Cos’è la destra?

(di Paolo Deotto su Riscossa Cristiana del 10-07-2012) Sul Giornale del 5 luglio 2012 Marcello Veneziani, con l’articolo “Perché la destra non è montiana”, riapre il dibattito sulla Destra politica. L’articolo si presenta come una lettera a Ernesto Galli della Loggia, che il giorno prima, sulle pagine del Corriere, si chiedeva il perché di una “destra” (peraltro identificata apoditticamente nel PdL) che non simpatizza per Mario Monti.

Concordiamo sul fatto che Monti non rappresenti la “Destra”, anche se per motivi diversi da quelli espressi da Veneziani e, sia detto senza offesa, non ci sembra che gli argomenti di Galli della Loggia, che rappresentano un campionario completo di luoghi comuni di sapore archeologico, siano molto interessanti. Anzi, non lo sono proprio per niente.

È impossibile dirsi “montiani”, perché l’attuale governo, che abbiamo sempre considerato e definito illegittimo e nato da un colpo di Stato, rappresenta null’altro che la longa manus di quel potere finanziario che, sull’orlo della tomba, sta facendo il possibile per prolungare il più possibile, a spese dei popoli europei, la propria agonia. Inoltre, se proprio dovessimo darci una definizione legata a un nome, come non ci siamo mai voluti definire “berlusconiani” (e chi ci segue sa che Berlusconi l’abbiamo sostenuto o criticato, secondo ragione e coscienza), tanto meno ameremmo assegnarci un aggettivo che derivi da un esempio di mediocrità e di pasticcioneria come il ragioniere in loden.

Nemmeno noi vogliamo definirci “montiani”. Ma, al di là delle definizioni, antico rifugio per evitare le analisi più profonde, è interessante capire cosa sia la “Destra” politica e in questo, francamente, l’articolo di Veneziani getta più confusione che chiarezza. Si parte individuando gli antagonisti della Destra politica: “L’antagonista della destra di oggi non è il comunismo operaio e il proletariato ma la nuova borghesia radicale. Anzi per essere più precisi, l’antagonista della destra è il patto tra la sinistra politico-ideologica e la destra tecnico-economica, che idealmente fu sancito a Bologna tra Monti e il partito de la Repubblica ; a una cosa del genere, che potremmo chiamare la Bolognetta, dopo la svolta della Bolognina, siamo arrivati tramite Napolitano, con Casini e Fini nel ruolo di mosche cocchiere. La destra economica da sempre è stata avversa alla destra politica ed estranea alla destra morale”.

Poi Veneziani contesta un “tipo” di destra sostenuta da Galli della Loggia: “La destra che tu e il Corriere ogni tanto profilate, è una destra di minoranza liberale, che odora di cent’anni fa, cioè prima della democrazia di massa, sobria e rigorosa quanto inefficace e impopolare. Senza tirare in ballo il fascismo, la «destra» nella Repubblica italiana si è affermata o col centro cattolico-popolare, cioè con i democristiani, o con la destra sociale, cioè nazionale e popolare, a volte anche monarchica ( il caso Lauro a Napoli). I liberali, pur degni, non incisero mai in modo significativo nella storia della Repubblica italiana, a parte alcuni isolati galantuomini. La destra, anzi il centro-destra, in Italia ha una sua storia e anche precisi riferimenti. Vuoi i nomi? Una destra larga e viva nel quadro bipolare si può richiamare, secondo le diverse sensibilità, a politici come Fanfani, Craxi, Pacciardi, Almirante, a tecnici come Enrico Mattei o Ettore Bernabei, perfino a leghisti come Miglio (e a qualche Papa). Tutti accomunati da quella linea decisionista, nazional-popolare, che assegnava alla politica la sovranità, non alla tecnica, alle banche o all’economia”.

Un bel minestrone, senza dubbio. Cosa possa accomunare un Fanfani e un Bernabei con un Almirante, resta un mistero profondo, che arriva a grattare il fondo della Fossa delle Marianne laddove aggiungiamo “qualche Papa” (come se ce ne fossero stati centinaia…).

