Enzo Bianchi, il “profeta” del Sessantotto e dintorni

(di Mauro Faverzani) Stupisce che stupiscano. Giustamente scandalizzano. Addolorano. Ma non rappresentano affatto una novità assoluta le affermazioni fatte da Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, ad un incontro promosso dal Comune di Rimini lo scorso 5 novembre presso la “Sala del Giudizio” del Museo.

Incontro, per inciso, facente parte della serie “Biblioterapia”, costata ben 9.900 euro, naturalmente prelevati dalle tasche dei contribuenti. Di questi, mille Iva inclusa e spese di ospitalità solo per Bianchi. Che ha utilizzato quel palco per vomitare le proprie dissacranti convinzioni di sempre.

Convinzioni favorevoli quindi al Sessantotto ed al femminismo rampante, e contrarie a Berlusconi, paragonato, con Gheddafi, alla bestia dell’Apocalisse. Si dispiace che negli anni Ottanta siano cadute le ideologie, cariche di “un orizzonte comunitario” (leggi: comunismo). Per Bianchi, interrogarsi sul diavolo corrisponderebbe ad una “pericolosa perversione” (espressamente “codificata” però dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione, dal Catechismo e ripresa dal suo Compendio al n. 74), la famiglia rappresenterebbe «uno dei primi luoghi di violenza», mentre per «umanizzare la sessualità», apportatrice di “maleˮ, basteremmo noi stessi: nessun ruolo in tutto questo per qualsivoglia disegno di salvezza, figuriamoci per il sacrificio di Cristo… Parlar di “Dio-Bene” e di angeli ribelli significherebbe abbozzare uno “schemino”, i primi undici capitoli del libro della Genesi sarebbero soltanto «racconti mitici, tentativi fatti con miti e categorie culturali di tremila anni fa», altro che Parola rivelata, altro che Scrittura ispirata, altro che «fatti realmente accaduti» come recentemente ribadito anche dai Gesuiti de “La Civiltà Cattolica”! Sarebbe «una stupidaggine» sostenere che «la sofferenza» ed «il dolore» purifichino o accettarli con «rassegnazione», nonostante il Compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 314 indichi proprio nella «Passione e morte» di Gesù il «nuovo senso» dato alla «sofferenza».

Correttamente il giornale “La Voce di Romagna” parla, in proposito, di «deliri contemporanei», ma, stante il loro cantore, v’è anche da dire ch’erano del tutto scontati. Enzo Bianchi è lo stesso che lo scorso 5 giugno durante la trasmissione di “RadioRai Treˮ Uomini e Profeti “demitizzò” i miracoli, definiti roba da società «incantata», non certo per «cattolici adulti» come lui… E’ lo stesso che nel libro Per un’etica condivisa, in nome di una mediazione purchessia, è disposto a proporre un Cattolicesimo astratto, spiritualista, quindi inincisivo ed insignificante, quasi preferendo – anche in termini metafisici ‒ la Costituzione alla Sacra Bibbia ed invocando il massimo rispetto per ogni legge nata dal “confronto democratico” (comprese, quindi, quelle su divorzio e aborto?). E poi via, nuovi attacchi al Centrodestra, a Berlusconi, a Maroni, a Ferrara ed anche a Mel Gibson, tanto per non farci mancare nulla.

Fu proprio Bianchi il 1° settembre del 2007 a bollare come vecchia la formula degli incontri del Papa coi giovani, a Loreto tanto quanto per le Giornate Mondiali, “da aggiornare”. Madrid suggerirebbe il contrario… Ed ancora due anni fa il priore di Bose utilizzò la tribuna offertagli dal mensile dei Paolini “Jesus”, per sferrare un poderoso attacco al Motu proprio Summorum Pontificum, indicato per allusioni quale «causa aggravante dei mali» della Chiesa universale.

Già, perché lo stile seguito è sempre lo stesso proprio dei lib-lab cattolici, dei radical-chic da sagrestia, di certi “cattoprogressisti”: è più quel che non dicono di quel che dicono, più quel che fan intendere di quel che citano, parlano per sorrisini, battutine, strizzatine d’occhio,… Sono incapaci di dire pane al pane, vino al vino, di accogliere l’invitò di Gesù Cristo: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no no; il di più viene dal maligno» (Mt. 5, 33-34,37). Allora, inutile davvero stupirsi.

Certo, dispiace che il Comune di Rimini utilizzi in questo modo i soldi di tutti i contribuenti, anche dei credenti che non si lasciano incantare dalle sirene di Bose. Tuttavia, ciò che – ancora una volta ‒ sconcerta e sconvolge maggiormente è il credito che a “profeti” di tal fatta viene ancora riconosciuto da sin troppo ampi settori del mondo ecclesiale: nel solo mese di ottobre ha avviato l’annuale cammino di formazione permanente dei sacerdoti di Treviso, partecipato ai Dialoghi in Città voluti dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, ai Lunedì Culturali proposti dall’Ufficio per la Pastorale Culturale della Diocesi di Torino; e poi ancora, in tempi diversi, ha parlato di pil nella Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, di laici in Cattedrale a Bari, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo…

E’, questo, un tasto dolente, purtroppo già noto per altri casi analoghi. Vien da chiedersi se, in questi inviti, vi sia la “piena coscienza” e la “deliberata avvertenza” delle idee, sostenute dal personaggio in questione. Ma in questi casi, specie quando si abbiano responsabilità pastorali o civiche, l’ignoranza davvero non paga… (Mauro Faverzani)

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