Tuttavia, l’Alta Corte inglese, nel febbraio 2010, ha ritenuto legittime le ragioni della compagnia aerea. E così la donna ha fatto ricorso a Strasburgo.

Ma l’attuale governo britannico, guidato dal “conservatore” David Cameron, è pronto a schierarsi con la BritishAirways, affermando che i cristiani non hanno né il dovere né il diritto di esibire la croce come manifestazione della loro fede, diversamente da altre religioni. Una conferma dello stato desolante della società inglese. (Federico Catani)

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