Convegno a Firenze sui pericoli dell’Islam

(di Carlo Manetti) L’Associazione Una via per Oriana Fallaci ha organizzato a Firenze il 15 e 16 settembre u.s. una due giorni di studio sul problema islamico. Partendo dalla commemorazione dell’intellettuale fiorentina, si è approfondito il problema della compatibilità tra l’Islam e la civiltà cristiana, con particolare riferimento alle libertà individuali che la caratterizzano. Il focus si è incentrato sulla persecuzione dei cristiani, in particolare, ma non solo nel mondo islamico e della progressiva deriva illiberale, che colpisce anche l’Europa. Il panorama delle posizioni evidenziate è stato molto vasto e variegato.

Ci permettiamo di soffermarci su due che, a nostro modesto avviso, rappresentano un poco i confini del dibattito, eccezion fatta, ovviamente, per l’intervento del rappresentante dell’UCOI (Unione delle Comunità Islamiche). Molto articolata, sia pure nella sintesi dei tempi e molto brillante è stata la rappresentazione della cristianofobia come conseguenza pratica di quattro miti (o false rappresentazioni, indifferenti alla realtà) fatta dall’esperto di geopolitica Alexandre del Valle:

1) L’idea che il Comunismo è di per sé buono, anche se, nelle sue realizzazioni concrete ha commesso degli errori. Ed è buono, in quanto contrasta il Cristianesimo, ritenuto il male assoluto. Quest’idea tende a tacere, quando non a giustificare la persecuzione anticristiana dei regimi comunisti, Corea del Nord e Repubblica Popolare Cinese in testa.

2) Il mito che l’Islam è compatibile con la libertà e che le violenze islamiche contro i Cristiani sono solo reazioni ai comportamenti malvagi di questi tanto nel passato quanto oggi. Le violenze di questi giorni vengono giustificate dall’indignazione prodotta dal film L’innocenza dei musulmani, considerato blasfemo da molti islamici, anche se i suoi contenuti hanno come fonti i testi sacri dell’Islam.

3) Il mito che le religioni orientali, a differenza del Cristianesimo, sono pacifiche fa chiudere gli occhi a riguardo delle vere e proprie persecuzioni che, nel passato come nel presente indù e buddisti hanno perpetrato ai danni dei Cristiani.

4) Il mito che il Cristianesimo sia contrario alla libertà e retrogrado e solo l’imposizione della laicità, vera e propria nuova religione di Stato senza Dio, sia compatibile con il futuro porta alla cristianofobia  di cui sono intrise le istituzioni dell’Unione europea. Questa forma di oppressione dei Cristiani non ha raggiunto i gradi di violenza fisica delle tre precedenti, ma rischia di divenire la più pericolosa, soprattutto perché accettata, almeno in parte, da molti cristiani e cattolici in particolare.

Tutte queste rappresentazioni nascono fondamentalmente dal disprezzo di sé, della propria cultura e delle proprie radici che caratterizza la decadente contemporaneità europea. All’estremo opposto si colloca l’intervento di Christine Tasin, Presidente dell’associazione Résistence Républicaine, la quale ha affermato che l’unica vera barriera contro l’integralismo islamico è la laicité française, vale a dire la riduzione di ogni fede religiosa all’ambito privato e la sua espulsione, rigorosa ed inflessibile, da ogni aspetto della vita pubblica e politica.

Le ha risposto Père Samuel, sacerdote siriaco cattolico, conoscitore dei testi sacri islamici e, in particolare del Corano. Egli  ha affermato che la laicità dello Stato sarà, se persiste, islamizzata dall’integralismo sunnita, in quanto incapace di riconoscere la natura spirituale dell’uomo e, quindi, incapace di rispondere all’attrattiva teocratica islamista. La laicità violenta, in quanto nemica del Cristianesimo, paradossalmente, ma non troppo, si pone come alleata dell’Islam, che, fin dalla sua nascita, ha una schietta caraterizzazione anticristiana (sia da un punto di vista religioso, che da un punto di vista geostrategico). (Carlo Manetti)

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