CHIESA CATTOLICA: l’università sia libera dai poteri economici e politici

La perdita della dimensione sociale e della capacità di relazionarsi con gli altri è il pericolo che oggi minaccia i giovani, fruitori frenetici delle tecnologie informatiche. Lo ha affermato Benedetto XVI durante l’udienza concessa agli studenti e ai docenti dell’Università di Parma, accompagnati dal vescovo mons. Enrico Solmi e da altre autorità (1 dicembre 2008).
A questa emergenza può porre rimedio l’università con la propria dimensione comunitaria.

«Le nuove generazioni – ha spiegato il Papa – sono oggi fortemente esposte a un duplice rischio, dovuto prevalentemente alla diffusione delle nuove tecnologie informatiche: da una parte, il pericolo di vedere sempre più ridursi la capacità di concentrazione e di applicazione mentale sul piano personale; dall’altra, quello di isolarsi individualmente in una realtà sempre più virtuale».
«Così la dimensione sociale si disperde in mille frammenti – ha proseguito il Pontefice – mentre quella personale si ripiega su se stessa e tende a chiudersi a costruttive relazioni con l’altro e il diverso da sé». «L’Università, invece, per sua natura vive proprio del virtuoso equilibrio tra il momento individuale e quello comunitario, tra la ricerca e la riflessione di ciascuno e la condivisione e il confronto aperti agli altri, in un orizzonte tendenzialmente universale».

Le università «dovrebbero contribuire a qualificare il livello formativo della società, non solo sul piano della ricerca scientifica strettamente intesa, ma anche, più in generale, nell’offerta ai giovani della possibilità di maturare intellettualmente, moralmente e civilmente, confrontandosi con i grandi interrogativi che interpellano la coscienza dell’uomo contemporaneo».
Quanto al tema «caldo» della riforma universitaria, «il fine dell’opera riformatrice di san Pier Damiani e degli altri suoi contemporanei – ha detto il Santo Padre, citando il «riformatore» della Chiesa – era far sì che la Chiesa diventasse più libera, prima di tutto sul piano spirituale, ma poi anche su quello storico […]. Analogamente – ha proseguito – la validità di una riforma dell’università non può che avere come riscontro la sua libertà: libertà di insegnamento, libertà di ricerca, libertà dell’istituzione accademica nei confronti dei poteri economici e politici».

«Questo non significa isolamento dell’Università dalla società, né autoreferenzialità, né tanto meno perseguimento di interessi privati approfittando di risorse pubbliche. Non è di certo questa la libertà cristiana! […] Veramente libera, secondo il Vangelo e la tradizione della Chiesa, è quella persona, quella istituzione che risponde pienamente alla propria natura e al proprio fine, e la vocazione dell’Università è la formazione scientifica e culturale delle persone per lo sviluppo dell’intera comunità sociale e civile».

«Penso che – ha quindi aggiunto il Pontefice –, fatte le debite proporzioni, rimanga sempre valido questo insegnamento: le modifiche strutturali e tecniche sono effettivamente efficaci se  accompagnate da un serio esame di coscienza da parte dei  responsabili a tutti i livelli, ma più in generale di ciascun docente, di ogni studente, di ogni impiegato tecnico e amministrativo».

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