CHIESA CATTOLICA: schermaglie russe

Si arriverà presto a un incontro tra il Papa e il patriarca ortodosso di Mosca così da sancire la pace definitiva tra le due chiese? A leggere le ultime notizie provenienti dalla Russia sembrerebbe di no, in barba ai pronostici più ottimistici, divulgati con sempre maggiore assiduità.


Le notizie parlano di schermaglie, per nulla politically correct, tra il leader della chiesa cattolica a Mosca, il metropolita italiano Paolo Pezzi e il patriarcato ortodosso. Pietra di scandalo il varo di una legge che prevede il ritorno in seno al patriarcato delle proprietà ecclesiastiche nazionalizzate dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917. Tra queste, la chiesa cattolica di Kaliningrad, una città che, come ha scritto Pezzi in una lettera durissima diffusa nelle scorse ore, «è diventata parte dell’Unione sovietica dopo la Seconda guerra mondiale» e dove, quindi, «è difficile trovare una singola chiesa ortodossa costruita prima della guerra». Come a dire: Mosca, lo dice la storia, non ha nessun diritto sui beni ecclesiastici cattolici di Kaliningrad. Scrive Pezz: «Sono rammaricato per la posizione evasiva tenuta dalla chiesa ortodossa. È un grave danno per le relazioni tra le chiese che, anche se con difficoltà, sono migliorate negli ultimi anni».

Le parole che Pezzi, e con lui il Vaticano, solitamente usa nei confronti di Mosca, sono misurate. Per trovare gli accenti duri di queste ore occorre tornare al 2002, quando l’allora patriarca di Mosca Alessio II e il Santo Sinodo della chiesa ortodossa accusarono Giovanni Paolo II di invadere il territorio russo, di volerlo cattolicizzare col più bieco dei proselitismi. Roma, per voce dell’arcivescovo della città, il lituano Tadeusz Kondrusiewicz, rispose dicendosi “perplessa”. Kondrusiewicz parlò anche di Kaliningrad, ricordando anch’egli che la presenza cattolica in città c’è da sempre. Königsberg (così si chiamava sotto il dominio tedesco) era un’importante città europea prima che nel 1946 venisse ribattezzata Kaliningrad in onore di Mijail Kalinin, uno dei seguaci di Stalin.

Scrive Pezzi: «La legge è stata decisa e preparata in segreto, non solo senza alcuna discussione pubblica, ma senza nemmeno la consultazione con le varie parti coinvolte». E ancora: «Sono convinto che questa decisione profondamente sconveniente dovrebbe essere riconsiderata». Quindi l’attacco più duro: «Come è potuto accadere che i cattolici di Kaliningrad, molti proveniente dall’Unione sovietica quando la città venne conquistata, siano diventati cittadini di seconda classe, i cui diritti non sono garantiti dalla Costituzione della Federazione russa e i cui interessi sono così facilmente ignorati?».

Secondo i dati riportati dal quotidiano “Kommersant”, nel patrimonio culturale federale sono catalogati 6.584 oggetti di valore religioso. Di questi, 6.402 sono riconducibili agli ortodossi, 79 ai musulmani, 68 ai cattolici, 13 agli evangelici luterani, 21 ai buddisti e uno agli ebrei.

Con questa legge, scrive il quotidiano russo ripreso anche dal settimanale tedesco “Der Spiegel”, quasi tutti i beni ecclesiastici passeranno in mano agli ortodossi: «La nuova legge andrà ad esclusivo beneficio della chiesa russo ortodossa, diventata ormai il braccio sociale della propaganda di stato» (Paolo Rodari, “Il Foglio”, 16 novembre 2010).

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