CHIESA CATTOLICA: per il cardinale Ruini la Chiesa è vista con sfavore nei media

Nei mass media, anche in quelli italiani, prevalgono, «orientamenti non favorevoli» verso la Chiesa. «Come Segretario e poi come Presidente della Cei, e anche come Vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, il mio incarico mi ha quasi costretto a fare i conti con la sproporzione che esisteva..

Nei mass media, anche in quelli italiani, prevalgono, «orientamenti non favorevoli» verso la Chiesa. «Come Segretario e poi come Presidente della Cei, e anche come Vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, il mio incarico mi ha quasi costretto a fare i conti con la sproporzione che esisteva, e che anche oggi non è del tutto superata, tra la presenza capillare che, almeno in Italia, la Chiesa ha nel vissuto quotidiano della gente, sul versante religioso, caritativo, familiare ed il suo rilievo assai minore nella “cultura pubblica” e nella comunicazione sociale», ha sostenuto il cardinale Camillo Ruini nella lectio magistralis pronunciata il 9 aprile in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione sociale istituzionale da parte della Pontificia università della Santa Croce, a Roma.

«Molti ritengono invece – ha rilevato il porporato – che anche sul piano mediatico la Chiesa in Italia sia fin troppo presente, specialmente nella persona del Santo Padre e ahimè anche del cardinal Ruini (…), ma questo è vero soltanto sotto un ben determinato profilo, quello dei rapporti della Chiesa con la politica, o con il denaro, o con le problematiche del sesso e dei suoi abusi. Ne risulta un’immagine troppo parziale, prevalentemente negativa e a volte caricaturale della Chiesa stressa, e purtroppo anche del messaggio di salvezza che le è affidato».

«Ero da poco Segretario della Cei e – ha ricordato Ruini, riferendosi ad un episodio del 1987 – tenevo una conferenza stampa dopo ogni sessione del Consiglio Episcopale Permanente, per presentare il comunicato finale dei lavori. Ci furono domande incalzanti e un confronto piuttosto acceso.

Un sacerdote mio amico, che aveva molta esperienza di comunicazione sociale, mons. Giuseppe Cacciami, allora Presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, aveva seguito la conferenza stampa e, qualche giorno dopo, mi disse che gli ero sembrato un teologo medievale il quale, armato della logica scolastica, disputava con i giornalisti, i quali si muovevano invece all’interno delle attuali logiche e modalità di comunicazione».

«Più di vent’anni di conferenze stampa e di interviste – ha concluso – mi hanno poi insegnato qualcosa riguardo all’utilizzo di tali logiche e modalità da parte di un rappresentante della Chiesa. Soprattutto, però, mi sono reso conto ben presto della necessità, per la Chiesa stessa, di migliorare e sviluppare le proprie capacità di essere presente nel mondo dei media, per far conoscere all’opinione pubblica il suo vero volto e soprattutto il messaggio di cui è portatrice».

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