CINA: l’appello delle madri della T’ien an men

Le Madri di piazza T’ien An men, che hanno perduto i figli uccisi nel 1989 dall’Esercito Popolare cinese nella repressione del movimento democratico degli studenti, chiedono con una lettera aperta all’Assemblea Nazionale del Popolo (il Parlamento cinese) di «scusarsi» con le famiglie dei giovani.





Le Madri di piazza T’ien An men, che hanno perduto i figli uccisi nel 1989 dall’Esercito Popolare cinese nella repressione del movimento democratico degli studenti, chiedono con una lettera aperta all’Assemblea Nazionale del Popolo (il Parlamento cinese) di «scusarsi» con le famiglie dei giovani.

La lettera è stata diffusa il 28 febbraio dal gruppo umanitario Human Rights in China. Le donne affermano, tra l’altro: «è davvero possibile che, come ospite dei Giochi Olimpici del 2008, il Governo cinese non abbia problemi nel lasciare che atleti provenienti da tutto il mondo camminino su questa terra bagnata di sangue per partecipare alle Olimpiadi?». 

La lettera delle Madri segue il pronunciamento del Congresso degli Stati Uniti, secondo cui la Cina non ha rispettato l’impegno di migliorare la situazione dei diritti umani quando i Giochi Olimpici 2008 furono assegnati a Pechino (2001).

Il gruppo delle Madri di piazza T’ien An men è stato fondato da Ding Zilin, una professoressa in pensione il cui figlio adolescente fu ucciso nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989, quando l’esercito intervenne in forze per sgombrare la piazza centrale di Pechino dagli studenti, che l’avevano occupata reclamando l’instaurazione di un sistema democratico.

Human Rights Watch, ricorda in un comunicato la situazione di Hu Jia, l’attivista democratico arrestato nel dicembre 2007 con l’accusa di «incitamento alla sovversione», la cui sorte sarà «un banco di prova» per il governo cinese in vista delle Olimpiadi.

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