Corona ha vinto

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(Rolf Iancas) «Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora» (Apocalisse 6, 2).

La turbinosa diffusione del Coronavirus continua a tenere sotto scacco l’intero pianeta, divenuto oggi, come mai prima nella storia, un paesino globale grazie ai mezzi di comunicazione moderni: sembra che la sua marcia trionfale attraverso popoli e nazioni sia appena iniziata. Quando in Europa giunsero le prime notizie di un agente patogeno finora sconosciuto, contro cui non esiste né un vaccino né un farmaco, e che sembrava aver già mietuto le prime vittime in Cina, nessuno pensava che ciò fosse l’inizio di un’epidemia globale. Oggi, con la parola Corona, intendiamo non un premio dopo la guerra, ma l’arma di colui che sta per vincerla investendo tutti i continenti. Bambini ed anziani conoscono il nome del virus che entra ed esce da tutte le case della gente. Non c’è dubbio, Corona ha vinto e si è fatto capo della domus humani generis conquistando in essa ogni spazio pubblico e privato.

Governi e gruppi politici diversi ed opposti fanno fronte comune, in tutto il mondo, per resistere al virus. Le idee e i provvedimenti dei paesi capitalisti non sono molto diversi da quelli dei paesi comunisti. Le drastiche restrizioni alla libertà di tutti, a livello globale, nazionale, regionale e familiare, rendono il paese globale un nuovo fronte di lotta e sofferenza comune contro l’inarrestabile epidemia. Il Coronavirus ha messo alla prova tutti i Paesi del mondo, e con esso la Chiesa, che è una società globale ed internazionale. La Quaresima – periodo di penitenza e di distacco dal mondo per avvicinarsi alle cose dell’aldilà – è diventata una quarantena per tutti gli uomini, credenti o no.

Un vescovo vestito di bianco, papa Francesco, cammina nella piazza vuota di San Pietro, per poi fermarsi davanti al Crocifisso e pregare per le vittime del Coronavirus della sua città e di tutto il mondo. Il Vicario di Cristo sta solo e da solo davanti al Signore chiede misericordia per un mondo in rovina. La sua immagine, trasmessa in tutto il mondo dalle reti televisive, ricorda quella che apparve ai bambini di Fatima nel 1917, quando Maria volle rivelare loro un terzo segreto, cioè la sofferenza della Chiesa e del suo supremo pastore. È stata Lei, la Madonna, che ha parlato dell’annientamento di intere nazioni, chiamando tutti alla conversione affinché avvenga il trionfo del Suo Cuore Immacolato.


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In questi giorni, per la prima volta dalla sua fondazione, la Chiesa ordina che i suoi sacerdoti celebrino le solennità pasquali senza fedeli, quasi come Mosè, che da solo incontrava Dio, eletto e separato dal popolo (Laos) per poter pregare a nome del popolo eletto e di tutti i suoi membri (laici). Finora era esplicitamente vietato ai sacerdoti di celebrare separatamente i sacri riti del Triduo Sacro. Ora ciò viene addirittura preteso: con le porte delle Chiese chiuse, nel Venerdì Santo il sacerdote si troverà solo dinnanzi ai gradini dell’altare, dal quale toglierà i gioielli e vasi sacri. Spalancherà le porte del tabernacolo: ultimo suo gesto in una liturgia che contempla, allo stesso tempo, sia la morte di Cristo per la vita della Chiesa, sua sposa, sia la morte della Chiesa che non sa vivere senza il sacrificio della Croce celebrato tutti i giorni, ma non il Venerdì Santo. Si capisce bene in quest’arco di ventiquattr’ore, senza l’offerta del corpo di Cristo, che il funerale del Signore è quello della Chiesa qualora essa non celebrasse più il suo sacrificio. La fine della Santa Messa è la fine della Chiesa … e del mondo. Vuote le chiese, vuoti i tabernacoli. Assente Cristo, assenti i cristiani. Così il Venerdì Santo del 2020. In Chiesa solo il sacerdote, isolato dagli uomini per i quali prega un Dio assente lasciandoli con un vuoto profondo.

