Cile: on line i ‘tutorial’-choc per insegnare come abortire…

AbortoUna vera e propria violenza. Diabolica. Non v’è altro termine per definire la nuova frontiera delle lobby abortiste. Che su Internet – da YouTube ai social network – vi fossero filmati per insegnare a truccarsi od a cucinare, è scontato. Ma che ora ne venissero inseriti altri, per spiegare addirittura come abortire, quasi si trattasse di consigli per gli acquisti o di una banalissima operazione di marketing, è davvero perverso. E criminale. Il settimanale L’Express, che ne ha dato notizia, nel tentativo di rassicurare, in realtà finisce per lanciare un allarme anche peggiore: «Tranquilli – scrive – si tratta di tutorial, che fan parte di una campagna in favore della legalizzazione dell’aborto in Cile». Non si vede come questo possa confortare. A promuovere tale bieca operazione, è stata l’associazione Somos miles, un collettivo femminista cileno.

Da macelleria lo stile narrativo scelto: il giornale d’Oltralpe parla di «ironia», in realtà è choccante vedere una donna incinta, disperata dal proprio stato al punto da voler porre termine alla gravidanza, gettandosi sotto un’auto in corsa o buttandosi giù dalle scale o ancora affondandosi un tacco a spillo in pieno ventre. Spiegando di voler ricorrere a tali stratagemmi, essendo l’aborto accidentale l’unica forma ritenuta legale in Cile. Una forzatura indegna per un messaggio choccante, privo peraltro di qualsivoglia scritta che inviti ad «evitare emulazioni» ed a mettere in guardia il pubblico, soprattutto le giovani.

Una sorta di spot disgustosamente banalizzante ed irrispettoso della stessa situazione rappresentata, situazione con cui purtroppo ogni giorno molte donne – prima, durante e dopo la decisione – si trovano a fare i conti: quello che si sta consumando è un dramma non uno show, un dramma con un prezzo altissimo, quello di una giovane vita innocente – il nascituro – uccisa.

In Cile, provvidenzialmente, l’aborto terapeutico è fuorilegge dal 1989: chi lo pratichi può essere condannato al carcere sino a 5 anni. Ma l’offensiva pro choice si è purtroppo intensificata in questo periodo: lo scorso gennaio è stato presentato un disegno di legge per depenalizzarlo in caso di pericolo per la vita della donna, di malformazione del feto o di stupro. Disegno di legge, sostenuto – tra gli altri – anche dal presidente socialista, una donna, Michelle Bachelet, che ha trasformato questo punto in una promessa elettorale. Ed ora questi spot devastanti, disumani. Contraria all’aborto la maggioranza dei cattolici interpellati in un recente sondaggio: ci si sarebbe aspettati un “no” corale, come previsto dalla Dottrina cattolica, invece si tratta solo del 65% di coloro che si dichiarano credenti, una percentuale troppo risicata per immaginare di poter contare su di un’autentica, convinta e determinata azione di contrasto.

Allora, a Roma l’ormai imminente Marcia nazionale per la Vita, in programma per questo 10 maggio, vorrà essere anche un grido forte e chiaro contro tali violenze mediatiche, promosse da lobby abortiste indisturbate nel propalare i loro messaggi di morte.

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