CINA: “Carta 08” per i diritti umani… e partono gli arresti

Per i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi hanno sottoscritto un documento chiamato “Carta 08”, in cui chiedono al regime di Pechino di sostituire il sistema autoritario e corrotto della Cina con un modello democratico, rispettoso di tutti i diritti umani, compresa la libertà religiosa.

Fra i firmatari di “Carta 08” – che ricalca la “Carta ’77”, firmata trentuno anni fa da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi che premevano sul governo est-europeo per il rispetto dei diritti umani –, vi sono intellettuali di vari atenei cinesi, ma anche imprenditori, contadini, semplici cittadini.

Non pretendono di costituire un partito, ma propugnano un movimento di trasformazione culturale che porti la Cina a un cambiamento radicale. Il regime di T’ien Anmen risponde con i soliti mezzi: l’intellettuale Liu Xiaobo è stato arrestato dalla polizia lo scorso 8 dicembre. Un altro, Zhang Zuhua, è stato sottoposto a interrogatorio per 12 ore e poi rilasciato.

Il giorno 9 dicembre lo scienziato Jiang Qisheng e l’avvocato Pu Zhiqiang sono stati interrogati. Pu è sotto il controllo della polizia. “Carta 08” accusa il governo cinese che ha preferito costruire una «modernizzazione disastrosa» a scapito dei valori, «privando la gente dei loro diritti, distruggendo la loro dignità, corrompendo i normali rapporti umani». «Dove si dirige la Cina del 21° secolo? Continuerà con una “modernizzazione” con stile autoritario, o abbraccerà i valori umani universali, ricongiungendosi con le nazioni civilizzate, e costruendo un sistema democratico?».

La realtà cinese è fatta di «corruzione governativa, mancanza di uno stato di diritto, deboli diritti umani, corruzione dell’etica pubblica, crasso capitalismo, crescente diseguaglianza fra ricchi e poveri, sfruttamento sfrenato dell’ambiente naturale, umano e storico, acuirsi di una lunga lista di conflitti sociali, e negli ultimi tempi una netta animosità fra rappresentanti del governo e la gente comune». Le possibilità di un «conflitto violento di proporzioni disastrose» sono sempre più vicine e «il cambiamento del sistema corrente ormai in declino è divenuto necessario».

I firmatari «raccomandano» al governo cinese di stilare una nuova costituzione, separando i poteri legislativo, giudiziario e esecutivo e rendendo elettiva ogni carica. Questo dovrebbe garantire una giustizia indipendente dal Partito comunista e il controllo pubblico di tutte le cariche e dell’esercito. Attualmente i giudici confessano di dover emettere sentenze sempre favorevoli al Partito, a cui risponde anche l’esercito. Si chiede che venga garantita la libertà di formare gruppi, la libertà di espressione, la libertà religiosa.
A questo proposito il documento afferma che ci deve essere «separazione fra religione e Stato. Non ci deve essere interferenza del governo sulle attività religiose pacifiche. Si dovrebbe abolire ogni legge, regolamento o regole locali che limitano o sopprimono la libertà religiosa dei cittadini. Va soppresso anche l’attuale sistema che richiede ai gruppi religiosi di ottenere una previa approvazione ufficiale».

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