In questi giorni il sacerdote celebra senza popolo la Santa Messa, il sacrificio di Cristo, la cui “celebrazione privata” sarebbe stata considerata fino a pochi giorni prima come un insostenibile clericalismo, ma che ora viene esplicitamente richiesta. Il Coronavirus sembra spingere la Chiesa verso una vera riforma basata sulla preghiera e la penitenza. Cessa improvvisamente l’attivismo pastorale, iniziato con un Concilio non dogmatico ma pastorale, per un gregge che non accetta più alla sua guida pastori separati da essa, ma che li vuole immersi nella massa, con il puzzo di pecore e non con il profumo della mano unta che protegge e nutre. Corona mette fine alle assurdità pastorali discusse ancora poche settimane fa in sinodi e conferenze a Roma ed altrove. Nel momento attuale ciò che conta è l’essenziale: per la Chiesa è la Santa Messa che il sacerdote offre da solo in rappresentanza del popolo. Ciò che deve rimanere, affinché la Chiesa sopravviva, è il sacrificio di Cristo. In breve tempo il Coronavirus cambierà la Chiesa e il mondo. In alcune aree la dolorosa epidemia inizia a rendere possibile un cambiamento, ritenuto impossibile per decenni: le famiglie si riuniscono e trascorrono assieme un tempo prezioso. Fin qui dedicato esclusivamente al lavoro; i datori di lavoro pensano più che mai alle famiglie e consentono orari flessibili, affinché ci si possa prendere cura dei bambini; l’home schooling viene concesso in paesi in cui è stato vietato da quasi un secolo; la vita pubblica viene limitata e il nucleo familiare, normale centro di ogni società, viene riscoperto come primo rifugio e spazio vitale. Meglio ancora: ogni singola persona umana dotata di ragione e volontà libera si salva non solo da un virus che uccide il corpo, ma dalla morte dell’anima ammalata dal peccato, grazie all’operato del medico divino. Gesù non guarisce tutto il mondo, ma chiunque si rivolga a Lui.

La rapida diffusione del Coronavirus annuncia chiaramente a tutti una nuova fase di quell’epoca che noi cristiani crediamo sia già iniziata con la venuta di Gesù e che si completerà col Suo ritorno. Non conoscendo le tempistiche e i termini, si devono leggere i segni dei tempi alla luce della Rivelazione dataci dal Signore tramite la Chiesa per sopportare coraggiosamente, in unità con Essa, le varie prove e comprendere che il “Chirurgo Divino” (Pio XII) permette ai popoli e alle singole persone di soffrire in vita, per salvarli e curarli. E se, con l’intelligenza illuminata dalla fede, si legge l’Apocalisse, il misterioso libro della Bibbia che parla delle ultime cose, si può forse comprendere ciò che appare inspiegabile.


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Nel sesto capitolo dell’Apocalisse, san Giovanni descrive come l’Agnello inizi ad aprire il libro dai sette sigilli e, come i travagli del parto precedano e accompagnino episodi dolorosi sulla terra che annunciano il lieto evento del ritorno di Cristo. Quando viene aperto il primo sigillo, appare un cavaliere splendente su un cavallo bianco, che cavalca vittoriosamente in tutto il mondo, poiché gli è stata data (una) CORONA, come è riportato nella Vulgata. La Corona non viene data in premio a questo cavaliere dopo la battaglia come segno della sua vittoria, ma come mezzo ed arma per condurre la guerra e conquistare i popoli, uno dopo l’altro. La Corona lo rende vincitore nel mondo e sul mondo! È sorprendente che il virus si chiami in tutte le lingue con lo steso nome di “Corona”. Possiamo intuire gli spaventosi eventi che seguono l’apertura degli altri sigilli, se il cavaliere bianco è davvero l’epidemia galoppante del Coronavirus: violenza e scontri armati, aumento dei prezzi, morte a causa di carestie e guerre. Già ora si parla del drastico incremento della violenza domestica in alcune famiglie, che a causa del divieto di uscire sono obbligate a rimanere nel luogo per loro più pericoloso, la propria casa. Anche le conseguenze economiche della crisi del Coronavirus sono già visibili.

Quando verrà aperto il settimo sigillo, per circa mezz’ora dominerà un grande silenzio sulle urla che si sono abbattute sui popoli. Non possiamo sapere cosa ciò significhi, ma forse (il libro è già aperto e giace sull’altare, davanti al quale gli angeli portano l’incenso) la Santa Messa verrà celebrata ancora una volta sulla terra, una Messa senza canto e senza partecipazione di tanti.

Forse il paese globale vedrà per mezz’ora quel sacerdote, forse quel pontefice vestito di bianco, che celebra il sacrificio da solo, isolato, ma per tutti. Il segno della vittoria è la Madonna che nell’apocalisse sfugge i fiumi mondani del dragone per rifugiarsi nel deserto, per non avere altro che Dio. Prima di questo grande segno nel capitolo 12 dell’Apocalisse, si vede il Tempio di Dio e l’arca dell’alleanza. Nel Tempio di Dio troneggia il Cuore Immacolato di Maria. Il cavaliere bianco, con la corona in mano, annuncia e prepara, nelle prove e nelle sofferenze, il trionfo di Maria. L’Immacolata è la corona di tutto il creato, madre di una famiglia salvata e redenta sul Calvario, e vincitrice definitiva sul nemico degli uomini. La vittoria della Croce, la vittoria della Santa Messa è il preludio del trionfo finale di Maria. I cavalieri della Signora vestita di bianco, che regala la sua corona come arma potente per vincere, sono i messaggeri del Regno di Maria che si manifestano nelle tribolazioni odierne. Che venga presto il Regno di Maria! 


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