CHIESA CATTOLICA: il Vaticano “scomunica” Madrid

«Per primo è toccato alle immagini di Cristo in croce, via via rimosse da numerose scuole della Penisola, non senza gli inevitabili strascichi di polemica – scrive Carla Frogheri su “Epolis Roma” del 19 dicembre 2008 –. Poi anche le statuine del presepe – una tradizione in Spagna forte così come in Italia – hanno dovuto cedere il passo». Giudicata poco coerente con la definizione “aconfessionale” dello Stato, anche la rappresentazione della natività è stata rimossa dall’atrio della procura generale dello Stato a Madrid.

A “intaccare” le profonde radici cristiane della Spagna, infine, il progetto di una nuova legge per favorire il pluralismo religioso e la creazione di un osservatorio con il compito, tra gli altri, di formare funzionari e agenti pubblici (polizia, militari, medici) in modo da renderli più attenti in materia di diritti religiosi. Passi in avanti verso l’uguaglianza, per alcuni. Abbastanza per far insorgere la Chiesa di Roma che, dopo aver criticato senza mezzi termini l’operato del governo socialista di Zapatero, accusa la Spagna di “statolatria”, ovvero l’ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno.

La critica arriva dalle pagine del mensile “Il consulente del Re”, per bocca di S. E. mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi e amico personale di Papa Ratzinger. Oltre i Pirenei «sta avanzando la statolatria, che, apparentemente eliminata, rientra dalla finestra» osserva il prelato. «La Chiesa in Spagna è reattiva, sta reagendo con grande dignità e fermezza a un’intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell’educazione dei giovani». Il riferimento dell’arcivescovo è, fra l’altro, al rafforzamento dell’insegnamento della materia: “Educazione alla cittadinanza e ai diritti umani” nelle scuole spagnole stabilito dal Governo. Difficili da mandare giù per il Vaticano, inoltre, molti dei provvedimenti presi dall’esecutivo madrileno in materia di bioetica e famiglia. «In tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica – ha aggiunto Amato –.

Lo Stato cioè entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d’istruzione, ma di indottrinamento».

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