CHIESA CATTOLICA: i vescovi svizzeri favorevoli alla costruzione di minareti

La Conferenza dei Vescovi Cattolici della Svizzera si è opposta al referendum che si svolgerà il 29 novembre nella confederazione elvetica per proibire la costruzione di minareti nelle moschee. Secondo il comunicato, emesso il 9 settembre scorso, l’episcopato, riunito in assemblea plenaria a Délémont, si oppone alla consultazione popolare per coerenza con i principi della libertà religiosa, che comprende «i diritti corporativi delle religioni».

La controversia è sorta a seguito della polemica divampata attorno ai progetti di costruzione di un minareto in tre località della Svizzera tedesca (Wangen bei Olten in Canton Soletta, Langenthal in Canton Berna, Wil in Canton San Gallo). Lanciata la scorsa primavera, la proposta ha raccolto 103.500 firme in meno di 13 mesi, ben oltre le 100.000 necessarie per chiedere un referendum.

Lungi dal rimanere circoscritta ai diretti interessati, la vertenza ha rapidamente oltrepassato i confini comunali. Secondo l’episcopato elvetico «i minareti, come i campanili delle chiese, sono un segno della presenza pubblica di una religione», sottolineano i vescovi. La Svizzera, dove l’Islam, la seconda religione dopo il Cristianesimo, ha il maggior numero di seguaci, conta 310.000 musulmani in una popolazione di 7,5 milioni di abitanti.

Fino ad oggi sono stati edificati quattro minareti e si prevede di costruirne altri. Secondo i vescovi «la proibizione generalizzata di costruire minareti indebolirebbe gli sforzi che mirano a stabilire un atteggiamento di accoglienza reciproca nel dialogo e nel mutuo rispetto. La paura, anche a questo proposito, è cattiva consigliera».

Nell’assemblea la Conferenza dei Vescovi Cattolici della Svizzera ha eletto come nuovo Presidente mons. Norbert Brunner, vescovo di Sion, il cui mandato comincerà il prossimo gennaio e durerà due anni. Succede a mons. Kurt Koch, vescovo di Basilea.

La forma dei minareti nel mondo musulmano varia in base alle zone. In Maghreb le moschee di solito ne hanno solo uno, di pianta quadrata; l’esempio più bello è l’antico minareto della Grande Moschea di Kairouan in Tunisia.

L’integrazione tra le religioni passa anche attraverso l’architettura. Lo dimostra una singolare mostra in corso in Svizzera. Intitolata “Cupola, tempio, minareto: il nuovo volto della Svizzera”, l’esposizione presenta 19 edifici costruiti nella Confederazione a partire dal 1945. Come spiega Andreas Tunger-Zanelli, coordinatore del Centro per la ricerca sulle religioni dell’Università di Lucerna: «l’accettazione o il rifiuto di un edificio nasce da una combinazione di diversi fattori, oltre all’aspetto architettonico, anche il periodo storico e l’immagine della religione nella popolazione giocano un ruolo importante». È quindi del tutto evidente, per fare un esempio, che un edificio religioso buddhista sarà accettato in un contesto urbano molto più agevolmente che un edificio islamico, come del resto dimostrano le recenti (e non sopite) polemiche sull’erigenda moschea di Genova. Polemiche non nuove, quindi, quelle relative alla visibilità degli edifici religiosi.

Ma si potrebbe tranquillamente semplificare la questione definendola “polemica sull’altezza dei minareti”, perché qui sta il nocciolo del problema, ed infatti su ciò gli svizzeri saranno chiamati a referendum il prossimo novembre.

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