Commemorato in chiesa attivista Lgbt e pro ‘nozze’ gay

Sant'AntonioOccorre metterselo bene in testa: il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2357 – piaccia o non piaccia – definisce «gravi depravazioni» le relazioni omosessuali, atti «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale», per cui «in nessun caso possono essere approvati». Né, evidentemente, incentivati.

Sconcerto suscitano pertanto iniziative quali quella assunta dai Messaggeri della Pace di Madrid, che hanno promosso il 17 giugno un tributo alla memoria dell’ex-consigliere municipale socialista, Pedro González Zerolo, morto di tumore al pancreas lo scorso 9 giugno. A far problema è il luogo scelto per l’incontro: la chiesa di S.Antonio nella capitale iberica (nella foto).

Zerolo, in vita, fu un attivista di punta della lobby Lgbt in Spagna ed un leader della legalizzazione delle “nozze” gay in tutta l’America Latina. Mai fece mistero delle proprie vibrate e pungenti critiche a quello che definì l’«integralismo religioso» della Chiesa cattolica, combattuta e derisa soprattutto per le sue posizioni su gender, aborto, contraccezione e quant’altro sia contrario alla vita ed alla famiglia secondo il diritto naturale. Ha accusato la Chiesa – in balìa, a suo dire, di una «deriva integralista» per il proprio ‘no’ al profilattico – di voler così «contribuire alla diffusione di una pandemia» ed ha chiamato alla rivolta contro la gerarchia i «cristiani di base», come si evince dall’intervista rilasciata nel 2008 a Faro de Vigo, in cui promise: «Smetteremo di vedere crocifissi nelle scuole».

Durante un convegno a Camargo è ricorso a termini disgustosi ed irripetibili, per descrivere il suo feeling politico con Zapatero ed il “matrimonio” con suo “marito”, Jesús Santos, “sposato” il primo ottobre 2005 in virtù della legge spagnola sulle “nozze” gay. Zerolo fu spesso in contatto coi Messaggeri della Pace e con altre organizzazioni, quando venne nominato responsabile del settore Ong e movimenti sociali nella Giunta esecutiva del suo partito, il Psoe. Ma ciò non rende assolutamente meno problematiche le sue posizioni. Liberissimo lui di averle assunte in qualsiasi ambito della società civile, che fosse consiglio comunale, il partito oppure raduni, convegni e conferenze. Ma da lì a farne oggi una sorta di santino da commemorare addirittura in chiesa, c’è oggettivamente un abisso.

La Reale chiesa di S.Antonio – questa la sua esatta intitolazione – è affidata ai Padri Scolopi ed è stata dichiarata bene di interesse culturale per le importanti opere artistiche, contenute all’interno. Risulta a tutt’oggi destinata al culto cristiano, vi vengono garantite l’assistenza spirituale e le Confessioni. Per decisione di mons. Carlos Osoro Sierra, Arcivescovo di Madrid, è stata riaperta la scorsa primavera, dopo esser rimasta chiusa per oltre vent’anni, e lo rimane sempre, 24 ore su 24. Al suo interno sono state installate le più moderne tecnologie, compreso wi-fi ed Internet, in quanto utilizzata anche per iniziative culturali.

Padre Angelo, presidente dei Messaggeri della Pace, ha conosciuto personalmente Zerolo, vi ha collaborato. Lo definisce un suo «grande amico» e dice che il mondo politico dovrebbe prender atto di quanto da lui fatto. Il che già stona, detto da un sacerdote. Ma esaltarne la figura all’interno di una chiesa e proiettare immagini della sua vita sui quattro maxi-schermi presenti in essa è troppo: si tratta di un atto dissacrante per il luogo, offensivo per la scelta ed in totale contrasto con la Dottrina cattolica.

Al momento non vi è notizia di prese di posizione o di provvedimenti da parte dell’autorità competente.

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