CHIESA CATTOLICA: riproposta l’Enciclica Pascendi di san Pio X

Nella prestigiosa sede della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe, la Società Internazionale Tommaso d’Aquino (SITA) ha organizzato il 24 novembre scorso un convegno dedicato all’enciclica con cui un secolo fa l’ultimo Papa canonizzato s. Pio X condannò il modernismo.





Nella prestigiosa sede della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Urbe, la Società Internazionale Tommaso d’Aquino (SITA) ha organizzato il 24 novembre scorso un convegno dedicato all’enciclica con cui un secolo fa l’ultimo Papa canonizzato s. Pio X condannò il modernismo.

Solo poche settimane prima la casa editrice Cantagalli aveva offerto ai lettori una nuova edizione tascabile ed economica del documento pontificio, nuova edizione che comporta un inquadramento storico del prof. Roberto de Mattei e si avvale di una nuova ed eccellente traduzione in lingua italiana di Gianandrea de Antonellis, introduzione e traduzione che facilitano non poco la comprensione delle ardue e profetiche pagine del grande pontefice.
Al convegno hanno preso parte oltre al prof. de Mattei, anche il filosofo Giovanni Turco, docente all’Università Europea di Roma, il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli e mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro. Moderatore del convegno è stato padre Elvio Fontana, Segretario della SITA e membro dell’Istituto del Verbo Incarnato.

L’aula dell’Angelicum era stracolma e l’attenzione partecipata ed entusiasta: oltre a molti membri del clero, in particolare seminaristi, non hanno mancato l’appuntamento vari prelati, tra i quali i vescovi mons. Andrea Erba, mons. Luigi De Magistris, mons. Juan Rodolfo Laise, mons. Venasio de Paolis. Tra i laici è d’uopo citare almeno il vaticanista Sandro Magister.

Il prof. de Mattei ha aperto il convegno con una relazione dal taglio storico-teologico, mettendo in risalto la splendida figura di Pio X attraverso l’enucleazione dei principali fatti che ne contraddistinsero la vita e l’opera. Contro una vulgata speciosa che ne vorrebbe quasi adombrare l’eccelsa virtù, lo storico ha mostrato la pasta della santità dell’umile grande veneto, fatta di preghiera, devozione, sacrificio, adorazione come modus vivendi, cosa già così rara all’inizio del secolo XX. Proprio all’interno di questa ricerca della perfezione e della donazione totale di sé a Dio, si iscrive la condanna del modernismo: la Pascendi dunque non è un incidente di percorso, oppure una sorta di parentesi doverosa ma spiacevole. Essa si configura come l’apice della visione integralmente cattolica ed evangelica del pontefice, che non poteva ammettere che parte del clero subordinasse il dogma al pensiero umano, la verità della Rivelazione al criticismo storicista, e in ultima analisi la Chiesa alle pretese del mondo della storia.

Il filosofo Giovanni Turco ha mostrato la Pascendi come documento prettamente e genuinamente filosofico e teoretico, e non già pratico o esistenziale. In tal senso il modernismo filosofico condannato dal pontefice è la conseguenza estrema e l’esito ultimo dell’immane processo della Modernità: lo stesso relativismo attuale discende direttamente dal modernismo filosofico che, racchiudendo l’uomo in sé stesso, gli preclude ogni adesione al vero e alla realtà. Tratto tipico del modernismo è il primato del divenire sull’essere, e ciò perfino nella dottrina rivelata: ma se ciò che muta nella fede è più rilevante di ciò che non muta, come possiamo affermare di avere la stessa religione dei Padri?

In conclusione il giovane docente ha fatto notare che con il modernismo filosofico e il suo agnosticismo di fondo, oltre alla fede si rovina anche la ragione, ridotta a debolissimo e fallibile strumento, secondario rispetto al sentimento, all’istinto, all’irrazionalità.

Padre Cavalcoli ha fatto un analisi teologica del testo partendo dal linguaggio adoperato da Pio X: esso, al di là dell’apparenza, non condanna in blocco il moderno come tale, ma la Modernità intesa come posterità spirituale di Cartesio e dell’Illuminismo. L’evo moderno, oltre a una colluvie di errori, comporta anche elementi positivi che Pio X non condanna affatto, come il progresso tecnico e scientifico da lui favorito per esempio in campo biblico, con la creazione della Pontificia Commissione Biblica.

Arditamente padre Cavalcoli dichiara che talune richieste dei modernisti sono state esaudite dalla Chiesa attraverso il rinnovamento conciliare; il Concilio però è stato l’occasione per un nuova ondata di modernismo, che si può chiamare il neo-modernismo.

Tale neo-modernismo si rivela più pericoloso dell’antico così come già dissero Jacques Maritain, Cornelio Fabro, Antonio Galli e Claude Tresmontant: in tal senso i pastori dovrebbero dar prova di maggior coraggio nel denunciare gli errori che vanno diffondendosi nel popolo di Dio.

Mons. Luigi Negri colloca il suo intervento all’interno di quella ermeneutica della continuità insegnata da Benedetto XVI. La condanna del modernismo è la condanna della Modernità nella misura in cui essa ha voluto creare un’antropologia senza Dio, uno Stato senza Dio, una società a-tea. Non è la Chiesa ad essere anzitutto anti-moderna, è la modernità ad essere stata anzitutto anti-teista ed anche anticristiana: per Negri essa è finita in una «catastrofe antropologica» (Guardini).

La scuola modernista inoltre predilige la cultura laica, profana, immanentistica a quella religiosa, metafisica, tradizionale: per i modernisti di ieri e di oggi lo Stato è più affidabile della Chiesa ed è la Chiesa che deve fondarsi su di esso, non il contrario. La nuova evangelizzazione dunque non avrebbe senso se non poggiasse sull’anti-modernismo: in tal senso è stato ribadito che il Sillabo, la Pascendi e la Dominus Jesus hanno costituito un importante freno al processo di auto-dissoluzione della Chiesa.

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