CINA: va in scena l’annuale rito democratico

Cinquemila delegati sono giunti a Pechino per l’annuale riunione dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP, il Parlamento della Repubblica Popolare Cinese) che si è aperto il 5 marzo 2008.





Cinquemila delegati sono giunti a Pechino per l’annuale riunione dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP, il Parlamento della Repubblica Popolare Cinese) che si è aperto il 5 marzo 2008.
Dal 3 marzo duemila di loro si sono riuniti nella Conferenza Politica Consultiva del popolo cinese (Cpcpc) che ha il compito di suggerire al Governo interventi per rispondere alle esigenze del popolo. L’ANP valuterà la politica del Governo, discuterà e approverà leggi per la Nazione.

I due organismi “democratici”, in realtà, sono solo comparse che ratificano tutto ciò che il Governo e il Politburo del Partito Comunista Cinese (Pcc) hanno deciso in precedenza. I lavori avvengono a porte chiuse ma quest’anno – probabilmente per dare una parvenza di “apertura” in vista delle Olimpiadi – saranno concesse ai giornalisti almeno 19 conferenze stampa ufficiali.

L’unica cosa certa è che l’ANP approverà i cambi a livello di leadership che segnano la definitiva presa di potere del Presidente Hu Jintao e la quiescenza per la “cricca di Shanghai”, guidata dal predecessore Jiang Zemin. Dopo il XVII Congresso del Pcc (ottobre 2007) Hu ha sistemato suoi uomini come Segretari di Partito in più di metà delle 31 province della Cina. Ulteriore segnale: alla cerimonia d’apertura del Cpcpc non erano presenti Jiang Zemin e Li Peng. Li, figlio adottivo dello storico Primo Ministro Chou En-lai (1898-1976), che dal 1987 al ‘98 è stato Premier del Consiglio di Stato, dal ‘98 al 2003 Presidente del Congresso Nazionale del Popolo e, fino al 2002, numero 2 del Pcc. Conservatore, non ha mai spinto verso le riforme economiche ed è uno dei principali responsabili del massacro di T’ien An men (1989).

Per far fronte alle esigenze di “sviluppo scientifico”, caro a Hu, e razionalizzare la burocrazia, è probabile che il Governo presenti un piano per la creazione di alcuni super-ministeri. Fra questi, un nuovo ministero dell’Industria, che avrà influenza sulla difesa, i monopoli di stato, e gli sviluppi all’estero di importanti settori industriali legati alla produzione di ferro, acciaio e materiali non ferrosi. Un nuovo ministero dei Trasporti includerà quello delle Comunicazioni, le Poste e l’Aviazione. Si vocifera anche d’un nuovo ministero della Sanità, che comprenda pure la cura per la sicurezza dei cibi e delle medicine, dopo lo scandalo internazionale degli avvelenamenti, che è costata la vita all’ex ministro Zheng Xiaoyu. Si attende pure che la Sepa, organismo di monitoraggio ambientale, finora senza alcuna forza, divenga un ministero con più potere per contrastare il disastro ecologico in cui versano aria e acque del Paese.

Sicuro è l’aumento del budget per le spese militari. Il portavoce dell’ANP, Jiang Enzhu, ha già dichiarato che il Governo pensa di incrementarlo del 17,6%, portandolo a 417.769 miliardi di yuan (circa 42 miliardi di Euro). Secondo esperti militari occidentali, la cifra effettiva è quasi il triplo di quella dichiarata.

Stando al 2008 China Military Power, un rapporto commissionato annualmente dal Congresso statunitense, la Repubblica Popolare ha speso l’anno scorso 139 miliardi di dollari per ammodernare il suo arsenale: tre volte di più rispetto al budget annunciato. L’importo supera di gran lunga le spese militari della Russia, del Giappone e della Corea del Sud. Uno sviluppo militare che, combinato con la mancanza di trasparenza, pone a rischio la stabilità globale e incrementa la possibilità di incomprensioni con la Comunità internazionale.

Fra i temi più controversi, vi saranno le nuove leggi sui diritti di lavoro. Dal 1° gennaio in Cina vigono leggi che regolano gli orari di lavoro, le assunzioni dopo contratti temporanei di 2 anni, accordi su pensioni e liquidazioni. Normative che stanno mettendo a dura prova molti membri del Pcc e il loro capitalismo selvaggio perché vedono aumentare il costo del lavoro. Secondo alcuni rappresentanti, le nuove norme leggi servono solo a «proteggere i pigri».

Non sarà fra i delegati all’ANP il ragazzo scelto dalla Cina come XI Panchen Lama perché non aveva compiuto 18 anni al momento delle elezioni. Il Panchen Lama è secondo per importanza nella gerarchia del Buddhismo tibetano dopo il Dalai Lama.

Il Dalai Lama, che vive in esilio e che Pechino considera un nemico, il 14 maggio 1995 scelse come reincarnazione del X Panchen Lama un bambino di sei anni: Gedhun Choekyi Nyima. Lo stesso giorno le autorità cinesi lo hanno rapito assieme ai genitori e, nel 1996, hanno ammesso di detenerlo in «custodia preventiva». Al suo posto Pechino ha nominato Gyaltsen Norbu, che cresce e studia sotto lo sguardo vigile degli organi del Partito e spesso appare in manifestazioni pubbliche a fianco dei leader cinesi per dimostrare agli occhi del mondo che la “questione tibetana” non esiste.

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