“Conversioni” forzate in India, altre 5 mila entro fine anno

IndiaPromettono di convertire con la forza ben 5 mila famiglie, tra cui molte cristiane, «entro la fine dell’anno». Ma il governo, retto dal premier Narendra Modi, ha dichiarato di non aver niente da dire in merito, nonostante le pressioni esercitate dall’opposizione, affinché si schierasse apertamente contro l’incredibile proposito annunciato. Niente da fare. La questione non giungerà pertanto in Parlamento, ove è in corso la sessione invernale, l’ultima dell’anno.

Per non interferire coi lavori parlamentari, gli integralisti indù – in particolare il RSS-Rashtriya Swayamsevak Sangh – hanno preferito non procedere con l’aggressione, denominata Ghar wapsi ovvero “ritorno a casa”, aggressione che avrebbero voluto mettere diversamente a segno entro Natale ad Aligarh, nell’Uttar Pradesh, in India. Si tratta comunque solo di un rinvio “tecnico”, tutto dovrebbe aver luogo entro la fine dell’anno, quando non vi saranno più impedimenti istituzionali.

L’Rss, che collabora con il Dharm Jagran Samiti e col Bajrang Dal – accusato, quest’ultimo, di violenze ai danni delle minoranze etnico-religiose – è collegata al Bjp-Bharatiya Janata Party, formazione ultranazionalistica alla guida del governo centrale. Che, dal canto suo, ha affermato in un’intervista all’Hindustan Times: «Noi non abbiamo fatto alcun errore. Perché dovremmo sentirci in colpa?». Senza che la cosa abbia creato particolare scandalo. I vertici del partito avrebbero anzi incontrato in segreto il primo ministro lo scorso 15 dicembre, per essere esortati a non cedere alle pressioni della controparte.

Come riportato dall’agenzia AsiaNews, se il Bjp ha comunque preso ufficialmente le distanze dalle “conversioni” forzate, uno dei suoi uomini, l’on. Yogi Adityanath, ha viceversa dichiarato pubblicamente di voler partecipare alla cerimonia. A meno che non intervengano fatti nuovi, mancano dunque poche ore prima dell’ennesima violenza ai danni dei Cristiani.

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