Cosa accade dove esser Cristiani si “paga” col sangue

ChiesaQuelli, che vengon qui narrati, sono fatti realmente accaduti. Non teorie, né chiacchiere da bar. Raccontano vicende forti e di grande impatto. Ma che è giusto sapere, per conoscere, in concreto, da una parte cosa migliaia di persone stiano vivendo in varie parti del mondo per il solo fatto di credere in Cristo, dall’altra quale sia il vero volto della ferocia islamica, indipendentemente dalla sigla con cui si proponga: al Qaeda, Isis o, come in Nigeria, Boko Haram.

Anche la crudeltà delle milizie islamiche di Boko Haram è disumana: quanto segue è accaduto lo scorso primo giugno, ma solo ora in Occidente ne è giunta notizia, subito rilanciata dall’Observatoire de la Christianophobie.

Quel giorno, una domenica, nel villaggio a maggioranza cristiana di Attagara, nello Stato del Borno, Nord Nigeria, a due passi dal Camerun, era in corso la S.Messa, quando un centinaio di terroristi musulmani in tenuta militare ha fatto irruzione, seminando la morte a colpi di mitragliatrice, machete e coltelli. Prevedibilmente ingente il numero delle vittime, colte di sorpresa, mentre pregavano. Ai superstiti non è rimasto da fare altro che darsi alla fuga.

Anche Sawaltha Wandala, 55 anni, era giunto per partecipare alla celebrazione liturgica, quando ha notato alcuni miliziani di Boko Haram accanirsi contro un bimbo di soli 6 anni, in quanto cristiano. Ne hanno poi gettato il corpo agonizzante in un fossato. Wandala si è precipitato in suo soccorso: il piccolo era atrocemente ferito, ma ancora vivo. Pertanto l’uomo ha deciso di trasportarlo d’urgenza presso il vicino ospedale, in territorio camerunense. Ma cinque jihadisti lo hanno bloccato lungo il tragito, hanno afferrato il bambino per le braccia e, dopo averglielo strappato, lo hanno brutalmente decapitato sul posto. Poi se la sono presa con lui, colpendolo ripetutamente con rami e pensando poi di finirlo con una grossa pietra picchiata con forza sulla testa. Ritenendolo morto, se ne sono andati, abbandonandolo in un lago di sangue. Invece è scampato e questo gli ha permesso di denunciare al mondo l’empia e demoniaca efferatezza del gruppo islamico.

Soltanto un paio di giorni dopo, gli stragisti di Boko Haram sono tornati sul posto, sferrando una nuova serie di attacchi nei villaggi del distretto di Gwoza. Attacchi, che hanno provocato altre 200 vittime, tra cui molti bambini. Solo quanti son riusciti a fuggire in Camerun, hanno avuto salva la vita.

Tra questi, John Yakubu e la sua famiglia. La sua storia è emblematica. Giunto nel vicino campo profughi, si è reso conto di non aver nulla, con cui sostentare moglie e figli. Preso il coraggio a due mani, ha deciso di tornare a casa, per potersi riprendere almeno alcune bestie e rivenderle, così da avere di che vivere. Sebbene fosse pericoloso, non sembravano esservi alternative. Giunto nell’abitazione abbandonata in fretta e furia poche ore prima, ha deciso di portare con sé anche altri beni e, soprattutto, una copia della Sacra Bibbia.

Non ha fatto in tempo a lasciare l’edificio: alcuni insorti di Boko Haram lo avevano visto precedentemente entrare e lo hanno fermato: «Sappiamo che sei Giovanni», gli hanno detto. «Devi convertirti all’islam oppure morirai tra dolori atroci». Di fronte al suo rifiuto, lo hanno legato ad un albero. Poi con un grosso coltello gli hanno amputato le mani, schernendolo: «Puoi diventare musulmano, adesso?». Pur in un’indicibile sofferenza, John ha trovato la forza di rispondere: «Si può uccidere il mio corpo, ma non la mia anima». Servendosi di un machete e di un coltello, i miliziani di Boko Haram han continuato a torturarlo, infliggendogli ferite profonde. Alla fine, lo hanno abbandonato al suo destino. Solo tre giorni dopo un passante lo ha notato. Era in coma, ma ancora vivo. Per questo, lo ha condotto in ospedale. Qui, John Yakubu ha fatto in tempo a dire ai suoi soccorritori d’aver perdonato i suoi aguzzini.

La sua vicenda e quella del piccolo martire di sei anni inducono a riflettere sulla nostra fede, su come in Occidente la viviamo. E soprattutto a pregare per loro, per le migliaia di altri innocenti morti e per i loro carnefici (nella foto, la chiesa di Attagara subito dopo l’attacco di Boko Haram).

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