Corpus Domini vietato al candidato Psoe per una poltrona

ToledoCon buona pace dei tanto declamati diritti dell’uomo e dei decantati diritti civili, la Spagna si rivela – purtroppo – l’ennesimo laboratorio per capire cosa significhi, in politica, abbracciare la fallimentare logica del compromesso. In nome dell’indipendenza laicista, si è giunti alla caccia alle streghe più becera, demagogica, crudele: secondo quanto riportato dal quotidiano El Confidencial, probabilmente lo scorso 4 giugno è stata l’ultima commemorazione del Corpus Domini – che, a Toledo, si tiene da quasi 800 anni -, cui abbia potuto partecipare il sindaco, Emiliano García-Page, con tanto di insegne. Perché? Semplice, perché lui è candidato del Partito Socialista Operaio Spagnolo alla presidenza del governo della comunità di Castilla la Mancha.

Ad impedirgli di partecipare al prossimo Corpus Domini ed ai successivi, d’ora in poi, sarà il patto di ferro elettorale stretto col gruppo di ultrasinistra Podemos, il cui appoggio vien ritenuto fondamentale per la vittoria alle urne. Non a caso, nel proprio programma, Podemos prevede «il divieto per le autorità pubbliche o per i loro funzionari di partecipare, in quanto tali, ad atti di carattere confessionale». E lui dovrà chinarsi a tale diktat liberticida, oltre a far proprio buona parte del programma di estrema sinistra, se vorrà restare in sella.

All’interessato, il messaggio, è già giunto forte e chiaro: la «laicità» (ovvero il laicismo secolarizzato) dovrà essere uno dei suoi tratti distintivi caratteristici. Non a caso il punto n. 52 del programma elettorale di Podemos prevede anche «l’eliminazione di qualunque simbolo religioso negli atti ufficiali della Giunta della Comunità [il governo della regione autonoma-NdR], così come da tutti i luoghi e gli edifici pubblici». Non solo. Si chiede anche la «soppressione di qualunque onore civile o pubblico omaggio venga reso dalla Giunta ad immagini religiose, devozioni, santi od a qualunque altro simbolo confessionale».

E’ ovvio come tali condizioni assolutamente capestro vanifichino l’utilità di un accordo pre-elettorale. Se governare significa cedere al ricatto ideologico, tanto meglio sarebbe non entrar nemmeno nell’agone e non cedere al compromesso, svendendo l’anima in cambio di una poltrona. Il candidato capace di rifiutare tale perversa logica sarebbe senz’altro apprezzato dagli elettori più di chi le accetti.

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