Chiesa cattolica: il vero san Francesco restaurato da Cristina Siccardi

San Francesco. Una delle figure più deformate della Storia - Cristina SiccardiSan Francesco. Una delle figure più deformate della Storia - Cristina Siccardi

(Fabio Cancelli) Da appena un mese SugarCo Edizioni di Milano ha pubblicato l’ultimo libro di Cristina Siccardi, San Francesco. Una delle figure più deformate della storia, con la prefazione di P. Serafino Tognetti. L’autrice, nota saggista in campo cattolico, vuole restaurare agli occhi del pubblico il vero San Francesco della storia, al presente deformato dalle ideologie imperanti. Quello di Cristina Siccardi si situa nella scia di un altro lavoro segnalato nel 2013 dalla nostra agenzia, La Questione Francescana. Un contributo storico ed ermeneutico, Casa Mariana Editrice 2013 ( https://www.corrispondenzaromana.it/la-questione-francescana-di-p-paolo-siano/) di padre Paolo Siano che, con dovizia di particolari, indica manipolazioni & manipolatori di san Francesco d’Assisi, dal tempo di Lutero, passando per l’illuminismo e il giansenismo, fino ai giorni nostri con il caso del pastore calvinista Paul Sabatier (1858-1928), agente di collegamento tra ambienti modernisti europei di fine Ottocento e primo Novecento.

Cristina Siccardi, con la sua monografia su San Francesco, riesce a intrecciare ricerca storica, agiografia e spiritualità, lanciando più volte uno sguardo profondo e accorato al panorama ecclesiale contemporaneo. Il giovane Francesco partecipa alla guerra tra Perugia e Assisi. La sofferenza della prigionia comincia a purificare la sua anima. Nella preghiera intensa, nella carità generosa verso poveri, lebbrosi, sacerdoti, e nella penitenza austera, Francesco sperimenta l’incontro con il Signore e a poco a poco si trasfigura. Francesco non è un semplice volontario part-time. È, e vuole essere, cavaliere di Cristo, cavaliere della Croce del suo Signore. Non è paragonabile a un pacifista contemporaneo, “rosso” o “verde”, comunista o ecologista. Francesco è un uomo cattolico e apostolico che combatte i vizi, la carne, la mondanità e il diavolo. Francesco chiama gli uomini e le donne a penitenza, a fuggire il pericolo dell’inferno e a meritare di essere tra gli eletti di Dio in Paradiso. Francesco non è un pauperista anticlericale. La povertà è, per lui, dama e sposa, mezzo per conformarsi al Signore Crocifisso. San Francesco cerca e trova rifugio nella Chiesa gerarchica: il Vescovo Guido di Assisi, Papa Innocenzo III che approva la proto-regola dando vita all’Ordine dei Minori, Onorio III che approva la Regola bollata, il Cardinale Ugolino protettore dell’Ordine e futuro Gregorio IX che canonizzerà il Santo di Assisi.

Cristo Crocifisso, a San Damiano, conferisce a Francesco la missione di restaurare la Chiesa, non di costruirne una nuova secondo i gusti del mondo e i maestri di eresie. Imparino i Francescani a usare i “mattoni” di sempre cioè dottrina, pietà e virtù, secondo la tradizione francescana e della Chiesa.

Francesco vuole per sé e per i suoi frati l’abito a forma di Croce. È edificante vedere frati con l’abito. Purtroppo non di rado se ne vedono in clergymen o in completo borghese. Perché mimetizzarsi o mondanizzarsi così ? Siamo forse in luoghi anticristiani a rischio di persecuzione? Cristina Siccardi non è tenera con quello «spirito di Assisi» secondo cui uomini di tutte le religioni possono pregare insieme lo stesso Dio invocandolo sotto nomi diversi.  È senz’altro una forzatura il tentativo di attribuire un tale spirito a San Francesco, cattolico tutto d’un pezzo e uomo del suo tempo. In realtà il Dio rivelato in Cristo non è compatibile con Allah; i Buddisti non credono in un Dio personale; la “trinità” induista Brahma Visnu e Shiva non ha nulla a che vedere con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Inoltre lo Spirito Santo non si compiace dei riti animisti e magici offerti allo spirito o anima del mondo.

L’autrice non è tenera nemmeno con il Concilio Vaticano II. Non si può negare che in quegli anni, dentro e fuori l’assise conciliare, ci furono padri e periti che palesarono idee vicine alla mentalità modernista e protestante. Nel 1966, poco dopo il Concilio, il Cardinale Ottaviani denunciò errori di dottrina e morale che già serpeggiavano nel mondo cattolico. A distanza di 50 anni quelle eresie hanno messo radici robuste e dilagano ancora.  Cristina Siccardi fornisce dati incontrovertibili, ad esempio alle pagine 113-114. Certamente lo Spirito Santo soffia anche dopo il Concilio. Ad esempio non possiamo dimenticare che furono proprio due Papi conciliari, Paolo VI e Giovanni Paolo II, il primo a lodare pubblicamente il cappuccino Padre Pio da Pietrelcina (ottenendogli libertà da alcune restrizioni imposte sotto il precedente pontificato) e il secondo a favorirne il processo di beatificazione fino a beatificarlo nel 1999 e canonizzarlo nel 2002. Nel periodo pre-conciliare, sotto Pio XI e Giovanni XXIII, Padre Pio non ebbe vita facile.  Pio XII invece fu a a favore di Padre Pio come già Benedetto XV.

L’autrice ha grande predilezione per la riforma cinquecentesca dei Cappuccini, zelatori del Testamento di San Francesco e molto austeri in fatto di povertà, silenzio e ascesi, almeno fino al periodo conciliare. Beninteso, troviamo santi anche tra Frati Minori e Frati Minori Conventuali, come ad esempio il Beato Gabriele Allegra e San Massimiliano Kolbe. L’autrice nota che san Francesco, da un lato, non vuole che lo studio diventi per i frati occasione di superbia e di ambizione, ma dall’altro, si compiace che frate Antonio da Lisbona, dotto e santo, insegni teologia ai frati. Accanto a sant’Antonio di Padova pensiamo anche ad altri frati famosi per studio, ortodossia e santità di vita, ad esempio: Bonaventura da Bagnoregio, Giovanni Duns Scoto, Bernardino da Siena, Lorenzo da Brindisi.

Concludiamo con l’auspicio che i frati di tutte le famiglie francescane, stimolati da queste letture, si impegnino anche oggi a restaurare la Chiesa con l’esempio della vita, la sana dottrina e l’apologetica.

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