Così l’Africa rischia di diventare una terra di diaspora per i cristiani

(su Il Foglio del 03/07/2012) I vescovi locali non lo dicono per prudenza. In Vaticano molti lo pensano e, se lo dicono, lo fanno solo con brevi, ma importanti, accenni: come sono state le parole di due giorni fa del portavoce padre Federico Lombardi: “Sembra che fra i gruppi terroristici l’attacco ai cristiani riuniti la domenica nei loro luoghi di culto diventi un metodo considerato particolarmente efficace per la diffusione dell’odio e della paura”.
Muoiono i cristiani in Africa. Non solo in Somalia e Nigeria, ma ora anche in Kenya e in tutta l’area del Sahel. Muoiono e la chiesa sembra consapevole del motivo: gruppi più o meno riconducibili all’ideologia qaidista hanno scelto l’Africa come terreno di scontro, luogo dove lanciare le proprie offensive. Attacchi mirati il cui obiettivo è anche quello di eliminare, annientare, la presenza cristiana e costruire le basi di nuovo continente afromusulmano.

In Vaticano conoscono le statistiche: dopo le due Americhe, l’Africa è il continente dove si verificano maggiori conversioni al cattolicesimo, e più in generale al cristianesimo, numeri importanti che danno fastidio: i cristiani africani, che nel 1910 non raggiungevano il 2 per cento, sono oggi il 23 per cento della popolazione cristiana globale, spiega l’ultimo rapporto del Pew forum sul cristianesimo globale.

Ma la linea ufficiale delle gerarchie è nel segno della prudenza. Come dimostrano le parole che ha rilasciato all’agenzia della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Fides, monsignor Paul Darmanin, vescovo di Garissa, la località del Kenya dove domenica uomini armati, probabilmente integralisti islamici somali al Shabaab, hanno attaccato due chiese, tra cui la cattedrale cattolica. Darmanin non parla, volutamente, di attacchi a sfondo religioso ma di “una reazione per mettere in imbarazzo il governo di Nairobi per quello che l’esercito keniano sta facendo in Somalia contro gli Shabaab. Garissa non è lontana dal confine con la Somalia. Il confine è facilmente attraversabile nonostante il governo stia facendo del suo meglio per controllarlo”. Ma insieme ammette che è vero, “i cristiani sono soft target, bersagli facili”.

Non solo Fides, ma anche l’agenzia Misna spinge per la tesi del conflitto politico senza dare spago all’odio religioso. Spiega Misna che credere alla pista al Shabaab sono anche missionari di Nairobi. “Gli attentati – ha detto uno dei religiosi – sono una reazione al conflitto in Somalia, proprio come le bombe contro il nightclub di Mombasa della settimana scorsa”.

Ma le cose stanno davvero così? In parte sì. Dietro gli attacchi in Kenya ci sono anche le vicende somale. Ma è innegabile che in diverse aree africane lo scontro è tra due visioni, quella islamica e quella cristiana. Uno scontro le cui vittime sono spesso le minoranza cristiane.

Recentemente è stata ancora Fides a raccontare dei cristiani nigeriani delle tribù indigene nello stato di Yobe che, terrorizzati, abbandonano i propri territori ancestrali proprio a causa delle minacce e delle violenze del gruppo di miliziani islamici “Boko Haram” che continua gli attacchi contro chiese e abitazioni. “La popolazione del nord è nel panico e nell’insicurezza”, dicono a Fides fonti locali.

L’allarme diaspora è stato lanciato anche dall’ong Christian Solidarity Worldwide, secondo la quale “il pericolo di rappresaglie” è all’ordine del giorno, e con esso quello di “ulteriori violenze e spargimenti di sangue”. Ha scritto recentemente René Guitton, in “Cristianofobia. La nuova persecuzione” che “dal Maghreb all’Africa subsahariana, ovunque si ripete lo stesso copione di orrori e di ingiustizie: fughe di massa, saccheggi di chiese e di abitazioni, profanazione di cimiteri e di luoghi di culto, crocifissioni, roghi, stupri, mutilazioni, decapitazioni a colpi di machete, ma anche pressioni, minacce, intimidazioni, scherni e discriminazioni legalizzate. E la mano è sempre la stessa, quella armata dal fondamentalismo islamico, induista, buddista”. In queste zone l’“emorragia dei cristiani” è lenta ma reale.

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