CHIESA CATTOLICA: l’esempio di san Massimiliano Maria Kolbe

Anche la situazione più disumana può portare alla santità, come nel caso di Massimiliano Kolbe, morto ad Auschwitz. Lo ha detto il Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, a “Radio Vaticana” dalla Polonia, ove ha presieduto a Lichen, a nome del Pontefice, la cerimonia di beatificazione del fondatore dei Padri Mariani, Giovanni Papczynski, conosciuto come Stanislao di Gesù Maria.





Anche la situazione più disumana può portare alla santità, come nel caso di Massimiliano Kolbe, morto ad Auschwitz. Lo ha detto il Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, a “Radio Vaticana” dalla Polonia, ove ha presieduto a Lichen, a nome del Pontefice, la cerimonia di beatificazione del fondatore dei Padri Mariani, Giovanni Papczynski, conosciuto come Stanislao di Gesù Maria.

Il Cardinale ha svolto una riflessione sul significato della santità nella vita della Chiesa: «Pensiamo – ha detto – anche a tutti i santi, soprattutto i martiri del XX secolo, che hanno illuminato i periodi così oscuri del nazismo e del comunismo militante».

«Ma sono anche – ha aggiunto – i segni della risposta dell’uomo e della donna all’azione di Dio, all’invito di Dio, alla sollecitazione di Dio, ai doni di Dio, ai talenti che Dio comunica, a tanti uomini e donne, giovani, adulti e anziani».

Tutto ciò continua il porporato «dimostra che la santità è un fenomeno presente in ogni epoca, in ogni generazione umana, presso tutti i popoli».

«Sono stato in Perù – ha proseguito il card. Bertone, riferendosi al viaggio con cui ha portato il sostegno morale e materiale di Benedetto XVI alle popolazioni colpite dal recente sisma – e lì si ricordano soprattutto due santi straordinariamente affascinanti: Santa Rosa da Lima e San Martino de Portes. Santi semplici: Santi che non hanno avuto una professionalità nella vita pubblica e tanto meno nella vita accademica, come ad esempio il nostro beato, che è stato anche professore, che è stato divulgatore di temi teologici importanti per la dottrina della Chiesa e autore di libri».

È proprio questo «il segno che i santi sono un fenomeno di ogni epoca, di ogni generazione e che tutti siamo chiamati alla santità. Anche dalla disumana cella, dove è stato rinchiuso padre Massimiliano Kolbe, parte un moto, un impulso di santità, di offerta, di amore che può trasformare il mondo. Quindi, da ogni punto della vita umana, fosse anche la situazione più disumana, può partire un raggio di santità».
Massimiliano Maria Kolbe frate francescano conventuale, si spese per promuovere la venerazione della Beata Vergine Maria. Nel 1917 fondò la Milizia dell’Immacolata, per dare continuità anche sul fronte esistenziale e pastorale, al legame dei Frati Minori Conventuali con Maria Immacolata.

Missionario in Giappone, padre Kolbe fu decisamente critico verso l’ebraismo che occupava posizioni di potere all’interno della società e ne denunciò il legame con la massoneria.
Nel maggio 1941 venne arrestato dai nazisti e deportato ad Auschwitz. Due mesi dopo un prigioniero riuscì a fuggire dal campo e per rappresaglia i tedeschi selezionarono dieci persone per farle morire nel bunker della fame.
Uno dei condannati, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia che lo aspettava. Padre Kolbe uscì allora dalle fila dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. Dopo 2 settimane senza acqua né cibo, quattro dei condannati, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e vennero uccisi con un’iniezione di acido fenico.
Massimiliano Maria Kolbe è stato beatificato il 17 ottobre 1971 da Paolo VI e canonizzato il 10 ottobre 1981 da Giovanni Paolo II, suo conterraneo. Papa Wojtyla nell’omelia lo definì «santo martire, patrono speciale per i nostri difficili tempi, patrono del nostro difficile secolo e martire della carità». (O.C.)


Donazione Corrispondenza romana