Chiesa cattolica: preghiere e calamità naturali

(di Veronica Rasponi) Nei tempi antichi ma anche nei secoli a noi più vicini, e finanche nei tempi più recenti, vescovi e parroci, in occasione di calamità naturali od epidemie, erano soliti indire processioni e novene pubbliche con grande concorso di popolo per scongiurare questi castighi od anche più semplicemente  per invocare la pioggia in caso di grandi siccità. Si rivolgevano quindi, vescovi e parroci, alla Divina Provvidenza forti del convincimento cristiano che tutto viene da Dio e quindi a Dio bisogna rivolgersi per invocare l’ aiuto divino e chiedere la cessazione dei flagelli naturali che colpiscono l’umanità.

Di esempi, soltanto in Italia, se ne possono fare a centinaia, limitiamoci a ricordare la processione con le reliquie di sant’Agata per fermare la lava che stava per sommergere Catania, le invocazioni a san Gennaro per arrestare le eruzioni del Vesuvio a Napoli, le preghiere e le processioni indette da san Carlo Borromeo per scongiurare la peste a Milano, la processione indetta da san Gregorio Magno per arrestare la peste che mieteva vittime nella città di Roma. Nel corso di questa processione, san Michele Arcangelo apparve sulla sommità del Castello (che da questo evento prende il nome) mentre riponeva la spada per indicare che il flagello della peste si sarebbe arrestato a seguito delle pubbliche preghiere indette dal Santo Padre.

Per venire a tempi recentissimi vogliamo ricordare che nei primi mesi di questo anno 2012 il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha chiesto di effettuare processioni e pubbliche preghiere per invocare la pioggia sulla Toscana che, a causa della siccità, già cominciava a subire danni gravissimi alle sorgenti sempre più povere di acqua,  ai boschi ed alle coltivazioni in generale, gravemente danneggiate dalla mancanza di pioggia; fatto sta che dopo i primi tre mesi di grave siccità nel corso del mese di aprile le piogge sono state abbondanti e tali da ristabilire l’equilibrio idrico necessario alla campagna.

In occasione invece dei recenti terribili terremoti che hanno colpito e ancora minacciano l’Emilia e la zona del Ferrarese sembra che i Presuli abbiano perso la parola. Non si sono infatti sentite voci in tal senso, ma si ha la desolante  impressione che ci si limiti a conoscere soltanto le previsioni che i sismologi ed i geologi ci comunicano ogni sera per dirci quanto a lungo durerà lo sciame sismico, riducendoci a studiare le forze della natura e le capacità umane di opporsi a questa tragedia.

È vero che ove lo sciame sismico si estinguesse a seguito delle preghiere e delle processioni gli scettici e gli atei direbbero che sono cessate le scosse per cause naturali e si divertirebbero alle spalle dei Vescovi, dei Parroci e di chi, come noi crede ancora nella efficacia della preghiera. Ma a noi basta guardare più in alto e contemplare l’Arcangelo San Michele che rinfodera la spada per indicare la fine della peste a Roma. (Veronica Rasponi)

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