CHIESA CATTOLICA: il concordato ed il carattere sacro di Roma

L’ultimo numero della rivista “Ius Ecclesiae” ha pubblicato il testo della Lectio magistralis di mons. Georg Gänswein, attualmente Segretario particolare di Benedetto XVI, pronunciata il 15 febbraio 2011 nel ricevere la Laurea honoris causa in Comunicazione dall’Università per Stranieri di Perugia (cfr. I rapporti tra Stato e Chiesa in Italia.

La libertas ecclesiae nel Concordato del 1929 e nell’Accordo del 1984, in “Ius Ecclesiae. Rivista Internazionale di Diritto canonico”, anno XXIII, n. 1, Roma, gennaio-aprile 2011, pp. 134-146). Forse perché uscito all’inizio dell’estate tale testo non ha ricevuto la meritata considerazione, sebbene contenga una qualificata ed efficace sintesi dell’argomento, nonché valutazioni purtroppo non molto consuete, soprattutto in merito a quello che, alla luce del Concordato lateranense del 1929, Mons. Gänswein definisce «Il “carattere sacro” di Roma» (è questo il titolo del paragrafo 4, pp. 144-145, della sua relazione).

Nel secondo comma dell’art. 1 del Concordato, infatti, come ricorda opportunamente il sacerdote tedesco, era contenuta una norma secondo cui il Governo italiano, in considerazione del «carattere sacro della Città Eterna», sede vescovile del Pontefice, centro del mondo cattolico e meta di pellegrinaggi, era impegnato ad impedire tutto ciò che in Roma potesse essere in contrasto con detto carattere. Tale disposizione, tuttavia, a motivo del «mutato spirito pubblico, nella comunità ecclesiale, come nella comunità civile con la contestazione sessantottina a tutti gli ordini costituiti ed a tutti gli istituti tradizionali, produce una serie di polemiche» (p. 136). È per questo che nel quarto comma dell’art. 2 del testo introdotto (ed attualmente in vigore) dei successivi Accordi di Villa Madama del 1984 (che sono modificativi del Concordato del 1929), si afferma riduttivamente che «la Repubblica italiana riconosce il particolare significato che Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità». Sebbene si tratti, commenta mons. Gänswein, «di una formulazione ancor più generica della precedente», essendo però «prevista in un atto con valore e forza giuridica, qual è il Concordato, non può considerarsi del tutto priva di effetti sul piano di diritto» (p. 145).

Certamente la disposizione in esame non ha forza di legittimare, come accadeva in passato, limitazioni ampie di diritti e di libertà giuridicamente garantite. Tuttavia essa potrebbe «ancora legittimare interventi del legislatore e della pubblica amministrazione destinati specificamente a Roma in quanto sede vescovile del Papa e centro della cattolicità, e diretti a garantire una migliore esplicitazione delle funzioni e delle relazioni che a detto carattere sono connesse» (ibidem.). Quest’ultimo può apparire anche come un invito, quindi, motivato anche sul piano giuridico, all’attuale ed ai futuri Governi nonché Sindaci di Roma, ad impegnarsi al fine di evitare quello scempio di dignità della Città Eterna e dei romani che, dal 2000 in poi, si è avuto (e purtroppo si continua ad avere, come ha dimostrato il recente “Europride”), a causa delle varie “marce” e manifestazioni omosessualiste.

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