Crimea: sacerdoti e preti cattolici espulsi entro fine anno

CrimeaLe richieste cattoliche sono state respinte. Niente permessi di soggiorno per preti e suore stranieri. Che, quindi, entro il 31 dicembre dovranno andarsene. Per decadenza delle autorizzazioni attualmente in vigore. Alcuni, anzi, han già fatto le valigie. Il provvedimento colpisce 8 sacerdoti polacchi e 4 ucraini, nonché 5 suore ucraine, una lituana e 2 polacche.

A rivelarlo è stata l’agenzia Forum 18 News Service. Dopo l’annessione, le autorità russe in Crimea han già fatto la voce grossa. Prima costringendo tutte le comunità religiose autorizzate in Ucraina ad una nuova registrazione formale. Ciò, per legge. Una legge “ad hoc” approvata solo lo scorso primo luglio. Poi standosene semplicemente zitte. O rispondendo picche, come è avvenuto nel caso di cinque domande, giunte da altrettante organizzazioni.

Il Servizio Migranti federale non si è mosso. Ma c’è una ragione: secondo il Dipartimento Affari Religiosi della Crimea, la questione verrebbe gestita direttamente da Mosca. Ed il Ministero di Giustizia ha, dal canto suo, già chiuso le porte. Con una velocità sospetta. Nel buttar fuori ha fatto in fretta; nel riaccogliere, invece, no. I ricorsi documentati già pervenuti agli uffici competenti tarderanno ad esser smaltiti. Particolarmente dubbia è la posizione delle comunità religiose, il cui organismo centrale non stia in Crimea, come appunto nel caso della Chiesa Cattolica. Il lavoro da sbrigare – fanno comunque sapere – è diventato improvvisamente tanto, le pratiche non verranno riviste prima del prossimo anno.

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