Però c’è un punto dal quale possiamo partire, e forse è quello su cui potremmo capirci. Veneziani parla di Destra come parte politica che ha sempre difeso la “Sovranità della tradizione”. Ora, se tutti sappiamo il significato della parola “sovranità”, basta intendersi sul significato della parola “Tradizione”, e il gioco è fatto.

lvSi rende però necessaria una precisazione. Un’analisi politica ha un senso e uno scopo se è chiara la situazione storica. Contrariamente, facciamo della bella teoria fine a sé stessa. Noi stiamo vivendo un momento storico tremendamente difficile, di totale disfacimento sociale e morale, e la crisi finanziaria (seppur mascherata da crisi economica), di cosa è figlia se non di una visione della vita – e di conseguenza della politica e della gestione del potere – sganciata da ogni riferimento morale? La dittatura del relativismo ci ha portato al disastro, perché la mancanza di un riferimento etico (sostituito dalla “morale in movimento”, che è una contraddizione in termini) ha portato la pirateria al potere, sulla base del principio del più sordido egoismo e della supremazia del più forte. Stiamo vivendo l’agonia dello Stato laicista, degenerazione dello Stato laico.

Senza addentarci nell’esame analitico del disastro, che del resto tutti viviamo quotidianamente, credo che ciò che ci serve sia un’analisi che non si riduca alla solita domanda finale: chi vincerà le prossime elezioni? Ci serve ritrovare una base solida, culturale ed etica, per ricostruire una Società che, persa la sua stessa ragion d’essere, sta finendo. Se infatti le gang al potere – non solo in Italia – potranno proseguire nella loro opera di demolizione, dovremo ricominciare dalle macerie. Forse è meglio così; di certo è quasi inevitabile, salvo che i pavidi politici si sveglino e ritrovino un briciolo di dignità.

Viviamo senza un’etica (lasciamo perdere i bofonchiamenti di chi arriva ad additare ai giovani un Garibaldi come modello… che disastri fa alle volte la vecchiaia!). Torniamo quindi alla nostra “Destra” che afferma la “Sovranità della Tradizione”. Quale tradizione?

Norberto Bobbio, studioso non certo clericale e per molti “simbolo” della sinistra intellettuale, riconobbe con onestà che la cultura laica “non ha il chiodo a cui appendere la morale”. Una “tradizione” ideologica è debole in sé stessa, non contiene alcuna garanzia di superamento dei personalismi e delle debolezze umane, perché è scritta da uomini. A nulla vale cercare di mischiare, in nome di una “democrazia” che più che altro sa di confusionale sincretismo, tante “tradizioni”, per creare mostriciattoli di aggregazioni politiche. Se guardiamo con obiettività il panorama politico, vediamo un vuoto pauroso di idee e di ideali.

Agli orfanelli del marxismo non è rimasto che migrare in un confuso pateracchio libertario, nel quale diviene ozioso chiedere in che modo il gay pride (o altre squallide scemenze simili) possa interessare all’operaio in cassa integrazione o al disoccupato, che fino a ieri cercavano nella “Sinistra” il loro difensore naturale. La sinistra esalta la libertà e la democrazia, ma si scorda di precisare il significato di entrambe le parole, sia perché lo ha dimenticato da tempo, sia perché nel viale del tramonto i politici professionali sono ormai fuori dalla realtà, e sperano di tesaurizzare futuri consensi mostrandosi d’accordo con tutti, col governo illegittimo, e al tempo stesso con chi protesta contro le vessazioni che lo stesso governo illegittimo sta facendo a danno del popolo italiano, e via via sposando tutte le istanze più bizzarre e capricciose, in un vortice che potenzialmente non ha fine.

Viva la Francia, viva la Spagna, purché se magna. Ma a destra le cose non stanno tanto meglio. Se vogliamo definire “Destra” anche le volatili aggregazioni che nascono dalla lotta per la sopravvivenza di personaggi come un Gianfranco Fini (che resta il più ammirevole esempio di niente fondato sul nulla), scopriamo che a destra ci si incontra con la sinistra sullo stesso piano, quello delle poche ma ben confuse idee. Così abbiamo un Alemanno che va ad omaggiare la “cultura gay” (un bel dì qualcuno ci spiegherà cosa mai sia…), o un Bondi, ne scriveva pochi giorni fa Pucci Cipriani, che vagheggia una Chiesa che non sia Chiesa, perché non deve “pretendere” di imporre la sua visione della vita, ma essere aperta a tutti, eccetera.

E torniamo quindi alla nostra Destra che afferma, sono parole di Veneziani, la “Sovranità della Tradizione”. E torniamo alla domanda di prima: quale Tradizione?

fbLa “Destra”, nell’Italia repubblicana, nasce di fatto con la fondazione del Movimento Sociale che inizialmente seppe darsi un’anima e una base solida, con la guida di politici e pensatori cattolici come Michelini, De Marzio, Tripodi, che volevano salvare il patrimonio spirituale del passato, senza cadere nel folclore della nostalgia neofascista fine a sé stessa, e contro l’errore di voler cancellare vent’anni di Storia che avevano cambiato l’Italia. La conquista del partito da parte di Almirante, uomo di grande abilità, a di altrettanto grande vuoto spirituale, segnò l’inizio della fine di un movimento politico di “Destra”, custode intelligente di un passato e fondato su solide basi spirituali. Almirante, non per nulla “padre” politico di Fini, fu l’uomo che rese impossibile quell’intesa tra la Dc che non si riconosceva più nei funambolismi degasperiani e la destra cattolica del Movimento Sociale.

