Contemplando “l’amor che move il sole e l’altre stelle”

Contemplando “l’amor che move il sole e l’altre stelle”
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Nel corso dell’ultimo anno si sono moltiplicati in tutto il mondo eventi atmosferici eccezionali, tra i quali eclissi e aurore boreali.

 L’8 aprile 2024 c’è stata una grande eclissi di sole in America, visibile dal Messico agli Stati Uniti fino al Canada, 14 giorni dopo un’eclissi lunare che il 25 marzo aveva oscurato i cieli di parte delle Americhe e dell’Europa.

Qualche mese prima, il 5 novembre 2023 i cieli di mezza Europa erano stati illuminati da un’aurora boreale, che in Italia è stata osservata dalle Alpi alla costa del mare Adriatico. Il 25 marzo scorso una nuova tempesta magnetica ha prodotto sul nostro pianeta aurore boreali visibili a diverse latitudini. Una nuova aurora boreale, tra il 10 e l’11 maggio 2024, ha illuminato non solo i cieli dell’emisfero settentrionale ma anche dell’Europa meridionale. L’aurora boreale è molto rara, eppure negli ultimi mesi decine di milioni di persone in Italia e nel mondo hanno avuto modo di assistere per ben tre volte all’impressionante spettacolo. 

Questi eventi insoliti hanno certamente una loro spiegazione naturale. L’aurora boreale è un fenomeno ottico per il quale si possono ammirare nell’atmosfera delle bande in movimento di diversi colori, come frutto dell’incontro fra particelle portate dai venti solari e particelle gassose dell’atmosfera terrestre. Le eclissi lunari si verificano quando la Terra si interpone tra il Sole e la Luna, mentre nell’eclissi solare è la Luna che si posiziona tra il Sole e la Terra oscurando parzialmente o totalmente il sole. Ma, al di là della spiegazione “scientifica”, che riduce i fenomeni naturali a una combinazione di particelle di materia, collegate tra di loro e in moto reciproco, c’è però da chiedersi se non esista un significato profondo e invisibile di questi eventi.

L’insufficienza di un’analisi meramente quantitativa degli eventi naturali fu già rilevata da sant’Agostino che, nel suo Discorso 68, citando il Libro della Sapienza, biasima coloro che, indagando sul cosmo, non furono in grado di trovare Colui dal quale tutto è stato creato. «Se infatti furono capaci di possedere tanta scienza da rendersi conto dell’universo, come mai non trovarono più facilmente il Signore di esso? (Sap 13, 9)».  Essi: «indagarono il moto degli astri, la distanza tra le varie stelle, il percorso dei corpi celesti; in tal modo occupandosi di studi siffatti arrivarono a una tale conoscenza scientifica da predire le eclissi del sole e della luna, e quando le predicevano queste avvenivano nel giorno e nell’ora predetta, nella misura e nel punto dello spazio da loro preannunciati. Grande abilità! Grande capacità! Ma quando si accinsero a cercar di conoscere il Creatore, che stava non lontano da loro, non riuscirono a trovarlo; se lo avessero trovato, lo avrebbero avuto in sé stessi».

Nell’antichità, e nel Medioevo cristiano, si scrutava il cielo cercando di conoscere il significato degli eventi straordinari, come accadde per i Re Magi quando apparve la stella cometa che annunciava la nascita del Salvatore.  E quando Gesù morì sul Calvario, il cielo si oscurò e la terrà tremò (Mt 27, 45-51). Era giusto infatti, commentano i Padri della Chiesa, che calassero le tenebre sulla terra, nel momento in cui fu crocifisso Colui che veniva a portare la luce al mondo.

A Fatima, nel luglio 1917, la Madonna rivelò ai tre pastorelli che il castigo che avrebbe colpito l’umanità, se non avesse corrisposto alle sue richieste, sarebbe stato anticipato da un grande segno del cielo: «Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre».

