CINA: il regime teme la Bibbia

Per le Olimpiadi 2008 ad ogni visitatore o atleta sarà consentito portare una Bibbia o altri oggetti religiosi, ma solo «per motivi personali». Sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Pechino c’è l’esplicita raccomandazione «di portare in ogni viaggio in Cina non più di una Bibbia», regola in vigore per 365 giorni all’anno e valida per tutti i viaggiatori.






Per le Olimpiadi 2008 ad ogni visitatore o atleta sarà consentito portare una Bibbia o altri oggetti religiosi, ma solo «per motivi personali». Sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Pechino c’è l’esplicita raccomandazione «di portare in ogni viaggio in Cina non più di una Bibbia», regola in vigore per 365 giorni all’anno e valida per tutti i viaggiatori.

De facto, nonostante il dettato costituzionale, in Cina non esiste libertà religiosa: buddhisti, cattolici, protestanti, musulmani, taoisti per restare nella legalità devono aderire alle Associazioni Patriottiche del regime. Mentre contro la setta del Falun Gong o contro la minoranza islamica, la T’ien An men continua a essere durissima, la repressione contro il cristianesimo è oggi meno diretta, più subdola, ma non meno pericolosa. Durante il sanguinario “regno” di Mao Tse-tung c’era solo repressione: i suoi epigoni hanno compreso che le campagne antireligiose sono fallite (secondo le statistiche il 70% dei cinesi si considera “religioso” e pochi si riconoscono nelle Associazioni Patriottiche) e adottano la politica della dissimulazione. Ogni tanto il Governo si ricorda che la legge ateistica è ancora vigore e qualcuno ci rimette la vita, a cominciare dagli anziani sacerdoti, che a decine periscono di torture e stenti nei Laogai di Stato.

Contro fenomeni circoscritti il regime compie azioni dimostrative – è il caso del Falun Gong, che ha sfidato il Partito attraverso manifestazioni di piazza senza precedenti e i cui dirigenti sono tutti morti o in carcere – ma poiché per stroncare il virgulto del Cristianesimo dovrebbe arrestare almeno 300 milioni di persone, preferisce operare nell’oscurità delle prigioni-lager mentre mostra apertamente il pugno di ferro con i culti non cristiani, legati a cause indipendentiste, dal Tibet ai musulmani con mire federaliste e integraliste. Con buona pace di Mao, che avrebbe voluto distruggere tutte le religioni, oggi in Cina il fenomeno religioso è in forte espansione: ci sono conversioni anche tra i membri del Partito comunista, ferve l’attività missionaria e anche i cattolici “ufficiali” hanno capito che senza il legame con il Papa la loro Fede non sarebbe sopravvissuta. A fare catechismo i preti rischiano ancora tre anni di carcere, diversi vescovi sono in prigione o scomparsi o agli arresti domiciliari, ma la leadership ha capito che non conviene creare martiri: molte conversioni sono dovute proprio alla testimonianza di questi.

Nella sua Lettera ai cattolici cinesi, Papa Benedetto XVI ha detto ai vertici comunisti che i Cristiani, appena usciti dal secolo del martirio di milioni di fedeli, non accetteranno mai di scendere a compromessi sulla libertà religiosa.

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