Cina: centinaia di fedeli impediscono la distruzione della chiesa

1Il Cristianesimo per le autorità cinesi rappresenta sempre più un “pericolo”: a spaventare, è la sua rapida e crescente diffusione, specie in alcune aree del Paese. In questi casi, i funzionari di regime ricorrono alle maniere forti per “arginarlo”, come documentato dall’operazione denominata “Tre revisioni ed una demolizione”, promossa dal Partito comunista di Zhejiang. Ufficialmente sarebbe stata ideata per correggere le costruzioni illegali, quelle cioè edificate al di fuori del piano urbanistico: in realtà, si è rivelata ben presto un pretesto, con cui distruggere le chiese cristiane – 64 in tutto, finora, quelle devastate -, ritenute “troppe” nella regione, benché in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie.

L’ultimo episodio, di cui si abbia notizia, è capitato lo scorso 11 giugno nel villaggio di Guangtou, nei pressi di Wenzhou, dove per ore duecento cristiani (nella foto) hanno lottato contro un centinaio di agenti – tra i quali era presente anche la Polizia antisommossa -, giunti per togliere la croce dal tetto della chiesa, costruita soltanto otto anni fa e dopo la lunga trafila necessaria per ottenere tutti i permessi del caso. Alcuni fedeli sono riusciti a tagliare l’erogazione di corrente, impedendo così l’utilizzo delle seghe elettriche. Altri si sono gettati col proprio corpo davanti alle truppe per convincerle ad allontanarsi dal tempio, ma sono stati picchiati a sangue e senza alcuna pietà con pugni, calci e manganelli.

Alla fine gli agenti han dovuto comunque desistere ed andarsene, senza attuare per il momento il proprio proposito. Ma la popolazione teme un loro ritorno in massa, magari ancora più agguerriti.

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