Chiesa cattolica: il problema non è la Fraternità San Pio X

Riportiamo un commento dello scrittore francese Jean Madiran, apparso su “Présent” del 21 dicembre 2011. «Con una umiltà che va lontano, o piuttosto che va in fondo alle cose, mons. Fellay, l’8 dicembre, per la festa dell’Immacolata Concezione, ha giustamente affermato: “Vi è un problema nella Chiesa, ma non è la Fraternità; noi siamo un problema solamente perché diciamo che vi è un problema”. Tale problema esisterebbe, sarebbe lo stesso se la FSSPX non esistesse. Se la Fraternità non esistesse chi ha parlato del problema conciliare prima della FSSPX e chi ne ha parlato al di fuori della FSSPX rischierebbe di essere capito poco o per nulla.
Il problema nella Chiesa, il problema del Concilio, consiste in una situazione troppo diversa dalla “nuova Pentecoste” e dalla “nuova primavera della Chiesa” annunciate da quarantacinque anni come i frutti certi del Vaticano II.

Si è visto e si vede, invece, un crollo verticale delle vocazioni sacerdotali che comporta un galoppante restringimento del clero; si assiste a uno spaventoso calo dei matrimoni, dei battesimi, dei catechismi e della celebrazione delle domeniche.

È questo il problema esposto da mons. Gherardini nelle sue ultime due opere e nella sua commovente Supplica al Santo Padre di due anni fa. L’essenziale è stato ripreso il 24 settembre scorso da una cinquantina di personalità cattoliche italiane nella Supplica al papa Benedetto XVI per un esame approfondito del concilio ecumenico Vaticano II. Tutto questo vasto enunciato del problema conciliare nella Chiesa esisterebbe anche se la Fraternità San Pio X non esistesse. Naturalmente vi è anche un problema della Fraternità, ma è un problema privato: non si tratta infatti di “ricondurla” nella Chiesa, essa vi è già, e visibilmente, poiché la scomunica è stata tolta.

Il problema privato della FSSPX è, come sottolinea Benedetto XVI, di regolarizzare la situazione canonica dei suoi quattro vescovi e dell’istituzione stessa. Essi hanno lo stesso Credo del Papa e riconoscono la struttura gerarchica della Chiesa: non si direbbe altrettanto di una gran parte (ciò che resta) del clero attuale. Un solo esempio, sufficientemente catastrofico: Benedetto XVI sa perfettamente, l’ha detto pubblicamente il 4 ottobre 2008, che la corrente principale dell’esegesi nega che il Signore abbia istituito la Santa Eucaristia e dichiara che il corpo di Gesù sarebbe rimasto nel sepolcro. Per molti sacerdoti cattolici, vittime di questa esegesi, la Presenza reale non è più una certezza di fede ma una incertezza discussa.

Di fatto la sorte della Messa tradizionale è regolata solo in teoria. Naturalmente è l’essenziale: il suo primato d’onore e la sua perfetta libertà. Una grande parte dell’episcopato però trascina i piedi o addirittura resiste: è un dramma incredibile, un dramma terribile, questo rifiuto episcopale che esercita una pressione minacciosa sul Papa stesso. Contemporaneamente la Chiesa è priva, da cinquanta anni, di catechismi brevi per bambini.

Quanto alla Sacra Scrittura, i traduttori-commentatori della Bibbia in lingua francese ritengono che tutte le parole di Gesù nei Vangeli siano state inventate molto tempo dopo la sua morte: il marchio episcopale della Bibbia Bayard, per quel che si sa, non è stato ancora ritirato. Non tutti i fedeli comprendono la teologia (necessaria) di un Gherardini, ma possono benissimo comprendere che queste cose sono gravemente anormali».

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