CINA: in un anno più di 280.000 suicidi

Stando alle statistiche ufficiali, sono 280.000 le persone che ogni anno si suicidano in Cina. Gli esperti, però, ritengono che questa sia una cifra estremamente ottimistica. Michael Phillips, professore associato di medicina sociale alla Harvard Medical School, capo del settore ricerca all’ospedale Hui Long Guan di Pechino e specializzato in interventi psicologici e prevenzione dei suicidi, giudica il dato ufficiale «irrealisticamente basso».






Stando alle statistiche ufficiali, sono 280.000 le persone che ogni anno si suicidano in Cina. Gli esperti, però, ritengono che questa sia una cifra estremamente ottimistica. Michael Phillips, professore associato di medicina sociale alla Harvard Medical School, capo del settore ricerca all’ospedale Hui Long Guan di Pechino e specializzato in interventi psicologici e prevenzione dei suicidi, giudica il dato ufficiale «irrealisticamente basso». Secondo lo scienziato l’inesattezza del dato si deve alla mancanza di un registro dei decessi simile a quello in vigore nei paesi occidentali. Inoltre, a detta di un altro esperto di psicologia dell’Università di Pechino citato dal quotidiano “China Daily”, le statistiche nazionali sono proiezioni basate su dati forniti dalle città e dalle zone rurali più avanzate, che non tengono conto dei decessi non dichiarati che avvengono nelle campagne.

    Secondo le stime del Ministero della sanità, in Cina ogni anno ci sono 25 suicidi ogni 100.000 persone, un numero maggiore rispetto al resto del mondo, dove il rapporto è di 15 suicidi ogni 100.000 persone. Il suicidio è fra le principali cause di morte nella fascia di età tra i 15 e i 34 anni, e i suicidi costano al Paese, sempre secondo il Ministero della sanità, 3,5 miliardi di dollari l’anno. La stampa cinese riporta spesso le notizie di studenti universitari che si tolgono la vita. Altri casi di suicidio frequenti in Cina avvengono nella campagne, dove circa 30 donne su 100.000 ogni anno si tolgono la vita. Le donne che vivono in campagna si occupano, in molti casi, di mantenere da sole la fattoria e di crescere i figli, mentre i mariti sono migrati in città a cercare lavoro, e non hanno accesso ad alcun aiuto. (E. G.)

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