Conferenza di Tommaso Scandroglio e Virginia Coda Nunziante

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(di Alessandro Bassetta) Martedì 15 marzo, l’Associazione Famiglia Domani ha promosso a Roma, l’incontro Dal Family Day alla Marcia per la Vita, durante il quale sono intervenuti il prof. Tommaso Scandroglio, docente di Etica e Bioetica alla Università Europea di Roma, e la dott.ssa Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita.

Scandroglio, allievo e amico di Mario Palmaro (che, come ricordato, «da lassù ci segue e assiste»), ha illustrato le numerose strategie mirate a legittimare aberrazioni quali aborto, eutanasia, unioni omosessuali, divorzio, fecondazioni artificiali. Si tratta delle ben note tattiche «dell’effetto domino, della crepa nella diga, o del piano inclinato»: partire da richieste minime per arrivare gradualmente al pieno riconoscimento giuridico. Dietro i proclami (urlati) dei sostenitori di tali pratiche «non c’è che povertà di pensiero». Non hanno infatti alcun senso motti come «L’utero è mio, me lo gestisco io» o «Se lo fanno tutti, va legalizzato», così come sono falsi e statisticamente confutabili concetti quali: «La morale cambia» e «Meglio divorziare che far soffrire i figli».

Un’astuzia propagandistica è quella di «usare il volto noto», reclutando alla propria causa chi magari non ha alcuna autorevolezza in materia (emblematiche a tal proposito le deprecabili iniziative che hanno visto in prima linea l’oncologo Veronesi). Un altro strumento è l’esterofilia, far vedere che il vicino è migliore perché più avanti in tema di “civiltà”. Ma se il vicino è più “progredito” perché uccide e calpesta ogni legge morale, va forse preso a esempio? «Mai si può legittimare il male».

Si pilotano i sondaggi di opinione, alterandone le cifre (una vera a propria menzogna: «tu la spari, poi costa fatica andare a vedere…»), oppure, come nel caso Welby, sfruttando le emozioni e utilizzando «il sensazionalismo per catturare consensi»: dopo una testimonianza drammatica è più facile accusare di crudeltà ed esporre a gogne mediatiche chi continua a difendere la vita. Allo stesso tempo, però, bisogna «impedire agli “altri” di far vedere le cose. Se fai vedere un aborto, sei un terrorista!»  Se infine si arriva addirittura a cambiare il nome alle cose, muterà giocoforza anche la percezione che la gente ha di queste. Così “bambino” deve diventare “embrione”, “organismo pluricellulare”; “libertà di pensiero” va sostituita con “omofobia”, e così via.

Ha poi preso la parola la dott.ssa Coda Nunziante, che ha messo in evidenza come l’obiettivo di questa guerra sia quello di «stravolgere l’opera di Dio, la Creazione». È necessario quindi, come invitava Benedetto XVI, che in Italia e in Europa i cattolici si riapproprino della piazza pubblica, sull’esempio degli Stati Uniti e di altri paesi, dove, dopo decenni di sensibilizzazione, le coscienze si sono finalmente risvegliate.

Con questo spirito, domenica 8 maggio il Popolo della Vita scenderà in strada a Roma per la 6° Marcia Nazionale; per «infondere coraggio a chi pensa non ci sia più nulla da fare», per «dare voce a chi non l’ha mai avuta perché non ha ricevuto il dono della vita»: quei 5.700.000 bambini mai nati dall’approvazione della 194 (1978) ad oggi e per «farsi sentire, nonostante tutti i tentativi di ridurci al silenzio». Perché, come nel passo biblico di Gedeone, il popolo di Dio, sebbene posto in minoranza, otterrà per merito Suo la vittoria finale. (Alessandro Bassetta)

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