CHIESA CATTOLICA: requiem per le messe di funerale in Belgio

Da febbraio 2011 è entrato in vigore il decreto episcopale del 2 novembre 2010 che, salvo domande formali sottoposte a un esame del singolo caso, elimina le messe di funerale nella diocesi di Liegi.

Nonostante i malcontenti suscitati dalle sue direttive, mons. Jousten va avanti e firma. Su questo argomento, sulla rivista “Eglise de Liège”, ha recentemente pubblicato nuove spiegazioni intitolate Funerali oggi e domani. Ne estrapoliamo questo significativo passaggio:

«(…) Prima o poi la penuria di sacerdoti ci avrebbe costretti a prendere dei provvedimenti. In molte parrocchie la pratica domenicale regolare è debole. Ne sono tutti consapevoli. Tra i defunti e le loro famiglie, di conseguenza, si incontrerà la stessa proporzione di non praticanti o di battezzati che hanno solo un rapporto sporadico con la Chiesa. Siamo tutti lieti di costatare che, nonostante ciò, molti di loro desiderano funerali cristiani. La stessa osservazione vale per il matrimonio: molti fidanzati auspicano sposarsi in Chiesa.

La questione, a lungo discussa prima di arrivare alle direttive attuali, è sapere se la celebrazione dei funerali e del matrimonio debba necessariamente svolgersi nell’ambito della Messa. Già da un certo tempo la risposta sembra evolvere verso un no per i matrimoni. Quanto ai funerali vorrei invitare i cristiani a riflettere seriamente. Per iniziare serenamente questa riflessione bisogna assolutamente dissipare il malinteso che fa ancora credere che i funerali senza Messa siano meno validi o meno belli di quelli con la Messa. Vi è sempre la proclamazione della Parola di Dio e l’omelia; queste liturgie sono curate. Si pensi allo svolgimento dei matrimoni senza Messa. Le direttive prevedono che la forma liturgica dei funerali debba essere discussa tra la famiglia e il sacerdote o il diacono o ancora il gruppo funerario. È in tutta verità e senza il minimo giudizio sulla persona defunta o sulla famiglia che deve essere presa una decisione.

Vi è poi l’assemblea che parteciperà ai funerali (così come nel caso dei matrimoni). Alcuni, talvolta molti, non sono più in un “terreno comune” quando partecipano a una Messa. Può dispiacere, ma è la realtà. Sono convinto che anch’essi apprezzino con il giusto valore una celebrazione della Parola di Dio durante i funerali (…)».

Certamente la penuria del clero nella diocesi di Liegi pone un problema pratico per la celebrazione delle messe di funerale, ma ci si chiede perché la diocesi accolga così pochi sacerdoti provenienti da comunità in cui oggi nascono le vocazioni.

Che la celebrazione di un matrimonio o, a maggior ragione, di funerali religiosi non debba obbligatoriamente svolgersi nell’ambito di una Messa l’abbiamo sempre saputo, ma come pretendere che la celebrazione non abbia meno valore giacché vi è sempre «la proclamazione della Parola di Dio e l’omelia»? Le assoluzioni sono meno di una Messa: il Santo Sacrificio applica i meriti infiniti della passione di Cristo alle anime del purgatorio molto più di una semplice preghiera. Che una semplice «celebrazione della Parola» convenga più alle assemblee di praticanti irregolari ci sembra anche un argomento della “pastorale” elitaria: la testimonianza di un santo sacerdote che accoglie con fede e pietà la presenza reale di Cristo nella Messa che celebra non è forse, al contrario, di valore superiore, sia per il defunto che per i viventi legati al rito dei funerali? A maggior ragione trattandosi di persone i cui contatti con la comunità cristiana sono rari o distesi. (www.belgicatho.be)

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