COMUNISMO: l’URSS dietro le BR e il terrorismo in Europa

«Non ho mai avuto dubbi che all’origine delle Brigate Rosse ci fosse l’Unione Sovietica. E sono sempre stato convinto che sullo sfondo del caso Moro ci fosse lo scontro tra i due blocchi, quello dell’Est e quello dell’Ovest. In questo quadro l’Italia rappresentava il ventre il molle dell’Alleanza Atlantica e veniva massacrata dai Servizi Segreti del Patto di Varsavia».





«Non ho mai avuto dubbi che all’origine delle Brigate Rosse ci fosse l’Unione Sovietica. E sono sempre stato convinto che sullo sfondo del caso Moro ci fosse lo scontro tra i due blocchi, quello dell’Est e quello dell’Ovest. In questo quadro l’Italia rappresentava il ventre il molle dell’Alleanza Atlantica e veniva massacrata dai Servizi Segreti del Patto di Varsavia».

Con queste parole, Franco Mazzola, nel 1978 Sottosegretario alla Difesa, quindi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per i Servizi Segreti nei governi Andreotti, Cossiga e Forlani, torna a parlare del sequestro Moro. L’occasione è la nuova pubblicazione del suo libro a cura dell’editore torinese Nino Aragno vent’anni dopo, stavolta con la firma dell’autore, che nella prefazione spiega anche perché nel 1985 decise di pubblicare con Rusconi scegliendo l’anonimato e scatenando interrogativi e sospetti.

«Nel corso degli anni della mia vita di parlamentare avevo tenuto un diario nel quale annotavo giornalmente i fatti politici ma anche quelli famigliari e della vita quotidiana. L’esistenza di quel diario – scrive il sen. Mazzola – era abbastanza nota non solo nella cerchia dei miei amici, ma anche nell’ambiente politico e molti ritenevano che quelle pagine contenessero notizie inedite sulle vicende del tempo e capaci di gettare una luce sui fatti del terrorismo ed in particolare su molti aspetti oscuri della vicenda del sequestro e dell’assassinio di Moro».

La prima edizione de I giorni del diluvio andò esaurita in pochi giorni e non ne venne pubblicata una seconda. «Ho sempre avuto il dubbio – afferma l’autore all’“ADNKRONOS” – che fosse stato ritirato».
L’ex-Sottosegretario alla Difesa, componente del Comitato di crisi per il sequestro Moro che Francesco Cossiga istituì al Viminale, ribadisce la sua convinzione che «all’origine del terrorismo in Europa ci fosse il Kgb, con il suo potentissimo primo direttorato centrale che utilizzava i cecoslovacchi per le operazioni, per poi sostituirli con i bulgari quando Jan Seina passò all’Occidente nell’agosto del ‘68».

A quasi trent’anni dal rapimento del Presidente della DC da parte delle BR, Mazzola ammette che «poco o nulla è stato detto di come siano andate effettivamente le cose». Ad esempio: «ho sempre considerato incredibile – osserva – che la Renault 4 rossa delle BR potesse aver attraversato Roma la mattina del 9 maggio con il cadavere di Moro nel bagagliaio per arrivare a via Caetani. Quella macchina non ha percorso molta strada. E ritenevo invece che il falso comunicato del lago della Duchessa, del 18 aprile 1978, non fosse opera dei Servizi Segreti, ma al contrario un’idea partorita da qualcuno interno alle BR come diversivo per poter spostare l’ostaggio da una prigione all’altra. Ricordo di aver avvertito io stesso Cossiga che il lago era ghiacciato, ma vollero effettuare ugualmente tutte le ricerche».

Nel 1978 il Sisde, Servizio Segreto per la Sicurezza Interna, aveva due mesi di vita. La legge 801 era appena entrata in vigore e il sen. Mazzola rammenta come il gen. Giulio Grassini, neodirettore dell’ intelligence civile, disponesse di quattro stanze e venti persone: «si lamentava di non riuscire a fare nulla. Nel ‘79 e nell’80 ero Sottosegretario ai Servizi e dovetti ingaggiare un braccio di ferro con il Direttore del Sismi, Giuseppe Santovito, che non voleva passare al Sisde il materiale che riguardava gli affari interni».

«In questo quadro mi riesce quindi difficile ritenere – osserva ancora il sen. Mazzola – che quelle strutture potessero avere un controllo capillare delle Brigate Rosse tanto da avere persino delle basi nelle stesse zone che ospitavano i covi dell’organizzazione guidata da Mario Moretti».

Sebbene tutti i nomi siano in codice, ne I giorni del diluvio si riconoscono senza difficoltà i protagonisti dello scenario internazionale del 1978. Il colonnello Gheddafi, il capo dei Servizi Segreti libici, Yalloud, il leader dell’Olp Yasser Arafat, il colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut, l’uomo che venne incaricato di stabilire un contatto con le BR durante i 55 giorni del rapimento Moro.
L’ex Senatore ammette infine di essere sempre stato convinto della responsabilità dei bulgari per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II. «Nell’estate dell’82 rilasciai un’intervista ad una tv inglese dichiarando che i bulgari avevano ereditato il ruolo dei cecoslovacchi come braccio armato dei Kgb per le operazioni terroristiche. La tv italiana, alla quale gli inglesi offrirono il servizio, la mandò in onda alcuni anni dopo». (E.G.)

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