CHIESA CATTOLICA: una lettera pastorale dell’arcivescovo di Colombo

Riportiamo qui di seguito il testo di una lettera pastorale inviata da S. E. Mons. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo (Sri Lanka), a tutti i fedeli della sua diocesi il 7 ottobre 2009, festa della Madonna del Rosario.

Cari Fratelli e Sorelle,

ultimamente alcune persone e movimenti di rinnovamento cattolico hanno svolto molteplici esercizi paraliturgici non previsti dal calendario parrocchiale ordinario.

Apprezzando le numerose conversioni, il valore della testimonianza, l’entusiasmo rinnovato per la preghiera, la partecipazione dinamica e la sete della Parola di Dio, in quanto vescovo diocesano e amministratore generale dei misteri di Dio nella Chiesa locale a me affidata, sono il moderatore, il promotore e il custode della vita liturgica dell’arcidiocesi di Colombo. A questo titolo vi invito a soffermarvi sugli aspetti liturgici ed ecclesiologici legati a questa nuova situazione e vi prego insistentemente di rispettare le direttive enunciate nella presente circolare a effetto immediato.

L’Eucaristia è la celebrazione del Mistero pasquale per eccellenza dato alla Chiesa da Gesù Cristo stesso. Gesù Cristo è il principio di ogni liturgia nella Chiesa e per questa ragione ogni liturgia è essenzialmente di origine divina. Essa è l’esercizio della Sua funzione sacerdotale e di conseguenza non è certamente una semplice impresa umana o una pia innovazione. In realtà è inesatto definirla una semplice celebrazione della vita. È molto più di questo. È la fonte e l’apice da cui tutte le grazie divine riempiono la Chiesa.

Questo sacro mistero è stato affidato agli Apostoli dal Signore e la Chiesa ne ha accuratamente preservato la celebrazione nel corso dei secoli, dando vita alla tradizione sacra e a una teologia che non cedono all’interpretazione individuale o privata. Nessun sacerdote, di conseguenza, diocesano o religioso che sia, proveniente da un’altra arcidiocesi o addirittura dall’estero, è autorizzato a modificare, aggiungere o sopprimere nulla nel rito sacro della Messa. Non si tratta di una novità, ma di una decisione presa nel 1963 dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (22.3), la costituzione dogmatica sulla santa liturgia del Concilio Vaticano II, in seguito reiterata a più riprese in documenti quali Sacramentum Caritatis di Sua Santità Benedetto XVI ed Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II, di venerata memoria.

A tale proposito, bisognerebbe menzionare esplicitamente alcuni elementi:

1.    I sacerdoti non sono autorizzati a modificare o a improvvisare la Preghiera eucaristica o altre preghiere immutabili della Messa – anche se si tratta di dare precisazioni su un elemento già presente – cantando ritornelli diversi o spiegazioni differenti. Dobbiamo capire che la liturgia della Chiesa è strettamente legata alla sua fede e alla sua tradizione: “Lex orandi, lex credendi”, la regola della preghiera è la regola della fede! La liturgia ci è stata data solo dal Signore, nessun altro, quindi, ha il diritto di cambiarla.

2.    Le manifestazioni del tipo “Praise and Worship” (letteralmente “lode e adorazione”, ma qui si tratta di una corrente musicale di stile gospel, NdT) non sono permesse nel rito della Messa. La musica disordinata e assordante, i battiti di mano, i lunghi interventi e i gesti che perturbano la sobrietà della celebrazione non sono autorizzati. È molto importante che comprendiamo la sensibilità culturale religiosa del popolo dello Sri Lanka. La maggior parte dei nostri compatrioti sono buddisti e per questo motivo sono abituati a un culto profondamente sobrio; da parte loro, né i musulmani né gli indù creano agitazione nella loro preghiera. Nel nostro Paese, inoltre, esiste una forte opposizione alle sette fondamentaliste cristiane e noi, in quanto cattolici, ci battiamo per far comprendere che i cattolici sono diversi da queste sette. Alcuni di questi cosiddetti esercizi di lode e di adorazione assomigliano più a degli esercizi religiosi fondamentalisti che a un culto cattolico romano. Che ci sia permesso di rispettare la nostra diversità culturale e la nostra sensibilità.

3.    La Parola di Dio prescritta non può essere cambiata a caso e il salmo responsoriale deve essere cantato e non sostituito da cantici di meditazione. La dimensione contemplativa della Parola di Dio è di importanza capitale. In alcuni servizi paraliturgici la gente oggi ha la tendenza a diventare estremamente verbosa e chiacchierona. Dio parla e noi dobbiamo ascoltarLo; per ascoltare bene, il silenzio e la meditazione sono più necessari dell’esuberanza cacofonica.

4.    I sacerdoti devono predicare la Parola di Dio sui misteri liturgici celebrati. È severamente vietato ai laici di predicare durante le celebrazioni liturgiche.

5.    La Santissima Eucaristia deve essere amministrata con la massima cura e il massimo rispetto, ed esclusivamente da coloro che sono autorizzati a farlo. Tutti i ministri, ordinari e straordinari, devono essere rivestiti degli ornamenti liturgici appropriati. Raccomando a tutti i fedeli, compresi i religiosi, di ricevere la comunione con rispetto, in ginocchio e sulla lingua. La pratica dell’auto-comunione è vietata e domanderei umilmente a ogni sacerdote che la permette di sospendere immediatamente questa pratica.

6.    Tutti i sacerdoti devono seguire il rito della Messa così come è stato stipulato, in modo da non dar luogo di paragonare o opporre le messe celebrate da alcuni sacerdoti alle altre messe dette dal resto dei sacerdoti.

7.    Le benedizioni liturgiche sono riservate unicamente ai ministri della liturgia: i vescovi, i sacerdoti e i diaconi. Tutti possono pregare per l’altro. Si raccomanda insistentemente, però, di non utilizzare gesti che possano provocare illusione, confusione o una sbagliata interpretazione.

Donazione Corrispondenza romana