Nel tentativo di costruire una aggregazione politica basata sui valori perenni della storia italiana si erano spese personalità come Giovannini, Gedda, Baget Bozzo, Fanfani, Tambroni. Proprio con la fine politica di quest’ultimo (dopo i gravissimi disordini scatenati nel 1960 dai socialcomunisti) la Destra italiana si richiuse sempre di più in un letargo culturale e progettuale che la portò nel tempo alla confusione e al nichilismo, meta inevitabile, che ci si voglia chiamare “Sinistra” o “Destra”, di un viaggio che ha radici lontane, nei danni provocati dall’esaltazione illuminista dell’uomo che rifiuta Dio, ma che per sopravvivere a un tale innaturale rifiuto deve rivestire la realtà di ideologia, fino  perdere di vista la realtà stessa.

In una cultura che non ha più identità, tutto può accadere. La nostra tanto esaltata Costituzione nacque come compromesso innaturale tra cattolici e comunisti. Il dialogo, ma meglio diremmo la rinuncia all’identità, divenne la normalità di comportamento del partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana, mentre le schegge impazzite di una Destra senza anima cercavano di darsi un volto prendendo miti a prestito.

Chi non ricorda la confusione che, nella prima parte del “68” accomunò estremisti di destra e di sinistra, prima che il partito comunista prendesse saldamente in mano la regìa rivoluzionaria?

Era rimasta inascoltata l’unica voce che, mentre ancora infuriava la guerra, aveva indicato la Tradizione che poteva guidare l’attività politica verso la realizzazione del bene per i popoli.

Rileggiamo alcuni passi del radiomessaggio di Papa Pio XII, rivolto “ai popoli del mondo intero”, in occasione del Natale 1944:

Lo Stato democratico, sia esso monarchico o repubblicano, deve, come qualsiasi altra forma di governo, essere investito del potere di comandare con una autorità vera ed effettiva. Lo stesso ordine assoluto degli esseri e dei fini, che mostra l’uomo come persona autonoma, vale a dire soggetto di doveri e di diritti inviolabili, radice e termine della sua vita sociale, abbraccia anche lo Stato come società necessaria, rivestita dell’autorità, senza la quale non potrebbe né esistere né vivere. Che se gli uomini, prevalendosi della libertà personale, negassero ogni dipendenza da una superiore autorità munita del diritto di coazione, essi scalzerebbero con ciò stesso il fondamento della loro propria dignità e libertà, vale a dire quell’ordine assoluto degli esseri e dei fini.

Stabiliti su questa medesima base, la persona, lo Stato, il pubblico potere, con i loro rispettivi diritti, sono stretti e connessi in tal modo che o stanno o rovinano insieme.

E poiché quell’ordine assoluto, alla luce della sana ragione, e segnatamente della fede cristiana, non può avere altra origine che in un Dio personale, nostro Creatore, consegue che la dignità dell’uomo è la dignità dell’immagine di Dio, la dignità, dello Stato è la dignità della comunità morale voluta da Dio, la dignità dell’autorità politica la dignità della sua partecipazione all’autorità di Dio.

Nessuna forma di Stato può non tener conto di questa intima e indissolubile connessione; meno di ogni altra la democrazia. Pertanto, se chi ha il pubblico potere non la vede o più o meno la trascura, scuote nelle sue basi la sua propria autorità. Parimente, se egli non terrà abbastanza in conto questa relazione, e non vedrà nella sua carica la missione di attuare l’ordine voluto da Dio, sorgerà il pericolo che l’egoismo del dominio o degli interessi prevalga sulle esigenze essenziali della morale politica e sociale, e che le vane apparenze di una democrazia di pura forma servano spesso come di maschera a quanto vi è in realtà di meno democratico”…

Il “pericolo che l’egoismo del dominio o degli interessi prevalga sulle esigenze essenziali della morale politica e sociale”: sembra scritta descrivendo il momento attuale…

Ecco che il significato della parola “Tradizione” appare in tutta la sua chiarezza. Se vogliamo parlare di una “Destra” politica, che difende la “Sovranità della Tradizione”, le parole di Pio XII sono quanto mai attuali per indicare l’unica vera Tradizione, che non scaturisce dalle elucubrazioni ideologiche che hanno segnato di sangue la storia umana, ma dal razionale riconoscimento della condizione dell’uomo, creatura di Dio, con tutto ciò che ne consegue.