La Seconda guerra mondiale, che scoppiò il 1° settembre 1939, fu preceduta da due aurore boreali, il 25-26 gennaio 1938 e il 23 agosto 1939. Suor Lucia, nell’istituto di Santa Dorotea a Tuy, in Spagna dove allora si trovava, sembrò identificare l’aurora boreale del 1938 con il “grande segno” profetizzato dalla Madonna. «Dio se ne servì per farmi capire che la sua giustizia stava per scaricarsi sulle nazioni colpevoli e cominciai allora a chiedere con insistenza la Comunione riparatrice nei primi sabati e la consacrazione della Russia» (Documentos de Fatima, Porto 1976, p. 231).

Le parole di suor Lucia fanno riflettere, ma dal momento che la Seconda guerra mondiale è stata l’inizio e non la fine dei castighi che avrebbero colpito l’umanità a causa della sua infedeltà, le aurore boreali del 1938 e 1939 devono essere considerate come l’anticipazione e la prefigurazione di altri segni celesti che verranno, senza che di essi sia chiara l’origine, naturale o soprannaturale.

Quale che sia il segno del Cielo predetto dalla Madonna, sembra probabile che esso sarà concesso dalla Divina Provvidenza non tanto per convertire coloro che sono immersi nel peccato, quanto per fortificare la fede e la speranza di coloro che combattono per l’instaurazione del Regno di Maria promesso a Fatima.

Infatti, secondo il Vangelo, nemmeno un resuscitato dai morti avrebbe potuto scuotere l’incredulità dei fratelli del ricco Epulone, che rifiutavano la parola dei profeti (Lc 16, 19-31). Come potrebbero essere convinti da un segno celeste, per quanto spettacolare, coloro che si ostinano a rifiutare il messaggio profetico che la Madonna a Fatima ha dato all’umanità? 

Il 23 agosto 1939, il giorno in cui i ministri degli Esteri sovietico e tedesco, Vjaceslav Molotov e Joachim von Ribbentrop, firmarono il patto di non aggressione fra i due Paesi che portò alla spartizione della Polonia, Hitler riunì i più stretti collaboratori nel suo rifugio sulle Alpi di Salisburgo. «Quella notte – scrive Albert Speer, architetto del regime – ci intrattenemmo sulla terrazza del Berghof ad ammirare un raro fenomeno celeste: per un’ora circa, un’intensa aurora boreale illuminò di luce rossa il leggendario Untersberg che ci stava di fronte, mentre la volta del cielo era una tavolozza di tutti i colori dell’arcobaleno. L’ultimo atto del Crepuscolo degli dèi non avrebbe potuto essere messo in scena in modo più efficace. Anche i nostri volti e le nostre mani erano tinti di un rosso innaturale. Lo spettacolo produsse nelle nostre menti una profonda inquietudine» (Memorie del Terzo Reich, trad. it., Mondadori, Milano 1997 p. 196).   

I gerarchi nazisti rimasero attoniti, ma non seppero cogliere il simbolismo dell’evento, al contrario di quanto era accaduto un secolo prima allo scrittore Adalbert Stifter (1805-1868) che, a Vienna, aveva contemplato la grande eclissi di sole dell’8 luglio 1842. Stifter afferma di non essere mai stato tanto impressionato nella sua vita, vedendovi la mano di Dio: «Mai e poi mai nella via vita intera sono stato così scosso da un terrore sublime, come in quei due minuti» (Eclissi. Lettere invernali dalla foresta bavarese, tr. it, Clueb, Bologna 2006, p. 38).

Dio non solo ha voluto fin dall’eternità che accadessero questi fatti celesti straordinari, ma ha voluto porre nel nostro cuore un profondo sentimento di stupore e di meraviglia che genera il desiderio di scoprirne il significato. Questo spirito che ci permette di contemplare la «sinfonia metafisica dell’universo», di cui ha parlato Plinio Corrêa de Oliveira (Contemplazione sacrale dell’universo, Cantagalli, Siena 2013), va riconquistato per restaurare una società profondamente sacrale e ordinata a Dio.

La perdita del senso trascendente della storia corrisponde alla scomparsa di una visione metafisica della natura. In entrambi i casi Dio, creatore del cielo e della terra, è espulso dall’universo creato. Solleviamo dunque lo sguardo al firmamento celeste, cercando di percepire quei messaggi misteriosi che gli astronomi non colgono, ma che non sfuggono a chi contempla nell’universo «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (Dante, Paradiso, 23, 145).

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