CINA: condannato l’attivista Hu Jia

L’attivista per i diritti umani Hu Jia, fra i principali contestatori della politica cinese in Tibet, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per «istigazione a sovvertire i poteri dello Stato».





L’attivista per i diritti umani Hu Jia, fra i principali contestatori della politica cinese in Tibet, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per «istigazione a sovvertire i poteri dello Stato».

Il verdetto della Prima Corte Intermedia di Pechino, alimenterà senza dubbio le polemiche internazionali nei confronti della Repubblica Popolare, a pochi mesi dai Giochi Olimpici, e mentre è in corso la brutale repressione nel Tibet.

Hu era finito in prigione a fine dicembre 2007 dopo aver trascorso quasi sette mesi agli arresti domiciliari, misura a cui restano sottoposte sua moglie Zeng Jinyan, anche lei nel mirino del regime, e la loro figlioletta. Interrotta la linea telefonica della loro casa.

Noto per le campagne a favore dei malati di Aids delle aree rurali, Hu si è distinto per l’attivismo in difesa delle prerogative democratiche, della libertà di religione e dell’autodeterminazone per il popolo tibetano. Ma più d’ogni altra attività, gli sono costate care le critiche al Partito Comunista con una serie di jos_content_2 di denuncia contro gli abusi del regime, pubblicati «dentro e fuori la Cina», anche via Internet, e il fatto di aver avuto contatti con giornalisti stranieri. In giudizio si era proclamato innocente, pur riconoscendo come «eccessive» alcune sue dichiarazioni.

«Queste le prove a suo carico», spiega l’avvocato difensore Li Fangping, che definisce «ingiusta» la condanna. «La nostra posizione è che, in base alla Costituzione, i cittadini hanno diritto alla libertà di parola, e che quindi gli addebiti mossi dalla pubblica accusa non hanno ragione di sussistere. Per quanto concerne il collegio difensivo, una pena detentiva di tre anni e mezzo è inaccettabile».

Li aggiunge che consiglierà al proprio assistito di presentare appello, ma precisa di non essere stato in grado di parlare con lui dopo la sentenza.

La condanna del dissidente pro-tibetano segue di appena un paio di settimane quella a cinque anni di reclusione inflitta ad un altro importante oppositore, Yang Chunlin, un ex contadino finito in carcere per accuse analoghe a quelle mosse a Hu. Nel suo caso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la raccolta di oltre 10.000 firme in calce a una petizione intitolata Vogliamo i diritti umani, non l’Olimpiade.

Donazione Corrispondenza romana