CHIESA CATTOLICA: un appello forte del cardinale Canizares

Il cardinale Antonio Canizares, 63 anni, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, arcivescovo di Toledo e Primate di Spagna, è stato spesso paragonato alle lame d’acciaio che rendono celebre la città di cui è Pastore dal 2002.





Il cardinale Antonio Canizares, 63 anni, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, arcivescovo di Toledo e Primate di Spagna, è stato spesso paragonato alle lame d’acciaio che rendono celebre la città di cui è Pastore dal 2002. In una lunga intervista a “Il Foglio”, pubblicata domenica 30 marzo, Sua Eminenza ripercorre i temi principali del suo magistero episcopale e spiega le sue riserve sia davanti alle note politiche spagnole degli ultimi anni, sia più in generale sull’andamento unidirezionale delle nostre democrazie relativiste, in cui sembrano non esistere più “valori non negoziabili”. Vediamo alcuni temi cercando di cogliere la visione di fondo proposta dal cardinale.

Riguardo alla vita umana e contro l’idea che l’aborto sia un male, ma non lo siano le leggi abortiste, o in altro modo che esso sia un peccato ma non un reato, il cardinale spiega che: «L’aborto è la violazione del diritto più fondamentale e sacrosanto di tutti i diritti umani: il diritto alla vita (…) base della convivenza tra gli uomini. Si tratta di un crimine contro la persona e la società (…). Legittimare la morte di un innocente per mezzo dell’aborto mina e distrugge, dunque, il fondamento stesso della società». La diffusione dell’aborto inoltre, «in base a legislazioni permissive (…) costituisce una grandissima sconfitta dell’umanità», e non certo una conquista sociale. Di tale sconfitta sono responsabili le società e gli Stati i quali con «leggi permissive» autorizzano di fatto «sentenze di morte ingiuste».

«Qui, prosegue il porporato, c’è una questione di fondo gravissima: chi, quando e come si è uomo. Chi lo decide? (…). Tutto ciò ha conseguenze enormi (…). Per questo il tema dell’aborto è tanto decisivo, più importante di altri problemi». Il Cardinale però mantiene il suo naturale ottimismo e non esita a credere che presto «l’umanità se ne vergognerà, come si vergogna della schiavitù o di genocidi ancora a noi tanto vicini».

Circa la natura del sistema democratico attuale, Sua Eminenza offre un’analisi scevra da condizionamenti mondani e compromessi ideologici. Secondo il prelato, «uno degli aspetti più gravi e delicati dell’attuale situazione – e delle società democratiche – (…) è la sparizione di un concetto di persona che non sia sottomesso alle decisioni mutevoli e di potere». Infatti «per essere vera, crescere e rafforzarsi come si deve, la democrazia ha bisogno di un’etica e di un diritto che si basa sulla verità dell’uomo e reclama il concetto di persona umana come soggetto trascendente di diritti fondamentali e inalienabili (…). È evidente, per tanto che chi nega il diritto alla vita è contro la democrazia e conduce la società al disastro». Ma questa mentalità laicista «senza verità, senza tradizione, senza memoria» escludendo Dio, non può che escludere l’uomo stesso.

«La famiglia – secondo il card. Canizares – è la cosa migliore che abbiamo. È il santuario dell’amore e della vita, scuola di pace, fondamento imprescindibile per una nuova civiltà dell’amore». Purtroppo da parte dello stesso laicismo dominante, «l’integrità della famiglia sta soffrendo seri e preoccupanti attacchi», e di fatto «viviamo tempi non facili per le famiglie, scosse come sono le loro basi dalle gravi minacce, chiare e sottili, comprese legislazioni ingiuste».

«La famiglia oggi si vede messa sotto assedio» e ciò per varie cause quali «l’ideologia del genere, la mentalità abortista e anti vita». Tutto ciò è favorito da «poteri e lobby molto potenti e influenti», tra cui non può non vedersi richiamata la Massoneria.

In sintesi l’illustre teologo dà una lettura breve ma penetrante di questa vera e propria Rivoluzione che altro non è che «una sovversione in piena regola» dei principi e dei valori che resero grande e luminosa l’Europa cristiana.
«A questo punto risulta chiaro che ci troviamo immersi in quella che mi permetto di chiamare una grande “rivoluzione culturale”, già iniziata da parecchio tempo (…). Già da alcuni decenni stiamo assistendo in tutto l’Occidente a una profonda trasformazione nel modo di pensare, di sentire e di agire. Si è prodotto e preteso di consolidare una vera “rivoluzione” che si basa su un modo di intendere l’uomo e il mondo (…) nella quale Dio non conta (…). L’oblio di Dio o il relegarlo alla sfera del privato è (…) l’evento fondamentale di questi tempi; non ce n’è altro che vi si possa comparare in radicalità e nell’ampiezza delle sue grandi conseguenze. È questo quello che sta dietro al laicismo essenziale ed escludente che si pretende di imporre alla nostra società».

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