Cristiani crocifissi in Siria. Papa Francesco: “Ho pianto quando ho letto la notizia”

Siria. Cristiani crocifissi1Sette cristiani sono stati giustiziati in pubblica piazza a Raqqa, in Siria. Due sono stati sicuramente crocifissi, come documentano le agghiaccianti immagini apparse su YouTube e Twitter.
Autori dell’atrocità, un gruppo jihadista di Isis, Stato islamico dell’Iraq e del Levante, affiliato ad Al Qaeda, convinto di trovarsi di fronte a “
sette spie che tentavano di far scoppiare delle autobombe”. Sui social network i combattenti esultano: “LoL, abbiamo un nuovo falso Gesù,” scrive uno. “Le spie come loro si sono pisciate addosso dalla paura quando li abbiamo legati alla croce,” risponde un altro.
Nell’omelia a Santa Marta del 2 maggio, Papa Francesco ha fatto riferimento all’accaduto di Raqqa: “
Ho pianto quando ho visto sui media la notizia di cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano”. E ha sottolineato: “Anche oggi c’è questa gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita. E anche oggi si possono notare tanti che come gli apostoli, sono lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù”.

Che riguardino o meno zone guerra, le persecuzioni verso i cristiani continuano inesorabili e sotto gli occhi di tutti. Ormai è impossibile nasconderlo, anche per chi parla di Islam moderato.
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2 maggio 2014
Francesco: «Ho pianto alla notizia di cristiani crocifissi»

Siria. Cristiani crocifissi2Francesco a Santa Marta: «Anche oggi c’è gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita», e «in alcuni Paesi, soltanto per portare il Vangelo, vai in carcere»

Domenico Agasso jr
Città del Vaticano

Anche e ancora oggi c’è chi uccide «in nome di Dio». Ci sono tanti, troppi, «padroni delle coscienze». In alcuni paesi si va in prigione solo se si porta un Vangelo o una croce. Lo ha affermato – e denunciato – papa Francesco nell’omelia della Messa presieduta questa mattina a Casa Santa Marta, riportata da Radio Vaticana. Il Pontefice ha confidato di avere pianto alla notizia della crocifissione di alcuni cristiani.

Al centro della predica di Papa Bergoglio il brano del Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e la Lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, in cui i discepoli di Gesù vengono fatti flagellare dal Sinedrio. Francesco ha riflettuto proponendo tre icone.

La prima: l’amore di Gesù per le persone. Dio, ha messo in evidenza il Papa, non si preoccupa di quanti lo seguono, non Gli «passa per la testa, per esempio, di fare un censimento» per sapere se «è cresciuta la Chiesa… no! Lui parla, predica, ama, accompagna, fa la strada con la gente, mite e umile». E parla con l’autorevolezza che deriva dalla «forza dell’amore».

Il secondo concetto è la «gelosia» delle autorità religiose dell’epoca di Cristo: «Non tolleravano che la gente andasse dietro a Gesù! Non tolleravano! Avevano gelosia. È un brutto atteggiamento, questo. E dalla gelosia all’invidia, e noi sappiamo che il padre dell’invidia» è «il demonio», per la cui invidia «è entrato il male nel mondo». «Questa gente – ha osservato Francesco – sapeva bene chi era Gesù: lo sapeva! Questa gente era la stessa che aveva pagato la guardia per dire che gli apostoli avevano rubato il corpo di Gesù!».

«Avevano pagato per silenziare la verità – ha messo in evidenza Francesco – Ma, la gente è cattiva, davvero! Perché quando si paga per nascondere la verità, siamo in una cattiveria molto grande. E per questo la gente sapeva chi erano questi. Non li seguivano, tolleravano perché avevano l’autorità: l’autorità del culto, l’autorità della disciplina ecclesiastica a quel tempo, l’autorità sul popolo… e la gente seguiva. Gesù dice di loro che legavano pesi opprimenti sui fedeli e li facevano caricare sulle spalle della gente. Questa gente non tollera la mitezza di Gesù, non tollera la mitezza del Vangelo, non tollera l’amore. E paga per invidia, per odio».

Durante la riunione del Sinedrio, ha proseguito il Papa, c’è un «uomo saggio», Gamaliele, che esorta i leader religiosi a liberare gli apostoli. Ma le autorità religiose del tempo, «con le loro manovre politiche, con le loro manovre ecclesiastiche per continuare a dominare il popolo… E così, fanno venire gli apostoli, dopo che parla questo uomo saggio, richiamarono gli apostoli e li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. “Ma, qualcosa dobbiamo fare: daremo loro una bella bastonata e poi a casa!”. Ingiusta, ma l’hanno fatto. Loro erano i padroni delle coscienze, e si sentivano con il potere di farlo. Padroni delle coscienze… Anche oggi, nel mondo, ci sono tanti”.

Il Papa ha poi rivelato di avere «pianto quando ho visto sui media» la notizia di «cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano. Anche oggi – ha sottolineato – c’è questa gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita. E anche oggi» si possono notare tanti che, «come gli apostoli», sono «lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù».

Ecco che questa «è la terza icona di oggi. La gioia della testimonianza».

