Molti problemi oggi sul tappeto, sono oggetto di discussione di teologi e canonisti. Talvolta si dimentica però che il fondamento teorico e istituzionale del diritto canonico, il dirittopubblico ecclesiastico, una scienza che studia la Chiesa nella sua natura di società visibile, gerarchica e giuridicamente organizzata. Mentre il diritto canonico disciplina concretamente la vita della Chiesa attraverso norme riguardanti il governo, i sacramenti, i fedeli, gli istituti religiosi e l’amministrazione ecclesiastica, il diritto pubblico ecclesiastico ne giustifica i presupposti, dimostrando il diritto della Chiesa di emanare leggi, giudicare e governare i fedeli in ordine al suo fine soprannaturale. In questo senso esso rappresenta la dimensione costituzionale e apologetica della scienza canonistica, occupandosi altresì dei rapporti tra Chiesa e Stato e della legittima autonomia di entrambe le società. Tra i più eminenti rappresentanti di questa disciplina sono stati, nel XIX secolo, il cardinale Alfredo Ottaviani con le sue Institutiones Iuris Publici Ecclesiastici, IV (edizione ampliata 1958-1960) e il servo di Dio padre Felice Maria Cappello s.j., con la Summa Iuris Publici Ecclesiastici (edizione definitiva del 1954).
Tra le numerose opere di padre Cappello, le Edizioni Effedieffe hanno meritoriamente pubblicato nel 2022 il volume Chiesa e Stato, un’opera apparsa originariamente nel 1910, in cui lo studioso gesuita espone la dottrina cattolica tradizionale sull’origine, la natura e i limiti delle due potestà, spirituale e temporale (Felice Maria Cappello, Chiesa e Stato. «Dux hominibus ad caelestia», Effedieffe, Milano 2022, pp. 624, € 30,00).
Nato a Caviola di Falcade l’8 ottobre 1879, Felice Maria Cappello fu ordinato sacerdote nel 1902 nella diocesi di Belluno. Dotato di una straordinaria intelligenza e di una memoria eccezionale, conseguì lauree in teologia, filosofia e diritto canonico. Dopo alcuni anni di insegnamento e di attività culturale, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1913. Dal 1920 insegnò diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana, divenendo uno dei più autorevoli canonisti del suo tempo.
La sua fama, tuttavia, non derivò principalmente dall’attività accademica. Per oltre quarant’anni fu il celebre “confessore di Roma”, ricercato da cardinali, sacerdoti, religiosi e semplici fedeli. Alla sua morte, avvenuta il 25 marzo 1962, la fama di santità era già vastissima. Il processo di beatificazione è stato aperto nel 1990 e la fase diocesana si è conclusa nel 2014; oggi padre Cappello porta il titolo di Servo di Dio. Il suo corpo è sepolto nella Chiesa di Sant’Ignazio, nel centro di Roma, accanto al confessionale, conservato come una reliquia, dove esercitò per circa quarant’anni il suo ministero di confessore. Una volta qualcuno gli chiese se quando confessava a Sant’Ignazio avesse avuto delle conversioni e padre Cappello rispose: «Quasi ogni volta».
Chiesa e Stato fu scritto in un contesto storico dominato dal conflitto tra la Chiesa cattolica e il liberalismo politico. Erano passati appena quarant’anni dalla presa di Roma e la “questione romana” era ancora aperta. Il nuovo Stato italiano rivendicava una piena autonomia dalla Chiesa e tendeva a relegare la religione nella sfera privata. Cappello si proponeva di rispondere a questa impostazione con un’opera sistematica che chiarisse la natura della Chiesa, i suoi diritti e i rapporti corretti tra le due potestà. Lo stesso autore dichiarava di voler «illuminare tante povere menti», dissipando gli errori diffusi sul ruolo della Chiesa nella società.
L’opera si colloca pienamente nella tradizione del diritto pubblico ecclesiastico sviluppata nel XIX secolo da autori come i padri Luigi Taparelli d’Azeglio e Matteo Liberatore e il cardinale Tommaso Maria Zigliara. Non è quindi un libro di polemica contingente, ma un tentativo di fondare razionalmente e teologicamente la dottrina cattolica sul potere spirituale.
Il punto di partenza di Cappello è la convinzione che la Chiesa sia una società perfetta, fondata direttamente da Cristo e dotata di mezzi sufficienti per conseguire il proprio fine soprannaturale. Lo Stato, a sua volta, è anch’esso una società perfetta nel proprio ordine naturale. Tra le due società non vi è identità né separazione assoluta, bensì distinzione e armonia.
L’autore respinge due errori opposti. Da una parte il cesaropapismo, che assoggetta la Chiesa al potere politico; dall’altra il liberalismo che considera la religione un fatto esclusivamente privato. Secondo Cappello, poiché l’uomo è al tempo stesso cittadino e fedele, anche le due autorità devono necessariamente incontrarsi e collaborare.
In questo quadro emerge la celebre formula tradizionale secondo cui il fine soprannaturale è superiore al fine temporale. Tale superiorità non implica che la Chiesa debba governare direttamente lo Stato, ma che l’ordine politico non possa contraddire la legge divina e naturale senza danneggiare il bene comune.
Uno dei principali meriti del volume è la straordinaria ampiezza della documentazione. Cappello cita sistematicamente la Sacra Scrittura, i Padri della Chiesa, i teologi medievali, il magistero pontificio e la tradizione canonistica. La costruzione argomentativa è rigorosa e procede con metodo scolastico: definizioni precise, distinzione dei concetti, esposizione delle obiezioni e loro confutazione.
Un altro pregio è l’assenza di qualsiasi riduzione ideologica. Cappello non scrive da uomo politico, ma da teologo e canonista. Il suo obiettivo non è difendere una fazione, bensì chiarire i principi permanenti della dottrina cattolica.
Molti dei problemi affrontati da Cappello – il rapporto tra legge morale e legge civile, il ruolo pubblico della religione, i limiti dell’autorità politica, la tutela della famiglia e dell’educazione – restano di sorprendente attualità. Il suo volume richiede familiarità con il linguaggio teologico-giuridico e una certa conoscenza del contesto storico. Ma proprio per questo costituisce una miniera preziosa per studiosi, sacerdoti e laici interessati ad approfondire la natura anche giuridica della Chiesa.
In quest’opera si ritrova la mente lucida del grande canonista e, insieme, l’anima sacerdotale di colui che Roma ricordò come il “confessore della misericordia”. Se la causa di beatificazione metterà in luce soprattutto le virtù eroiche di padre Cappello, Chiesa e Stato testimonia invece la solidità della sua formazione intellettuale e la sua volontà di difendere, con rigore e carità, la verità cattolica in un tempo di grave confusione intellettuale.