CHIESA CATTOLICA: il sostegno alla restaurazione “ratzingeriana”

In un lungo dossier pubblicato dalla rivista francese Homme nouveau (nn. 1437-1438), l’abbé Claude Barthe, teologo e apprezzato opinionista cattolico, si chiede, in modo volutamente provocatorio, se «Y a-t-il une opposition romaine au Pape?».

L’abbé Barthe, di cui sarebbe lungo e forse inutile ripercorrere interamente l’inchiesta, si muove con la perizia del vaticanista esperto e del teologo di vaglia tra nomi di cardinali più o meno noti (come Kasper, Levada, Laghi, Silvestrini, ecc.), commissioni pontificie, atti papali e tendenze ecclesiali emergenti, facendo notare tra le righe ed anche esplicitamente che tale volontà ratzingeriana di “restaurazione” non trova sempre sostegno nei gangli vitali della Chiesa e della sacra Gerarchia.

Senza rimettere in discussione il Concilio nella materialità dei suoi testi, ma dando loro un’interpretazione diversa (e a volte opposta) rispetto a quella che è parsa vincente nella teologia post-conciliare, nell’azione ecumenica e nello stile pastorale, il Papa si affida troppo spesso, secondo l’abbé Barthe, ad un personale ecclesiastico rimasto ad un’altra epoca ecclesiale, e dunque lontano dai problemi immani dovuti alla crisi di fede e di obbedienza che lo stesso Benedetto XVI vorrebbe frenare e moderare. «A Rome même, une véritable opposition au Pape, un haut personnel ecclésiastique “de rupture”, d’autant plus redoutable qu’il se sent menacé, est toujours solidement installé». Secondo Barthe cette «opposition», «recouvre des sensibilités très diverses, voire opposées»: la stessa cosa dovrebbero fare i cattolici che lui chiama «identitaires» e che rappresenterebbero le «forces vives» della Chiesa, e cioè collaborare per meglio opporsi agli oppositori della restaurazione.

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