«Prima icona – ha ricapitolato Francesco – Gesù con la gente, l’amore, la strada che Lui ci ha insegnato, sulla quale dobbiamo andare. Seconda icona: l’ipocrisia di questi dirigenti religiosi del popolo, che avevano imprigionato il popolo con questi tanti comandamenti, con questa legalità fredda, dura, e che hanno anche pagato per nascondere la verità. Terza icona: la gioia dei martiri cristiani, la gioia di tanti fratelli e sorelle nostre che nella storia hanno sentito questa gioia, questa letizia di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». E anche nel XXI secolo «ce ne sono tanti! Pensate che in alcuni Paesi, soltanto per portare il Vangelo, vai in carcere. Tu non puoi portare una croce: ti faranno pagare la multa. Ma il cuore è lieto. Le tre icone – ha concluso – guardiamole, oggi. È parte della nostra storia del salvezza».

Fonte: Vatican Insider
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2 maggio 2014
Siria, jihadisti crocifiggono due uomini e mettono le foto su Twitter

L’atrocità sarebbe opera di Isis, gruppo estremista. Il Papa: «Ho pianto quando ho letto la notizia». E intanto il n.1 di Al Qaeda ordina ad Al Nusra il cessate il fuoco

di Marta Serafini

Immagini agghiaccianti che arrivano via YouTube e via Twitter. E che mostrano due uomini crocifissi in piazza a Raqqa, in Siria. Così le fotografie dei due corpi legati a una croce e lasciati lì davanti a tutti rimbalzano di account e in account. «Abbiamo giustiziato sette spie che tentavano di far scoppiare delle autobombe», è il messaggio che le accompagna. Dietro questa atrocità ci sarebbero i qaedisti di Isis, Stato islamico dell’Iraq e del Levante, gruppo jihadista che da mesi combatte in Siria per la costruzione di uno Stato qaedista del Levante e che in lotta con altre fazioni vicine ad Al Qaeda.

«Lol abbiamo un nuovo falso Gesù»
Nella prima fotografia (pubblicata su Thedailybeast) si vede il corpo di un giovane, bendato, e legato a un palo e a un asse di legno che formano una croce. Nella seconda, un uomo più grande sempre con gli occhi bendati da un fazzoletto insanguinato mentre un bambino lo guarda. Nella terza (diffusa da FoxNews) alla seconda vittima è stato appeso un cartello al collo. Non è chiaro se questi due uomini siano membri di gruppi rivali di Isis (come Al-Nusra, altra formazione jihadista) e se appartengano a fazioni pro Assad. È plausibile pensare che siano stati uccisi altrove e i corpi poi esposti in pubblico in segno di minaccia, una pratica spesso usata dai gruppi qaedisti. Le foto sono state diffuse e ritwittate dagli account dei jihadisti molto attivi sui social network. «LoL, abbiamo un nuovo falso Gesù», scrive un combattente. «Le spie come loro si sono pisciate addosso dalla paura quando li abbiamo legati alla croce», cinguetta qualcun altro. Difficile verificare anche i dettagli della foto, le immagini sono molto strette. Ma, come riporta Foxnews, un ribelle (e dunque membro del Free Syrian Army) spiega di aver assistito all’esecuzione. Ciò che è certo è che Isis da tempo combatte nella zona di Raqqa, città strategica in quanto si trova nel centro della Siria. E che mentre sale la tensione in vista delle elezioni del 3 giugno, sono morte più di 150 mila persone dall’inizio del conflitto nel marzo del 2011. Sulla vicenda è intervenuto anche il Papa che durante la Messa presieduta a Santa Marta, ha detto: «Ho pianto quando ho visto sui media» la notizia di «cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano. Anche oggi c’è questa gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita»

Scontri tra jihadisti ed elezioni
Nel frattempo il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha ordinato al fronte al-Nusra, gruppo affiliato operativo in Siria, di «cessare immediatamente i combattimenti» con i gruppi jihadisti rivali. L’imposizione è contenuta in un messaggio audio pubblicato stamane online ed è rivolta al capo di al-Nusra, Abu Mohammed al-Jolani. Gli scontri tra i gruppi ribelli in Siria, in particolare tra Isis e Al Nusra, hanno fatto migliaia di morti da gennaio. Il leader di Al Qaeda ha esortato Al-Nusra a impegnarsi a «combattere i nemici dell’Islam, in particolare baathisti, sciiti e i loro alleati». Il Baath è il partito del presidente Assad, che può contare sul sostegno dei combattenti di Hezbollah, il movimento sciita libanese considerato eretico da al-Qaeda. Zawahiri aveva già preso posizione rispetto agli scontri tra al-Nusra e l’Isil, intimando al capo di quest’ultimo, Abu Bakr al-Baghdadi, di restringere le attività del gruppo alla sua zona d’origine in Iraq. Un’indicazione ribadita nel messaggio di stamane, in cui Zawahiri lo esorta a impegnarsi a «colpire l’Iraq, che richiede da te il doppio degli sforzi». Inoltre sempre nella zona di Raqqa sono morti in 18 morti, fra cui 11 bambini. Gli attacchi sono avvenuti precisamente a Jabreen e Humayri, che sono sotto il controllo del governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce di 15 morti. I bilanci divergenti sono frequenti dopo attentati di grandi proporzioni. Al momento non c’è nessuna rivendicazione ma nelle ultime settimane i ribelli del Fronte Nusra, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato diversi attacchi bomba. I villaggi si trovano a 19 chilometri di distanza l’uno dall’altro, circa 20 minuti, e non è chiaro se si sia trattato di attacchi coordinati.

Fonte: Corriere.it

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