Cosa può insegnare l’omicidio di Charlie Gard

(di Alfredo De Matteo) Di recente, durante un esperimento sull’intelligenza artificiale effettuato dai ricercatori di Facebook, due robot chiamati Alice e Bob hanno cominciato a dialogare tra loro in una lingua sconosciuta e incomprensibile. Cosicché, per sicurezza, i ricercatori hanno smesso l’esperimento e spento le macchine robot.

L’incidente sembra ascrivibile ad un errore umano di programmazione che ha permesso alle macchine di modificare la lingua inglese in modo tale da comunicare tra loro con maggiore facilità. Per alcuni scienziati, tuttavia, l’accaduto apre scenari inquietanti in quanto esiste la possibilità che due o più robot possano entrare in contatto tra loro sfuggendo al controllo dell’uomo. Già nel 2014 il fisico ateo Stephen Hawking ipotizzò che l’avvento delle macchine intelligenti potesse tradursi nell’estinzione della razza umana: «Diventeranno indipendenti e si rimodelleranno sempre più velocemente. Gli esseri umani, che sono limitati da un’evoluzione biologica lenta, non possono competere, e verranno sostituiti». 

Ma se un fatto del genere suscita, a ragione oppure no, sentimenti di paura ed inquietudine, esso è nulla in confronto alla perdita per l’umanità di un linguaggio comune sul piano dell’etica e dei valori. La società umana, infatti, è fondata su un insieme di norme morali universali e necessarie, preesistenti al diritto positivo, che fanno parte del patrimonio etico-razionale-religioso di ogni individuo e/o comunità.  

In sostanza, la creazione di un nuovo codice morale di riferimento per l’umanità, slegato dalla legge naturale e dunque privo di logica e coerenza intrinseca, innesca un meccanismo perverso che può portare l’uomo all’autodistruzione.

Gli effetti della deriva etica in atto risultano particolarmente evidenti nell’ambito della vita umana innocente e indifesa: la maggior parte degli attuali sistemi democratici non ne riconosce la sacralità e dunque la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale.

In particolare, le leggi che legittimano l’aborto, ossia l’omicidio dell’innocente nel grembo materno, antepongono all’interesse del bambino (che non può far valere le proprie ragioni) quello della madre, alla quale molti ordinamenti giuridici, tra cui il nostro, danno pieno potere di vita e di morte.

Anche per l’eutanasia vale il medesimo mancato riconoscimento dell’intrinseco valore della vita umana, sulla base di cui più importante della stessa risulta la sua qualità, ossia come viene vissuta. Il problema principale risiede nel fatto che i criteri atti a stabilire quando, come e a quali condizioni la vita possa essere considerata degna di essere vissuta sono inevitabilmente relativi, ossia indefinibili in maniera chiara e assoluta. Da qui, l’avvento dell’epoca dello strapotere dei tribunali e dei giudici, i nuovi sacerdoti del tempio, i quali sono chiamati a decidere della vita e della morte delle persone sulla base di personali criteri di interpretazione delle norme giuridiche.

A tal proposito, risulta esemplificativo il caso di Charlie Gard, il bambino affetto da una rarissima malattia genetica al quale, dopo un’estenuante battaglia legale condotta dai genitori contro l’ospedale che lo teneva in cura e soprattutto contro l’Alta Corte di Londra, è stato staccato il respiratore che lo teneva in vita, causandone la morte per soffocamento.

La particolarità del caso Gard risiede essenzialmente nel fatto che ai genitori è stato letteralmente impedito di tentare una cura sperimentale all’estero, malgrado non vi fosse alcun impedimento, neppure quello di natura economica.

In nome della libertà individuale, dell’affrancamento dai vincoli posti dalle leggi di natura, l’uomo finisce per diventare schiavo del sistema, in balia delle decisioni altrui: esattamente il contrario di quanto promesso dalla rivoluzione.

Esattamente come potrebbe accadere con la paventata evoluzione dell’intelligenza artificiale, l’ideologia antiumana vive di vita propria e va oltre qualsiasi regola e paletto: gli argini sono rotti e l’onda di morte travolge tutto e tutti, tanto che nessuno può sentirsi al sicuro.

Gli ordinamenti giuridici che per primi hanno introdotto l’eutanasia, vedi i paesi del nord Europa, assistono impotenti ad una deriva eutanasica che sembra non avere fine: si contano a migliaia i bambini, i vecchi e i malati uccisi per una non ben definita pietà, a cui si aggiunge la schiera di persone perfettamente sane e coscienti che risultano in qualche modo intrappolate nel sistema mortifero innescato dalla mancanza di un comune codice morale di riferimento.

Da ciò può solo derivare la consapevolezza che è necessario abbandonare le battaglie di retroguardia e concentrare invece tutti gli sforzi per ripristinare le fondamenta del vivere civile, quel linguaggio comune senza di cui non può essere riedificata la civiltà umana. Costi quel che costi. (Alfredo De Matteo)

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