Ecco che allora il compito di una Destra politica appare chiaro. Se sapremo riaffermare la Tradizione cristiana, tramandata dalla Chiesa Cattolica, come ci ricorda Pio XII, la nostra azione politica avrà un senso. Ciò non vorrà dire essere chiusi al dialogo, ma ricordarsi che il dialogo non è la rinuncia all’affermazione e alla difesa di quei valori che lo stesso Benedetto XVI indica come “non negoziabili”.  La politica non può stravolgere la realtà, pretendendo di far diventare “bene” ciò che è oggettivamente “male”.  Se ci scorderemo di questo, per pavidità, per desiderio di facili applausi, per basso interesse, inizieremo l’ennesimo viaggio nella confusione, che avrà, come sempre, la rovina come meta.

Donazione Corrispondenza romana
  • L’Italia cambia, ma Mattarella non se ne accorge
    (di Roberto de Mattei) Domenica 27 maggio il prof. Giuseppe Conte, incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un governo, si è presentato al Palazzo del Quirinale per presentare la lista dei suoi ministri, frutto di un intenso … Continua a leggere
  • Elezioni 2018: vincitori e vinti
    (di Lupo Glori) Boom della “Lega” e del “Movimento 5 Stelle” (M5s), contenuta crescita di “Fratelli di Italia”, forte calo di “Forza Italia” e storico tracollo del “Partito Democratico”. Il ciclone “Burian”, dopo essersi abbattuto sulle strade del nostro paese … Continua a leggere
  • Condannato Danilo Quinto, promossa Emma Bonino?
    (di Emmanuele Barbieri) Il 22 febbraio, se non ci saranno ulteriori rinvii, Danilo Quinto, sarà processato per diffamazione a mezzo stampa. Quinto, ex tesoriere del Partito Radicale, è autore di un libro dal titolo Da servo di Pannella a figlio … Continua a leggere
  • Il ritorno in patria dei Re d’Italia
    «Riportiamo in patria i Re d’Italia» titolava Corrispondenza Romana il 22 luglio 2015 (https://www.corrispondenzaromana.it/riportiamo-in-patria-gli-ultimi-re-ditalia/). Infatti, dopo l’attentato al Consolato italiano in Egitto, Maria Gabriella di Savoia, da sempre fedele custode della memoria del suo Casato (nel 1986 creò la Fondazione … Continua a leggere
  • Ius soli o Ius sanguinis?
    (di Lupo Glori) Ius soli o Ius sanguinis? Questa l’accesa, e a tratti violenta, diatriba politica che negli ultimi giorni ha infiammato il dibattito pubblico, dopo l’approdo al Senato del disegno di legge, approvato alla Camera alla fine del 2015 … Continua a leggere
  • Appello di Famiglia Domani contro il Ministro Fedeli
    (di Lupo Glori) A soli cinque giorni di distanza dalle dimissioni di Matteo Renzi, il 12 dicembre 2016 è nato il nuovo governo a guida dell’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, con il quale il premier battuto e ferito consuma … Continua a leggere
  • La disfatta di un premier sedicente cattolico
    (di Mauro Faverzani) Le parole hanno un senso. E quelle del commiato di Renzi ne hanno uno chiarissimo: «Lasciamo la guida del Paese con un’Italia che ha finalmente una legge sulle unioni civili», ha detto. Spiegando anche come tale normativa, … Continua a leggere
  • Da Renzi alla Brexit: tra falso ordine e caos
    (di Emmanuele Barbieri) Nessuno dei sindaci eletti il 19 giugno nelle principali città italiane disapplicherà la famigerata legge Cirinnà che assicura veste legale allo pseudo-matrimonio omosessuale. Per i neo-sindaci, che condividano o no il provvedimento renziano, non esiste una legge … Continua a leggere
  • Le grandi manovre per “repubblicanizzare” l’Italia
    (di Cristina Siccardi)  Il 1° giugno di 70 anni fa, vigilia del referendum istituzionale, Pio XII si rivolse al Sacro Collegio e, attraverso la radio, agli elettori italiani e francesi (anche in Francia, infatti, si votava, per le elezioni politiche), … Continua a leggere
  • L’eutanasia in parlamento
    (di Tommaso Scandroglio) Tornano a soffiare venti di morte sul Parlamento. Infatti, incassate le Unioni civili, ora si dibatte di eutanasia nei palazzi del potere. Sono sette le proposte di legge sul tema – ed altre sono in fase di … Continua a leggere