CINA: il bluff della “società armoniosa” auspicata da Hu Jintao

La «società armoniosa» che il leader Hu Jintao auspica «prevede una maggior partecipazione di tutte le fasce della popolazione allo sviluppo della Cina», ma limitarsi all’enunciato è «uno dei più grandi bluff nella storia del Partito comunista cinese», come il suggerire «una riconciliazione sociale» in un Paese che «vede almeno 200 rivolte violente al giorno con scontri fra popolazione e polizia».





La «società armoniosa» che il leader Hu Jintao auspica «prevede una maggior partecipazione di tutte le fasce della popolazione allo sviluppo della Cina», ma limitarsi all’enunciato è «uno dei più grandi bluff nella storia del Partito comunista cinese», come il suggerire «una riconciliazione sociale» in un Paese che «vede almeno 200 rivolte violente al giorno con scontri fra popolazione e polizia».

Duro il commento di padre Bernardo Cervellera su “AsiaNews”, Agenzia del Pontifico Istituto Missioni Estere, ai lavori del XVII Congresso del PCC durante il quale «si parla di “libertà religiosa” e di “rispetto per tutte le fedi”, mentre nel Paese continuano persecuzioni e violenze contro membri delle comunità religiose, con vescovi scomparsi, isolati, morti in circostanze oscure; attivisti protestanti trascinati nei lager o picchiati».

Sulla scia della Lettera di Benedetto XVI alla Chiesa cinese, “AsiaNews” sottolinea che a T’ien An men converrebbe aprirsi alla libertà religiosa che «suscita simpatia all’estero, creatività e solidarietà all’interno e diviene fonte di moralità per una società caratterizzata da un alto tasso di suicidi e di corruzione. Forse solo la libertà di religione garantirà una vera società armoniosa».

Ad oggi, denuncia padre Cervellera, esperto sinologo, «nella Cina che si gloria di essere un Paese moderno e all’avanguardia, 4 vescovi sono scomparsi nelle mani della polizia». Tre di loro sono “clandestini”, cioè fedeli al Vaticano, uno riconosciuto dal Governo: mons. Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei), arrestato e scomparso dal 1996; mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), arrestato il 13 aprile 2001; mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo di Zhengding (Hebei), detenuto in una “casa di ospitalità” sotto il controllo della polizia, in località sconosciuta; mons. Martino Wu Qinjing, vescovo ufficiale di Zhouzhi (Shaanxi), dal 17 marzo 2007 in isolamento forzato a Lintong o Xian, dove è sottoposto a «sessioni di studio».

Secondo fonti di AsiaNews, vi sono almeno 11 sacerdoti in arresto, fra cui padre Giuseppe Lu Genjun, amministratore della diocesi di Baoding (Hebei), che dopo 3 anni di lager è nuovamente detenuto in località segreta, senza processo e senza accuse precise.

«La scomparsa di queste personalità ecclesiastiche – sostiene la nota – suscita molta preoccupazione nella Chiesa cinese» anche perché «in prigione o in isolamento i vescovi e i sacerdoti sono sottoposti a torture fisiche e a pressioni psicologiche che ne debilitano la salute». Così negli ultimi due anni, due vescovi “sotterranei” sono morti mentre erano sequestrati: mons. Han Dingxian (diocesi di Yongnian/Handan, Hebei) e mons. Giovanni Gao Kexian, vescovo non ufficiale di Yantai (Shandong)). Senza contare che «molti vescovi e sacerdoti, ritornati dalla prigionia o dall’isolamento presentano malattie e consunzione, dovuti alle violenze subite in carcere». (E.G.)

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