COMUNISMO: giro di vite in Cina contro i dissidenti

Il 15 ottobre 2007 si apriranno i lavori del XVII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC). Con l’approssimarsi di questa data, secondo esperti, starebbero aumentando le aggressioni e le sparizioni di noti dissidenti e attivisti per i diritti umani.





Il 15 ottobre 2007 si apriranno i lavori del XVII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC). Con l’approssimarsi di questa data, secondo esperti, starebbero aumentando le aggressioni e le sparizioni di noti dissidenti e attivisti per i diritti umani.

Il 29 settembre scorso Li Heping, avvocato difensore dei diritti umani e religiosi, è stato rapito da sconosciuti, condotto in auto fuori città, malmenato e torturato con un bastone elettrico per ore. I rapitori gli hanno intimato di «lasciare subito Pechino» e di esercitare la sua professione «entro limiti accettabili».

Rilasciato, il legale ha camminato per oltre due chilometri prima di trovare un taxi e tornare a casa. Qui ha riscontrato la sparizione della sua licenza di avvocato e la cancellazione della memoria del suo computer. Lo stesso Li rivela di essere da oltre un anno «sotto sorveglianza»: un’auto della polizia lo segue negli spostamenti, lo attende sotto studio e lo “scorta” ovunque vada. La sera del 29 settembre, però, l’auto non c’era. Poco tempo prima anche la polizia gli aveva ingiunto di «lasciare la città».

Il 30 settembre è stato arrestato Ye Mingjun, figlio di Ye Guozhu, leader della protesta contro la confisca forzata di terreni per le opere olimpiche, condannato nel 2004 a 4 anni di carcere per avere «provocato e guidato disordini». Da tempo non si hanno notizie di Ye Guoqiang, fratello di Guozhu: l’associazione per la tutela dei diritti Chinese Human Rights Defenders denuncia che è detenuto.

Dal 22 settembre è sparito anche Gao Zhisheng, un altro avvocato difensore dei diritti umani. Il 7 settembre è stato arrestato Hu Jia, noto attivista per i diritti. Precedentemente erano finiti in carcere Gao Zhisheng, avvocato cristiano conosciuto per le sue lettere aperte contro il regime, e Chen Guangcheng, attivista cieco che ha denunciato gli aborti forzati nella provincia dello Shandong.

L’organizzazione Human Rights in China sottolinea che le aggressioni contro legali e attivisti per i diritti umani «continuano» con l’avvicinarsi delle Olimpiadi e pongono «una seria preoccupazione sulla volontà e la capacità di governo cinese di proteggere la sicurezza personale degli avvocati e il loro diritto a praticare la professione, elementi essenziali in uno Stato di diritto».

Frattanto il 3 ottobre scorso Wang Dan, ex studente in esilio per le proteste di piazza T’ien An men, ha rinnovato l’appello a Pechino per poter tornare in Cina, ora che è finito il periodo di carcerazione. Ritenuto uno degli organizzatori della contestazione del 1989, nel 1996 era stato arrestato per «sovversione contro lo Stato», condannato a 11 anni di carcere ma rilasciato ed esiliato negli USA due anni dopo. (E.G.)

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