CINA: vittoria dei nazionalisti a Taiwan

La commissione elettorale centrale di Taiwan ha confermato la vittoria schiacciante di Ma Ying-jeou alle elezioni presidenziali. L’esponente del Kuomintang (KMT), il Partito nazionalista all’opposizione, ha raccolto oltre 7,6 milioni di voti, contro i 5,4 milioni del suo oppositore, Frank Hsieh, del Partito Democratico Progressista (DPP). Hanno votato il 75% degli aventi diritto.





La commissione elettorale centrale di Taiwan ha confermato la vittoria schiacciante di Ma Ying-jeou alle elezioni presidenziali. L’esponente del Kuomintang (KMT), il Partito nazionalista all’opposizione, ha raccolto oltre 7,6 milioni di voti, contro i 5,4 milioni del suo oppositore, Frank Hsieh, del Partito Democratico Progressista (DPP). Hanno votato il 75% degli aventi diritto.

Fallito, invece, il referendum tenutosi in concomitanza, che chiedeva ai cittadini di pronunciarsi su un eventuale ingresso di Taiwan alle Nazioni Unite: soltanto il 35% degli aventi diritto si è recato a votare, contro il 50% fissato dal quorum.

Un ex deputato dello sconfitto DPP ha riconosciuto la netta sconfitta: «Molte tradizionali roccaforti del DPP sono passate dalla parte del KMT (…) Questo significa che la popolazione non ha più fiducia nel DPP, ha bocciato dopo otto anni la nostra amministrazione», si tratta di un «voto di sfiducia».

Il KMT aveva trionfato nelle precedenti elezioni di gennaio, quando aveva conquistato la maggioranza dei seggi in Parlamento a spese del DPP, indebolito da scandali di corruzione.

Gli otto anni di potere del Presidente uscente Chen Shui-bian sono stati segnati da una politica di diffidenza e, talora, di provocazione verso la Cina, mentre il neo Presidente Ma Ying-jeou è favorevole a un riavvicinamento con Pechino, che ritiene l’isola un territorio in attesa di riunificazione malgrado un’indipendenza de facto che dura dal 1949.

E proprio i rapporti con T’ien An men hanno dominato la campagna elettorale durante cui l’ex sindaco di Taipei, ora Presidente, Ma Ying-jeou ha sollecitato un «accordo di pace» e legami economici più ampi, pur schivando prudentemente la spinosa questione della riunificazione.

Pechino ha intimato all’isola ribelle di riunirsi alla “madre patria” e ha minacciato di intervenire militarmente in caso di dichiarazione formale di indipendenza.

Ma Ying-jeou ribadisce ora le intenzioni di «normalizzare i rapporti commerciali con la Cina come abbiamo fatto con altri Paesi», e di convogliare «il dialogo con la Cina su numerosi argomenti» pur garantendo «l’identità di Taiwan e la sua sicurezza».

Il suo avversario Frank Hsieh ha accusato Ma Ying-jeou di fare il gioco di Pechino e svendere la sovranità nazionale. Sul fronte economico, l’argomento più sentito dai 23 milioni di abitanti, Ma Ying-jeou aveva preso un chiaro vantaggio promettendo la lotta contro la disoccupazione e riforme economiche per potenziare la 17ª potenza economica mondiale.

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