CINA: madri surrogate per avere figli maschi

(di Emanuele Gagliardi) Angoscianti scenari della peggiore fantascienza eugenetica rivelati dallo “Shanghai Daily” (24 ottobre 2011): sta prendendo sempre più piede in Cina il ricorso a madri surrogate per avere figli maschi. Aziende specializzate nel settore offrono ai loro clienti dei veri e propri pacchetti di “vendita bambini”. Una di queste aziende, individuata dallo “Shanghai Daily”, offre da cinque a sette madri surrogate per volta per la somma di un milione di yuan (poco più di 100.000 euro).

Il cliente, quindi, fornisce il proprio sperma per effettuare un’inseminazione artificiale contemporanea su diverse donne. Appena è possibile stabilire il sesso del nascituro, le donne che aspettano figlie femmine vengono fatte abortire. Nell’ipotesi che più donne siano incinte di maschi nel contempo, spetta al cliente decidere se avere più d’un figlio o farne nascere uno solo, facendo abortire gli altri feti.

Una nascita tramite madre surrogata senza preferenze di sesso, invece, costa molto meno: circa 150.000 yuan (più e meno 15.000 euro). La tariffa varia anche a seconda della tipologia di madre utilizzata: le più richieste sono donne sane molto giovani, dai 20 ai 28 anni, di altezza minima 1 metro e 65 centimetri, meglio se laureate o studentesse universitarie perché si ritiene assicurino geni migliori ai bambini che metteranno al mondo.

Le donne che accettano di fare da madri surrogate, in base ai requisiti, sono divise in 9 diversi livelli e a seconda del livello vengono pagate da 40.000 a 120.000 yuan (da 4.000 a 12.000 euro circa) all’anno dall’azienda che le ingaggia.

Sulla carta il ricorso alle madri surrogate è illegale in Cina. Ci si chiede allora come (o meglio: perché) tale pratica riesca a sfuggire alla maniacale rete di controllo sociale del regime comunista. Il sospetto è che sia considerata un più che tollerabile corollario della “politica del figlio unico” inaugurata su scala nazionale nel 1979 da Deng Xiaoping e successivamente riconfermata, con pochi aggiustamenti, fino a divenire legge nazionale il 1 settembre 2002. (Emanuele Gagliardi)

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