CHIESA CATTOLICA: l’eredità di Pio XII

Cinquant’anni sono trascorsi dalla morte del Servo di Dio Pio XII, avvenuta a Roma il 9 ottobre 1958, dopo diciannove anni di pontificato. Benedetto XVI ha presieduto, il 9 ottobre, nella Basilica Vaticana, la celebrazione eucaristica in occasione dell’anniversario, rievocando la “grata memoria” di Papa Pacelli per la sua coraggiosa testimonianza nell’epoca dei totalitarismi.

Il Pontefice ha sottolineato come il dibattito storico sulla figura di Papa Pacelli ha tralasciato di porre in luce un aspetto fondamentale del suo pontificato. «Tantissimi furono i discorsi, le allocuzioni e i messaggi che tenne a scienziati, medici, esponenti delle categorie lavorative più diverse, alcuni dei quali conservano ancora oggi una straordinaria attualità e continuano ad essere punto di riferimento sicuro».

Tutto il Magistero di Pio XII (encicliche, discorsi, radiomessaggi) è contenuto nella sua Opera omnia, in venti volumi, più uno dedicato agli indici, che costituiscono una inesorabile miniera dottrinale. Tra le grandi encicliche di Pio XII vanno ricordate la Summi pontificatus, del 20 ottobre 1939 che delinea il suo programma di pontificato, la Mystici Corporis, del 29 giugno 1943, sulla Chiesa come Corpo Mistico di Cristo, la Mediator Dei, del 20 novembre 1947 sulla liturgia, la Humani generis, del 18 agosto 1950, che condanna gli errori della “Nouvelle Theologie”. Di questa enciclica, che ha segnato la storia della teologia, «colpisce – come ha sottolineato mons. Rino Fisichella – la condanna del relativismo teologico e filosofico; alla luce della situazione presente la rilettura di quelle pagine mostra la lungimiranza e la verità sottesa all’analisi compiuta» (L’insegnamento teologico di Pio XII, “L’Osservatore Romano”, 8 ottobre 2008). Non va dimenticata, inoltre, la Munificentissimus Deus del 1 novembre 1950, con la quale Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione.

Un compendio dell’opera dottrinale di Pio XII viene offerto da un libro del prof. Vitaliano Mattioli, L’eredità di Pio XII, pubblicato da Fede e Cultura (Verona 2008). L’autore vi ripercorre le linee portanti dell’insegnamento pacelliano attraverso l’analisi delle principali Encicliche, di alcuni Radiomessaggi natalizi e dei numerosi Discorsi ai medici. Un’opera fondamentale che andrebbe riletta è anche il volume del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, Nobiltà ed elites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà Romana (Marzorati, Milano 1993) in cui l’autore commenta le quattordici allocuzioni che Pio XII venne tenendo periodicamente al Patriziato e alla Nobiltà Romana dal 1940 al 1958.

Questo corpus dottrinale è stato completamente accantonato dopo la morte di Pio XII, un Pontefice di cui si è parlato quasi esclusivamente a proposito del suo atteggiamento nei confronti degli ebrei, accusato di complicità con il nazismo anche da alcuni ambienti cattolici. In realtà, come ha ricordato Benedetto XVI il 18 settembre ricevendo i partecipanti al simposio su Pio XII della Pave the Way Foundation, Papa Pacelli «non risparmiò sforzi ovunque fosse possibile per intervenire direttamente oppure attraverso istruzioni impartite a singoli o ad istituzioni della Chiesa Cattolica in loro favore».

Fin dagli anni Sessanta, l’opera di Rolf Hochhut Il Vicario diffuse una “leggenda nera” su questo tema, alimentata dai libri di John Cornwell (Hitler’s Pope), Daniel Goldhagen (Hitlers Willige Vollstrecker) e da altri scritti, che hanno istigato una vera e propria campagna di odio contro Papa Pacelli. In un’intervista a “L’Osservatore Romano” del 19 settembre, Paolo Mieli ha affermato che la vera ragione dell’odio e dell’avversione contro Pio XII è il suo anticomunismo. «Tuttavia – ha aggiunto – la “leggenda nera” ha i tempi contati»: «Pio XII non sarà un Papa segnato da una damnatio memoriae».

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