Coronavirus: ricoverato il vescovo di Cremona. Coronavirus?

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(Mauro Faverzani) L’ultimo comunicato ufficiale diffuso dalla Diocesi, al momento in cui scriviamo, risale a lunedì scorso: il Vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, «è ricoverato dal pomeriggio di venerdì in ospedale con sintomi polmonari riconducibili al Covid-19». Nonostante siano trascorsi giorni, però, la «diagnosi non è ancora confermata», si è ancora «in attesa degli esiti del test da tampone». Le sue condizioni sono stabili, secondo quanto comunicato dallo staff dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale di Cremona, guidata dal dottor Giancarlo Bosio, mons. Napolioni «tollera bene le terapie cui è sottoposto secondo i protocolli», terapie che prevedono la somministrazione di ossigeno e di farmaci antivirali. Cos’è accaduto? Il Vescovo di Cremona la scorsa settimana è risultato da alcuni giorni affetto da una febbre altalenante e da qualche difficoltà alle vie respiratorie, per cui nel pomeriggio dello scorso 6 marzo, dopo alcuni esami clinici, si è proceduto al suo ricovero, per sottoporlo ai necessari accertamenti. La prima diagnosi è stata quella di polmonite virale, ora si tratta di capire se a causarla, effettivamente, sia stato o meno il Covid-19.

La situazione nella sua Diocesi, del resto, è molto pesante: oltre alle restrizioni imposte alla popolazione da Ministero e Regione e solo di recente recepite anche a livello nazionale, i dati ufficiali comunicati lunedì scorso dalla Regione parlano per la sola provincia di Cremona di 44 morti dall’inizio dell’epidemia e di un autentico boom di contagi, che hanno raggiunto purtroppo i 916 casi. Secondo i vertici sanitari dell’Asst di Cremona, nelle due strutture sanitarie gestite a livello territoriale – quella del capoluogo e quella dell’Oglio Po – i ricoverati risultati positivi al tampone sono 426, di cui 28 intubati nei reparti di Terapie Intensive e 49 ventilati. Al Pronto Soccorso ogni giorno viene presa in carico una trentina di nuovi pazienti. Ma i dati ufficiali non tengono conto di una situazione ben più complessa e con richieste ben più importanti, anche quantitativamente, ciò che più volte ha fatto pensare ad un quadro di autentica calamità sanitaria. Gli ospedali di Cremona, Crema e Casalmaggiore sono ormai allo stremo, non solo in termini di capienza e di strumentazioni, ma anche di personale medico ed infermieristico, per cui sono stati chiesti rinforzi tramite appositi bandi. Mons. Napolioni è il primo Vescovo italiano – e probabilmente al mondo –, di cui i sanitari riferiscano «sintomi polmonari riconducibili al Covid-19». Ciò, nonostante avesse subito annullato la celebrazione delle Sante Messe e sospeso qualsiasi attività nelle parrocchie e negli oratori della Diocesi – fatta salva la possibilità della preghiera personale, sia pur con le dovute precauzioni –, ancor prima che fosse istituita la prima “zona rossa” in Italia, riguardante peraltro Codogno e Lodi, neppure Cremona.

Le sue disposizioni precedettero di qualche ora addirittura quelle di altri prelati, come i Vescovi di Piacenza e l’Arcivescovo metropolita di Milano, che giunsero solo poche ore dopo. Va evidenziato come, peraltro, nella Diocesi di Cremona il quadro sanitario anche di altri sacerdoti abbia presentato nei giorni scorsi criticità legate all’emergenza Coronavirus: don Franz Tabaglio, parroco di Grontardo, è risultato positivo alle verifiche condotte dall’Ats Val Padana, ed anche il parroco di Casalmaggiore, don Claudio Rubagotti, è stato ricoverato presso l’ospedale Oglio Po per difficoltà respiratorie. Sono stati sottoposti alle necessarie terapie tutti coloro che si ritiene siano stati in contatto nelle ultime due settimane con i due sacerdoti. Questo sul fronte medico, che certamente rappresenta una drammatica prima linea nel tentativo di arginare il letale virus in una realtà, quale quella cremonese, in cui chiunque ha familiari o amici ricoverate a causa del temibile morbo e, purtroppo, qualcuno piange già anche dei morti con funerali sospesi nelle chiese: è consentito solo un breve momento di preghiera presso il locale cimitero col sacerdote che benedica la salma ed alla presenza unicamente dei familiari più stretti, rinviando eventuali celebrazioni liturgiche a tempi migliori, come suffragio. Già da questo si capisce come sul fronte spirituale la situazione non sia meno pesante, non essendo ai fedeli consentito altro che limitarsi alla preghiera personale, per invocare la protezione divina contro l’epidemia. Uniche eccezioni, la S. Messa festiva a porte chiuse in diretta dalla Cattedrale di Cremona deserta, trasmessa sui media e sui social locali, ma anche la S. Messa tridentina per il Coetus Fidelium (e non solo), proposta in diretta sulla pagina Facebook Messa Tridentina Cremona e celebrata nello stesso tempietto di San Luca, dedicato a Cristo Risorto e voluto come ex-voto dai Cremonesi nel Cinquecento quale ringraziamento per aver scampato la città dalla peste. Certo, gli strumenti mediatici consentono di partecipare alla liturgia solo virtualmente e con la formula della Comunione spirituale, ma è in ogni caso già motivo di conforto e di sostegno per i fedeli in un momento, quale questo, non certo facile. 


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