COMUNISMO: Taiwan mostra i muscoli

Mentre Pechino si preparava all’apertura del XVII Congresso del Partito Comunista Cinese, a Taipei sfilavano missili e carri armati scortati, in cielo, da jet F16 e elicotteri da combattimento.





Mentre Pechino si preparava all’apertura del XVII Congresso del Partito Comunista Cinese, a Taipei sfilavano missili e carri armati scortati, in cielo, da jet F16 e elicotteri da combattimento.

Solo all’ultimo momento, probabilmente dopo pressioni degli Stati Uniti, che rimangono per Taiwan alleati e partner commerciali indispensabili, il governo di Taipei ha rinunciato a far sfilare il nuovo missile da crociera interamente prodotto sull’isola. Il missile, denominato Hsiung Feng IIE, con la sua gittata di 1.000 chilometri, sarebbe in grado di raggiungere molte città costiere della Cina continentale, tra cui Shanghai.
Taiwan è indipendente de facto dal 1949, allorché vi si instaurò il regime nazionalista del generale Chiang Kai-shek sconfitto dai comunisti di Mao Tse-tung, ma la Cina rossa la ritiene parte del suo territorio e tiene un migliaio di missili balistici puntati sull’isola.

Nel 2005 l’Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento della Cina comunista, ha approvato la legge anti-secessione, che autorizza l’esercito ad usare «mezzi non pacifici» qualora Taiwan si avvicini troppo all’indipendenza.

In un discorso teletrasmesso in occasione della festa nazionale – il 10 ottobre – il Presidente Chen Shui-bian ha asserito che «il rapido ed incessante riarmo della Cina non è più limitato ad un confronto nello stretto di Taiwan, ma ha un  forte impatto sulla pace mondiale».

Il Presidente Chen, favorevole all’indipendenza, ha poi ha chiesto a Pechino di ritirare i suoi missili e ha indetto per marzo 2008 un referendum sull’adesione di Taiwan all’Onu. La Cina comunista potrebbe considerare ciò un passo irreversibile verso l’indipendenza che giustificherebbe l’intervento militare.

«La Cina usa lo slogan “un mondo, un sogno” per le Olimpiadi del 2008 di Pechino ma la Comunità internazionale dovrebbe avere il coraggio di chiedere alla Cina “un mondo, uno standard”; non possiamo avere criteri diversi per i valori universali della libertà, della democrazia e dei diritti umani», ha ammonito il leader taiwanese.

Anche l’avversario di Chen, Ma Ying-jeou del Partito Nazionalista, ha proposto un referendum per l’adesione all’Onu. Ma mentre Chen propone di cambiare la denominazione ufficiale dell’isola in “Taiwan”, Ma Ying-jeou intende lasciare quello attuale di “Repubblica di Cina”: la prima definizione ha un chiaro significato indipendentista, la seconda sottintende la volontà di arrivare un giorno alla “riunificazione”. Il referendum si terrà insieme alle presidenziali, cinque mesi prima dei Giochi Olimpici di Pechino 2008.

Taiwan occuperà un posto di rilievo nei lavori del XVII Congresso del PCC. Secondo gli osservatori il Presidente Hu Jintao, potrebbe usare la questione per cementare intorno a sé il nuovo gruppo dirigente che dovrebbe uscire dal Congresso. (E.G.)


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